Giochi senza frontiere, otto curiosità sul programma

Il programma potrebbe tornare. In versione mondiale. Ecco cosa c'è da sapere sullo show che ha unito l'Europa.

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01 Febbraio 2016

È bastato un annuncio di Ettore Andenna per far impazzire i fan. Giochi senza frontiere potrebbe tornare, e molto presto. Si chiamerebbe The biggest game show in the world e non sarebbe più aperto solo a squadre europee, ma esteso a tutto il mondo con squadre provenienti da Francia, Kazakistan, Russia, Azerbaijan, Cina, Sudafrica, Tailandia, Marocco, Ungheria, Repubblica del Congo, Usa.
GIÀ IN ONDA NEL 2013. Per la verità lo spettacolo è già andato in onda nel 2013, ma con molte meno squadre e senza la partecipazione dell'Italia. La nuova edizione, secondo quanto detto da Andenna, sarà girata tra il 9 e il 21 maggio 2016. Ed è caccia aperta a una squadra italiana.
Ma che cosa è Giochi senza frontiere? Quando è nato e perché? Ecco qualche curiosità su un programma che ha fatto la storia della tivù europea.

 

 

UDITE,UDITE,UDITE!!! SE C'è QUALCHE LOCALITà ITALIANA CHE E' INTERESSATA A PARTECIPARE ALLA NUOVA 'GIOCHI SENZA...

Pubblicato da Ettore Andenna su Giovedì 21 gennaio 2016

 

1. Da un'idea di Charles de Gaulle

Noi lo conosciamo come Giochi senza frontiere, ma il suo nome ufficiale è Jeux sans frontières. La scelta del francese non è solo simbolica, ma ha a che vedere con le origini del programma. Il suo ideatore, infatti, non è qualche autore televisivo transalpino, ma nientemeno che l'ex presidente Charles De Gaulle.
PER UNIRE FRANCESI E TEDESCHI. L'idea era quella di far giocare insieme giovani francesi e tedeschi, per rinsaldare un rapporto logorato dalle troppe guerre tra le due nazioni. Da lì a estendere lo stesso principio a un'Europa che in quegli anni muoveva i suoi primi passi nell'iter che l'avrebbero portata a diventare un'unione di Stati.

2. In tutto 30 edizioni

A proporre il format europeo furono altri tre francesi: Pedro Brime, Claude Savarit e Jean-Louis Marest. La prima edizione andò in onda nel 1965, e l'evento si ripetè ogni estate fino al 1982.
SEI ANNI DI STOP. Dopo un'interruzione di sei anni, Giochi senza frontiere tornò nel 1988, per proseguire fino al 1999. Tutte le stagioni furono prodotte dall'Unione europea di radiodiffusione (Uer).

 

  • La sigla di Giochi senza frontiere 1994.

3. Italia sempre presente

L'Italia può vantare un record imbattuto di partecipazioni: 30, tante quante furono le edizioni estive del programma. Dalla prima (con Belgio, Francia e Germania Ovest) fino all'ultima. Inizialmente riservati agli Stati appartenenti al Mercato europeo comune, Regno Unito (ammesso già da prima di aderire al Mec) e Svizzera, i Giochi furono aperti ad altre nazioni europee, raggiungendo un totale di 20 Paesi coinvolti. 
SOLO UNA PUNTATA PER IL LICHTENSTEIN. Le più fedeli, Italia a parte, sono state Francia e Svizzera, con 25 e 24 partecipazioni. Il Lichtenstein vanta una sola puntata, mentre la Tunisia è l'unico Stato extra europeo che abbia preso parte al programma (una edizione nel 1992).
Il rapporto speciale dell'Italia con i Giochi senza frontiere è testimoniato anche da un altro dato: dal 1996, anno in cui si scelse di affidare l'organizzazione a un'unica sede ospitante, sostituendo il principio che fino ad allora aveva visto la trasmissione cambiare location ogni puntata, tre edizioni su quattro sono state ospitate nel nostro Paese: Torino (1996), Trento (1998) e Isola di Capo Rizzuto (1999).

4. Quattro trionfi tricolori

L'Italia ha vinto quattro volte ed è campione in carica, avendo messo in bacheca le edizioni del 1970, 1978, 1991 e 1999. Solo due nazioni hanno fatto meglio: la Germania Ovest (con sei successi) e il Portogallo (con cinque).
ALLA PARI COL REGNO UNITO. Il Regno Unito, come l'Italia, ha centrato la vittoria quattro volte.

 

  • Uno spezzone della finale di Giochi senza frontiere del 1992.

5. Dennis l'arbitro più amato

Ruolo fondamentale nell'iconografia dei Giochi senza frontiere è quello degli arbitri. I primi (dal 1966 al 1992) furono gli svizzeri Gennaro Olivieri e Guido Pancaldi, ma il più famoso e amato di tutti è senza dubbio il belga Dennis Pettieaux.
UN EX CAMPIONE E FUNAMBOLO. Prima di infilarsi il fischietto in bocca per 122 episodi tra il 1990 e il 1999, Dennis è stato un concorrente, partecipando e vincendo due puntate (una nel 1981, in cui vinse il fil rouge camminando su una fune, e l'altra nel 1988) e qualficandosi per la finale (poi conclusa all'ultimo posto) nella prima occasione. Le sue doti da acrobata ne fanno uno dei concorrenti più forti di sempre.

 

  • L'arbitro di Giochi senza frontiere Dennis Pettieaux.

6. Jolly e fil rouge

Ma come funzionavano i Giochi? Si trattava, in sostanza, di una serie di prove di abilità in cui le squadre si affrontavano tra di loro, conquistando dei punti che poi sarebbero andati a comporre la classifica generale. Ogni nazionale poteva giocare un jolly nella prova in cui si sentiva più forte, raddoppiando così il punteggio.
UNA SQUADRA FERMA A TURNO. Tutte le squadre, a turno, erano costrette a saltare una prova per giocare il fil rouge, una gara individuale affrontata da un unico concorrente per nazione.
In tre edizioni (1988, 1989 e 1994) le squadre che stavano ferme durante la prova potevano scommettere su uno dei team in corsa, conquistando i suoi stessi punti (eventuale jolly escluso).

 

  • Il fil rouge in una puntata di Giochi senza frontiere del 1973.

7. Citati in un brano di Peter Gabriel

L'influenza della trasmissione sulla cultura di massa europea è stata tale da dedicarsi una citazione in un brano di Peter Gabriel. Games without frontiers, inserito nel terzo album da solista dell'ex cantante de Genesis, utilizza i Giochi come metafora del nazionalismo sciovinista.

 

  • Games without frontiers, brano di Peter Gabriel del 1980.

8. Una solida base di nostalgici

Pur andando in soffitta alla fine del XX secolo, Giochi senza frontiere continua ad avere una solida base di fan che a più riprese ne hanno invocato il ritorno. In Rete è possibile trovare siti e petizioni online, e in un'intervista del 2005, Ettore Andenna rivelò che nella sola estate del 2000, la Rai ricevette la bellezza di 7 mila lettere di protesta per la conclusione della trasmissione.
DUE VOLTE VICINO AL RITORNO. Il programma fu sul punto di tornare nel 2001, con sei nazioni pronte a partecipare (Italia inclusa), ma non se ne fece nulla. Andò in bianco anche il tentativo fatto dall'Uer nel 2007. Le repliche delle edizioni passate hanno registrato ascolti record in Slovenia, mentre in Portogallo, sul satellite, gli episodi registrati vengono ancora trasmessi. In Italia, ai Giochi, sono stati dedicati diversi speciali: uno de La storia siamo noi, andato in onda la prima volta nel 27 dicembre 2007, un altro di Tutti pazzi per la tele, il 29 settembre 2009.
Chissà che il 2016 non sia l'anno buono per rivederli in tivù. Con una nuova edizione.

 

Twitter @GabrieleLippi1

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