Fabiana Giacomotti

FASHION FESTIVAL

Sanremo, i voti allo stile di presentatori e cantanti

Elio sembra Willy Wonka. Bosso è da applausi. Conti l'espressione della medietà. Ghenea senza personalità. Ma la peggiore è Patty Pravo: Revenant parte 2. Foto.

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11 Febbraio 2016

Festival di Sanremo serata 2.
Non ha alcuna importanza il cachet di Nicole Kidman. Se l’è guadagnato fino in fondo, offrendo all’Italia che pensa di vendere eleganza come ci si veste, come ci si comporta, come si finge entusiasmo di fronte a domande di strepitosa banalità e come si spolvera di grazia il tutto.
Ha giocato al fragile fiore che non è, irradiando di malizia un siparietto altrimenti penoso. Il suo fourreau nero è stato il primo vestito interessante apparso al Festival da due giorni a questa parte, la sua schiena e le sue braccia un monito a tutte le ragazze sopra e sotto il palco: più pilates, meno gin and tonic.

I presentatori: Conti annulla anche un ottimo smoking, Garko è Anni 40

Madalina Ghenea. Perché accanirsi tanto e con tanto disprezzo su una ragazza così splendida, evidentemente più usa al mondo e ai suoi idiomi dei tre quarti delle italiane che la guardano ritenendosi superiori? Da quando le hanno fatto interpretare una cameriera nello spot inaugurale del Festival, non sono riusciti a cambiarle pettinatura, e si ha sempre l’impressione che fra le pieghe di quei brutti vestitoni di tulle e lustrini da bambola della zia di provincia e sotto quelle spettinature nasconda il mocio. Sarebbe stata la figura ideale a cui regalare una bella personalità. A saperlo fare.
Voto: 5

 

Carlo Conti. La massima espressione professionale della medietà, riesce ad assorbire, annullandolo, anche uno smoking di ottimo taglio (che è di Ferragamo: nel suo caso diventa un particolare ininfluente). Come nel “Cantante jazz” di Al Jolson, il focus della sua figura è concentrato sul volto abbronzatissimo, a sua volta fin troppo prevedibile.
Voto: 6

 

Virginia Raffaele. Aspettiamo solo lei per riprenderci. I suoi costumi, e ripeto costumi, sono quasi sempre più eleganti e azzeccati degli abiti delle concorrenti.
Voto: 8

 

Gabriel Garko. Giacca meravigliosa, come non ne vedevamo dagli Anni 40 e volutamente. L’effetto generale è un po’ Clark Kent ma non importa: tutte le donne vogliono sapere che nel cuore di un uomo alberga Superman. Fino alle sette di sera, quel gessato rosso sarebbe stato davvero perfetto. Cambiategli parrucchiere, che ne involgarisce i lineamenti già molto provati dal dermatologo o chi per lui.
Voto: 7

I cantanti e gli ospiti: Dolcenera esagera, Elio sembra Willy Wonka

Ermal Meta. Carina l’idea dell’alamaro dorato per chiudere le asole dello smoking, agghiacciante il rapporto fra le gambette strette nei jeggings e i piedoni calzati nelle brogues di cuoio (grigio? Ho visto bene?). Anche gli uomini, nel loro piccolo, fanno disastri.
Voto: 5

 

Dolcenera. È vero, sono di moda le righe bianche e nere, ma scomporle e ricomporle in gonna, corpetto e revers epoca Margaret Thatcher significa chiedere molto, troppo, a chi guarda. La differenza fra un abito bello e uno brutto risiede in un dettaglio in più o in meno. Quello brutto ha un dettaglio in più.
Voto: 5

 

Ezio Bosso. Dettaglio personale. Tutto quello che so di stile mi è stato insegnato secoli fa da un uomo che vive confinato su una sedia a rotelle e che da lì ha diretto i più importanti giornali di moda d’Europa. Nel maestro Bosso, in quei polsini slacciati che ne sottolineano il gesto, nel velluto morbidissimo della giacca, nel sorriso, ritrovo quello stesso amore per la vita che l’essenza e la ragione dell’eleganza.
Voto: 9

 

Annalisa. Bellissimo il brano presentato, abito di scollatura e taglio non banali. Sarebbe stato perfetto per l’altezza e lo slancio di Madalina. L’idea di lasciare i capelli sciolti su spalle così imponenti è stata esiziale.
Voto: 6

 

Patty Pravo. Revenant parte 2. Passo incerto, lineamenti stravolti, parrucca a boccoli, abitone scivolato secondario per gusto e taglio. Che fine ha fatto Baby Jane.
Voto: 3

 

Elio e le storie tese. Qualcuno ha lavorato davvero sul loro stile (nel caso specifico, Veronica Etro, e non è secondario) rendendoli soavi e crudeli come Willy Wonka. Perfetta la contraddizione iconico-semantica con il loro brano. La fabbrica del cioccolato è un posto pericoloso. Da applausi.
Voto: 9

 

Twitter @fgiacomotti

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