Peppino Caldarola

MAMBO

Verdini, l'inquietante stampella di Renzi

Non piace quell'ombra di massoneria. Né l'impronta familistico-regionale dello Stato.

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27 Gennaio 2016

Denis Verdini e Matteo Renzi.

(© GettyImages) Denis Verdini e Matteo Renzi.

Votando la fiducia al governo Renzi, Denis Verdini (e con lui il gruppetto di parlamentari legate al sindaco di Verona Flavio Tosi) entra in maggioranza.
È già lì da un po’ di tempo, avendo più volte soccorso il premier.
Tuttavia questa volta il voto è più impegnativo e cambia il quadro politico.
Verdini non piace alla sinistra dem per diverse ragioni.
Quella fondamentale è che è stato a lungo l’uomo-macchina di Silvio Berlusconi.
SIMPATICO E ''PIACIONE''. È un personaggio molto attivo sul fronte politico, è anche un simpatico e un “piacione”, sembrava rigorosamente avversario della sinistra, ma da qualche tempo queste posizioni di principio sono carta straccia.
Molti, o alcuni, sospettano che sia legato alla massoneria, organizzazione mai stata al tempo stesso così esposta e anche così segreta.
Ogni cosa strana e inspiegabile in questo nostro Paese viene addebitata alla massoneria, al punto che si può persino dubitare che esista ovvero che ce ne siano talmente tante che la massoneria ufficiale dovrebbe fare come Grillo e Casaleggio, cioè cominciare a espellere chi porta fraudolentemente il nome.
TRANSFUGHI, VECCHIA STORIA. Esponenti di centrodestra che creano gruppi parlamentari per soccorrere governi di sinistra (così come esponenti della sinistra che a suo tempo sono passati con Berlusconi) ce ne sono stati tanti.
Cossiga e Mastella erano pronti a impedire la caduta del governo Prodi, se solo l’ex premier l’avesse chiesto.
Poi dettero una robusta mano a Massimo D’Alema.
L’elenco potrebbe continuare.
Mai come nella Seconda Repubblica i passaggi di campo sono stati così frequenti, a tal punto che sembra quasi di assistere alla grande traversata degli gnu e delle zebre nel parco del Serengeti in Tanzania.
Come quegli splendidi animali molti si salvano, ma tanti cadono vittime di bestie feroci e affamate.
ITALIA IN MANO A QUATTRO FAMIGLIE. Che cosa inquieta di Verdini?
Una cosa l’abbiamo già detta, ed è la presunta affiliazione massonica, l’altra è la connotazione regionale.
Non vorrei sembrare, ma se sembra non mi importa, settario etnicamente, ma il fatto che il Paese sia nelle mani di un gruppo politico ristretto formato da quattro famiglie - Renzi, Boschi, Carrai, Lotti - che hanno piazzato i propri figli alla testa dello Stato e che si avvalgono di un altro toscano per reggere la baracca è un po’ inquietante.
La cordata familistico-regionale degli avellinesi è così surclassata.
Arezzo e Firenze come Avellino e Afragola. Era meglio il contrario.
GRUPPO DI POTERE POCO CHIARO. Il tema di oggi è, quindi, certamente quello che il premier vanta una maggioranza diversa da quella che lo ha insediato, che questa maggioranza è sostanzialmente supportata dalla destra (accadde anche a Monti e Letta), ma che a differenza di altre esperienze sembra che sia nato un gruppo di potere tenuto assieme in modo poco chiaro, formatosi in modo poco chiaro, intricato in modo poco chiaro.
Non a caso questa maggioranza si compone sul caso Etruria e a pochi giorni dall’inquietante caso Carrai alla cyber security, forse la vicenda più pericolosa in cui si è infilato Renzi e in cui ha infilato l’Italia. 


Twitter @giuseppecaldaro

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