Armando Sanguini

DIPLOMATICAMENTE

Siria, negoziati in salita: siamo in balìa di Putin

Mosca farà valere la posizione acquisita sul campo. Lavrov l'ha già fatto capire.

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10 Febbraio 2016

Staffan de Mistura, l’Inviato speciale delle Nazioni unite per la Siria.

(© Ansa) Staffan de Mistura, l’Inviato speciale delle Nazioni unite per la Siria.

«Non ci può essere soluzione militare alla crisi in Siria, ma solo una soluzione politica».
Suona quasi sarcastico questo mantra che sembra ignorare, per pavidità, per obliquità o per opportunismo, la storica massima di Carl Von Clausewits per la quale la guerra non è che la prosecuzione della politica con altri mezzi, ovvero, se si preferisce, un atto di violenza per costringere gli avversari a realizzare la nostra volontà.
Certo, alla fine, ci deve essere una «soluzione politica», ma non dimentichiamo che una soluzione non è necessariamente neutrale, e di conseguenza soddisfacente, per tutte le parti in causa.
UN INFELICE ESORDIO NEGOZIALE. La storia è stracolma di soluzioni politiche subite o imposte da una delle parti proprio grazie al prevalere della sua forza militare, così come è nella norma che due parti in conflitto cerchino di arrivare al tavolo della trattativa da una posizione di maggior forza relativa acquisita sul terreno.
La tragica vicenda siriana non ha fatto eccezione a questa regola: né col negoziato del 2012 (Ginevra 1), né con quello del 2014 (Ginevra 2). E quello che doveva essere Ginevra 3, apertosi con ritardo, è stato subito rinviato al 25 febbraio.
Si può anzi dire che la dinamica che ha preceduto e acccompagnato quest’infelice esordio negoziale rappresenta quasi un caso di scuola.
LE MIRE DELLA RUSSIA. Alla fine di settembre del 2015 la Russia decide di far compiere un salto di quantità/qualità al suo sostegno militare al regime di Bashar al Assad, in crescente difficoltà di fronte all’offensiva delle forze di opposizione: dalle cosiddette “moderate” alle milizie più radicali, da quelle riconducibili ad al Qaeda (al Nusra è la più rilevante) allo Stato islamico.
Mosca sventola la bandiera della guerra al “terrorismo” - dunque lo Stato islamico - ma sin dalle prime operazioni si comprende che le sue mire sono ben più ambiziose, anche se in qualche modo coperte da un’operazione negoziale che prende forma alla fine di ottobre e si perfeziona, nobilitandosi, con il voto unanime del consiglio di sicurezza 2254 del 18 dicembre scorso.

Washington presa in contropiede sul piano militare

Il presidente americano Barack Obama.

Il presidente americano Barack Obama.

Operazione che vede gli Usa presi in contropiede sul piano militare, in apparente debito d’ossigeno strategico e comunque ormai convinti che Bashar costituisca il male minore rispetto alla minaccia globale dell’Isis.
E, mentre tutto ciò viene a maturazione, si constata come Mosca attacchi con vistosa determinazione postazioni dell’Isis, organizzando nello stesso tempo le forze alleate del regime siriano (milizie iraniane e Hezbollah) per mettere in sicurezza l’area costiera (alawita) dove ha installato le sue basi logistiche; per aiutare il regime a riconquistare terreno con particolare riferimento alle città di Homs, Hama e Latakia e preparando l’intervento sulla nevralgica città di Aleppo, tutt'ora in corso e con le devastanti conseguenze umane e materiali che stiamo constatando.
GLI IMPEGNI DISATTESI. E pazienza se nel frattempo era in calendario l’apertura di Ginevra 3.
E pazienza se tutto ciò andava in contraddizione con gli impegni in campo umanitario e quelli preparatori del cessate il fuoco sottoscritti dalla risoluzione dell’Onu, votata anche dalla Russia, e se oltre ai bombardamenti su Aleppo venivano attaccate le vie dei rifornimenti per i ribelli (in particolare la strada di Azaz). proprio mentre i loro rappresentanti avevano appena messo piede, comprensibilmente riluttanti, a Ginevra, con la speranza di strappare condizioni negoziali accettabili.
L'IMBARAZZO DI DE MISTURA. Staffan de Mistura non poteva non sospendere la trattativa di fronte a tanta palese contraddizione. Ed è stato in proposito quasi imbarazzante ascoltare il portavoce del dipartimento di Stato che, di fronte a giornalisti che volevano sapere del colloquio Lerry-Lavrov, e in particolare come l’amministrazione americana intendesse rispondere alla massiccia offensiva russa in vistosa violazione della risoluzione 2254, continuava a ripetere che Mosca doveva rispettare gli impegni sottoscritti «perché doveva farlo», escludendo quasi con fastidio qualsivoglia opzione che potesse anche solo adombrare la possibilità di azioni di forza.
Al punto che, quando è stata evocata l’annunciata disponibilità di Arabia saudita e degli Emirati a schierare sul terreno proprie truppe, si è affrettato a sottolineare come tale ipotesi doveva intendersi finalizzata esclusivamente alla lotta allo Stato islamico e non messa in correlazione con la guerra civile.

Le parole di Lavrov non inducono all'ottimismo

Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

(© GettyImages) Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

De Mistura ha per contro insistito sul fatto che si dovesse attendere l’incontro dell’11 febbraio – nel corso del quale Mosca dovrebbe formulare proprie proposte in proposito - per valutare le prospettive concretamente percorribili ai fini della ripresa del negoziato fissata per il 25 febbraio.
MOSCA FORZERÀ LA MANO. Le ultime dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Lavrov, sia in merito agli attacchi ai gruppi terroristici (nella sua ottica vi rientrano diverse formazioni anti-Assad) sia in relazione alle possibilità di imporre un cessate il fuoco (occorre mettere in sicurezza il confine con la Turchia), non inducono all’ottimismo.
E fanno anzi ritenere che alla riunione del cosiddetto “formato Vienna” (17 Paesi tra i quali l’Italia) del prossimo 11 febbraio Mosca calibrerà le sue proposte sulla scorta dei vantaggi territoriali acquisiti nel frattempo e cercherà di forzare la mano sia sulla composizione della delegazione delle opposizioni sia sui vincoli alla Turchia.
GLI USA NON VOGLIONO LO SCONTRO. Gli Usa dal canto loro non sembrano intenzionati a correggere più di tanto la loro scala di priorità tra Assad e lo Stato islamico in presenza di un’opposizione obiettivamente molto eterogenea e solo in parte affidabile.
Non intendono poi compiere atti che possano indebolire Rohani, sostenitore con Mosca di Assad, nell’ormai imminente tornata elettorale iraniana. Tanto meno rischiare un confronto diretto con Mosca.
Ma è lecito attendersi da Washington un atteggiamento più assertivo.
LA MERKEL ACCUSA IL CREMLINO. La strada l’ha tracciata la cancelliera Merkel, che non solo si è dichiarata sconvolta da questo nuovo capitolo della tragedia siriana ma ne ha anche addebitato ufficialmente la responsabilità a Mosca, come del resto si attendevano i Paesi arabi e la Turchia.
Lo ha fatto per ragioni interne, si dirà. Forse, ma conta che lo abbia fatto, mentre per ora il segretario di stato Kerry si è limitato ad affermare che l’azione russo-siriano-iraniano-libanese (Hezbollah) sta rendendo molto più difficile tornare al tavolo negoziale.

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adl 10/feb/2016 | 12 :25

GUERRE VERE E GUERRE POLITICAMENTE CORROTTE
Putin sta facendo una guerra vera 1300 raid al giorno contro i 50 della coalizione occidentale, divenuti 50 solo dopo la discesa in campo di Putin. Le guerre hanno devastanti effetti collaterali sui civili. Taluni osservatori, parlo non di Sanguini ma dei governanti, usano la vista come faceva CAPITAN UNCINO, al quale l'occhio mancava per davvero, e guardano solo i danni fatti dai bombardamenti di Putin senza accorgersi dei genocidi dell'Isis. Sbraitano per l'Iran e dimenticano le impiccagioni dell'Arabia Saudita, per non dover giustificare le miliardate di armi vendute alla stessa e finite in mano allo STATO ISLAMICO.
IL TOTALE E' CHE LA MERKEL PER RINGRAZIARE IL CALIFFO DI AVER FINANZIATO ED AGEVOLATO LA JAHAD DELL'ISIS, REALIZZATO LA PERSECUZIONE DEI CURDI CHE SUL CAMPO LO COMBATTONO, ECC. ECC. ECC. SGANCIA 3 MLD E NON ACCENNA A TOGLIERE LE SANZIONI ALLA RUSSIA CHE LO combatte DAVVERO.
QUESTA E' LA UE e sinceramente di una UE IPOCRITA E CORROTTA PER NON DIRE DI PEGGIO, io non so cosa farmene !!!!!

new zealand 10/feb/2016 | 11 :52

ecco perchè gli americani ora vogliono andare il Libia
dopo essersi fatti soffiare la Siria gli americani ora vogliono andare sul sicuro e mettere i boots on the ground. Ma molto probabilmente Putin in Siria spenderà molti soldi, farà molti danni, e alla fine non otterrà nulla, salvo infervorare gli islamici di mezzo mondo.

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