Fabiana Giacomotti

LA MODA CHE CAMBIA

Se la discriminazione è omosex

Senza il «buco molliccio» e il «pezzo di pongo riscaldato» non ci sarebbe vita.

di

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07 Febbraio 2016

Dopo che hai discusso a lungo il ddl Cirinnà. Dopo che hai raccontato a chiunque ti sia stato a sentire della coppia di amici omosessuali con figli ormai adolescenti arrivati in Italia dagli Stati Uniti per occuparsi della comunicazione di un grande signore della moda alla fine dei Novanta, anni in cui questi temi non si discutevano e che ti sembra siano proprio una bella famiglia, e anzi quanto sono brillanti quei due ragazzi.
I FIGLI NON SONO DI PROPRIETÀ DI NESSUNO. E ancora dopo che hai chiacchierato a favore di telecamera per una buona mezz’ora con Umberto Veronesi per promuovere il suo libro di recensioni cinematografiche per l’associazione Medicinema e un po' ti sei stupita di vedergli abbracciare i fondamenti della società matriarcale, nella quale i figli sono un dono per l’intera comunità, allevati da madri, zie, zii, nonni, e ti riprometti di andare a tirar giù dallo scaffale alto della biblioteca il grandioso saggio di Bachofen, per convincerti che i figli non sono proprietà di nessuno ma che per crescere bene hanno bisogno dell’amore di tutti e di un luogo affettuoso dove tornare la sera.
E dopo che hai visto, e parlato, e letto tutto questo, e senti che la società può abbracciare ogni sentire oltre al tuo, capiti sui due video virali del momento e ti senti profondamente offesa. Offesa come donna e come madre.
UN SUCCESSO DA 500 MILA VISUALIZZAZIONI. Molti di voi li avranno guardati, perché solo in Italia hanno totalizzato quasi mezzo milione di visualizzazioni, dunque non mi dilungherò sulla sinossi: sono stati girati negli Stati Uniti e fanno parte del cosiddetto filone del “first time ever”, la prima volta che…ho mangiato panna montata, ho cucinato il barbecue, ho tagliato l’erba del giardino oppure, e appunto, sono omosessuale e tocco le parti intime del sesso che non frequento.

Il video non promuove l'uguaglianza, ma la nega

Due papà con il loro figlio. In Italia manca una legge che estenda la possibilità di adottare il figlio del partner anche alle coppie omosessuali.

Due papà con il loro figlio. In Italia manca una legge che estenda la possibilità di adottare il figlio del partner anche alle coppie omosessuali.

La cosiddetta parte avversa, per così dire ma anche in senso proprio, considerato che l’avversione per quelle parti anatomiche sconosciute nei video è evidente, anzi ostentata fra lazzi e risatine.«omygod, è più soffice di quanto pensassi», dice una ragazza decisamente fuori forma toccando il pisello di un tipo niente male (il casting è stato fatto secondo i più vecchi stereotipi di genere: le lesbiche, che nelle didascalie dichiarano di far parte di un gruppo musicale, sono racchie e i maschi omosex si comportano come delle checche fatte e finite).
«Ahh, ma ci si cade dentro?», strilla appunto un ragazzetto platinato di fronte alle gambe squadernate di una bruna, contorcendosi per l’imbarazzo. «Ma se ci metto dentro un dito che cosa mi succede?». Scempiaggini, di primo acchito. E invece no, perché l’imbarazzo e il clima da ricreazione scolastica nascondono qualcosa di molto più profondo, che una delle ragazze lesbiche si lascia sfuggire: «Il corpo umano è meraviglioso, ma sono contenta di non doverci avere a che fare».
IL BUCO MOLLICCIO E IL PONGO RISCALDATO. È a quel punto che si rimane interdetti e che si capisce come, nonostante l’obiettivo dichiarato di «promuovere l’uguaglianza», quei video in realtà neghino l’alterità, la diversità, promuovendo surrettiziamente l’idea che vita, riproduzione, gestazione siano separati dall’interazione fra il maschile e il femminile.
È a quel punto che si sente crescere dentro una gran rabbia. È per la voglia di prendere quei due gruppetti, e ricordare loro che senza la disponibilità del «buco molliccio» e del «pezzo di pongo riscaldato», anche surrettiziamente, persino pagando il buco di una povera disgraziata in un paese del terzo mondo, non si produrrebbe quella vita che le stesse comunità Lgbt sembrano così desiderose di procurarsi e di educare, ed Elton John non potrebbe prepararsi alla tirata a favore delle paternità omosex che sicuramente farà al festival di Sanremo. 
LA MANCATA DENUNCIA DEL GRUPPO LGBT. Per loro, abituati a interagire solo e confortevolmente col proprio sesso, «buco» e «pongo» non hanno niente a che fare con la vita. Non  spendono una parola sulla nascita, sul mistero e la bellezza della riproduzione, sull’alterità necessaria al mondo, a ogni specie, per riprodursi.
Non c’è nulla di «divertente», come ha commentato il sito gay.it, in quell’esplorazione imbarazzata e a tratti schifata dell’altro, ed è incredibile che un gruppo sociale così attento alle discriminazioni, al linguaggio corretto come quello Lgbt non abbia speso una parola contro, bensì abbia sostenuto, un video che non promuove, bensì  rifiuta la diversità con un linguaggio brutale. Quella diversità e quella disponibilità all’accettazione delle differenze con cui essi stessi dimostrano, nei fatti, fra mille risatine sceme, di «non voler avere a che fare».
 

Twitter @fgiacomotti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 08/feb/2016 | 14 :43

La questione vera è che si estendono delle tutele sociali onerose mentre la condizione economica-finanziaria ci obbliga a ridurre....tagliare i costi dello Stato.... La cosa è tanto più negativa perché il bisogno sociale che verrà coperto sarà minimale ma si indurrà ad estendere. Intanto tutti sono distratti dai problemi sociali veri: da 2 mesi non si parla più di lavoro ubriacati dalla comunicazione del bischero che dice di aver risolto con Jobs act e stepchild adoption (rigidamente in inglese) che solo 500.000 italiani sanno leggere correttamente e 200.000 sanno esattamente cosè. Operazione di distrazione di massa.

new zealand 08/feb/2016 | 10 :27

Il vero problema è la procreazione assistita eterologa
Per quanto capisco, il problema non sta nel dare la possibilità ad una coppia gay di adottare: infatti come impedire ad un partner di adottare il figlio/a che il compagno/a ha avuto da una relazione precedente, e che magari cresce in casa con loro? O perché impedirgli di adottare un povero bimbo abbandonato, che giace in un orfanatrofio di chissadove, o di ricevere in affido temporaneo un minore che è rimasto temporaneamente senza famiglia? Sono opere di bene, che certamente una copia gay potrebbe svolgere con la stessa probabilità di successo di una etero.
Il problema è il generare figli propri. Non essendo i gay autosufficienti devono rivolgersi alle cliniche della procreazione artificiale, veri sponsor dell’operazione, per ottenere l’indispensabile mancante: ovuli, uteri, spermatozoi, embrioni, etc. I gay in questo sono la testa di ponte, per estendere poi queste pratiche il più possibile a tutti, oggi cosa vietata o con forti limiti: il business prevedibile è enorme, verificate pure i costi su qualche sito (si parte da qualche migliaio di € a bimbo).
Caso delicato sono poi le madri in affitto, che saranno presumibilmente delle extracomunitarie in malarnese, magari colorate. Poiché è cosa molto svantaggiosa che la proprietaria dell’utero sia anche madre biologica, sarebbe figura troppo ingombrante, è evidente che l’ovulo debba venire da terza persona: questo permette che la madre biologica possa essere scelta a tavolino, tipo biondo, occhi blu, etc.. Lo stesso vale per il padre biologico. E poi si può scegliere anche il sesso del bimbo, etcc. Le implicazioni/applicazioni/possibilità di guadagno sono notevoli, è un mercato indubbiamente interessante.

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