Michele Masneri

ARISTON, ITALIA

Sanremo e tematiche gay: la Dc ha fatto scuola

Il Festival di Conti rischia di essere il più queer della storia. Tra codici cifrati, uteri in multiproprietà e fiocchi arcobaleno. L'Italia nuova rinascerà a Sanremo?

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10 Febbraio 2016

da Sanremo

 

(© Ansa)

Al giorno due di Sanremo è evidente il segnale politico: il Festival democristiano di Carlo Conti rischia di essere il più queer della storia.
Con fatale tempismo, mentre il governo Renzi porterà a casa presumibilmente la grande vittoria sulle Unioni civili, il Festival II dell’era contiana (Democrazia cristiana toscana in purezza) fa campagna in Riviera, soprattutto sul tema più sensibile, quello ideologico e ginecologico dell’utero in affitto.
Senza clamori, ma con tattiche da storia della Dc da libri di Pietro Scoppola. Se il grande democristiano toscano, Amintore Fanfani, perse al referendum sul divorzio del 1974, schierandosi apertamente e iniziando così il suo declino politico, Renzi e Conti hanno imparato la lezione andreottiana proseguendo la tattica del doppio binario (matrimonio religioso indissolubile e matrimonio civile divorziabile), quello invocato dal Divo che voleva evitare a tutti i costi insieme ad altri Dc smart il referendum.
Così oggi il doppio binario va avanti anche sulle Unioni civili, a Roma il Cirinnà, senza grandi dichiarazioni ma serrando le fila; in Riviera il Festival non smandrappatamente omosessualista ma con messaggistica subliminale.
PESI E CONTRAPPESI DA MANUALE CENCELLI. Sfumature, ammiccamenti, pesi e contrappesi da manuale Cencelli: ugole in affitto ma con moderazione. Prima l’Albero degli zoccoli rumeno di Madalina Ghenea, timorata&leopardata («eravamo poveri, ci stringevamo tutti intorno al televisore per guardare Sanremo»), poi lo show prolungato della Pausini con l’insistenza «siamo tutti uguali, dobbiamo proteggerci e non dividerci»; e scatenamenti come si dice dei social: «Affittaci l’utero!», twittano le masse.
Poi fiocchetti arcobaleno di Noemi, e Arisa, Bluvertigo, Ruggeri. E un uso preventivo di Garko in versione «sono come tu mi vuoi» (voglio piacere a tutti, omo e etero, vecchi e bambini, tipo «sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono», Paolo VI, il papa sensibile del Concilio).
I PROCLAMI CIFRATI DI ELTON JOHN. La nuova Italia riconciliata rinascerà a Roma o Sanremo? Comunque la Riviera conta, è un segnale preciso tipo caucus dell’Iowa. E del resto già in sala stampa all’Ariston annunci mirati cercavano su Grindr “tecnici Rai”, mentre arrivando all’aeroporto di Nizza un tassista Marcel raccontava della storica fuga prenuziale di Charlene di Monaco, altezza serenissima  con uteri sovrani in affitto e multiproprietà, poi ripescata dalla polizia monegasca per il matrimonio col sovrano forse Lgbt.
E durante la serata d'esordio del Festival poi naturalmente Elton John lanciava proclami sibillini e cifrati («non avrei mai immaginato di avere dei figli»), forse ottenendo effetti opposti, devastato non solo tricologicamente forse anche dal matrimonio gay (con formidabile imitazione nel dopofestival di Max Giusti, «la tomba dell’amore»).
Ma, nella seconda serata, altri uteri in multiproprietà con Nicole Kidman, addirittura con filiazioni scientologhe.
Il referendum è già vinto, la società è pronta. Almeno a Sanremo. 

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