Paolo Madron
Chi siamo 7 Ottobre Ott 2010 1533 07 ottobre 2010

La sfida è online

Gli obiettivi di lettera43, il nuovo quotidiano.

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A chi ci chiede che tipo di giornale sarà questo Lettera43, se di destra, di sinistra, di larghe intese, tecnico con tendenza terzo oppure quartopolista, maggioritario o proporzionale, la prima risposta che ci viene è che non sarà un giornale di carta, e nemmeno la sua versione digitale.
Laconica fin che si vuole, questa è la vera novità, prima di ogni etichettatura che l'impazzimento della politica italiana rende oggi ancora più ardua. Ed è da questa novità che discende tutto.

Una scommessa, non un azzardo

Consideriamo l'essere solo un giornale online una scommessa, ma non un azzardo: la drammatica involuzione dell'editoria tradizionale fa di internet l'unica possibile via di riscatto. E lo sviluppo tecnologico degli apparecchi intelligenti, rendendo la disaffezione dalla carta un fenomeno irreversibile, fa apparire meno ardui i contorni della sfida.
Il fatto di non essere una propaggine di una testata cartacea all'inizio ci penalizza in termini di brand, ma ci libera da quel timore di cannibalizzazione che sta attanagliando i vecchi editori, per cui una bella e sempre più completa versione on line dei loro giornali si ripercuote nella progressiva riduzione dei ricavi da edicola.

Quotidiano, ma anche magazine

Lettera43 non sarà un blog, nemmeno in certe sue versioni allargate, ma un vero e proprio quotidiano completamente gratuito. Anzi, un quotidiano settimanale, che coniugherà in simultanea la notizia e il suo approfondimento.
Intenzionato a sfruttare appieno le peculiarità del mezzo, lo farà in modo multimediale, sconvolgendo la tradizionale gerarchia che assegna il primato dell'informazione alla parola scritta, convinti come siamo (e qui qualcuno potrà dispiacersene) che il guardare stia sopravanzando il leggere, il consumo veloce la più meditata attenzione.

Articolo lungo o corto? Liberi di scegliere

Essere veloci e multimediali non significa naturalmente essere superficiali, ma solo tenere conto di un radicale cambiamento nell'attitudine del lettore al quale, proprio per questo, Lettera43 offre una doppia modalità di fruizione, dandogli la libertà di scegliere per tutti gli articoli tra una versione breve e una estesa. Che sia lui, in base al suo tempo e ai suoi interessi, a decidere quale privilegiare.
Ma ci sono altre due peculiarità che contraddistinguono la scommessa di Lettera43, e stanno nella composizione redazionale e societaria.

Un'occasione per giovani giornalisti

Certo, al timone c'è un nucleo di esperti professionisti, ma i nostri redattori hanno un'età media che non supera i 30 anni, e hanno sin qui visto la passione e la dedizione per questo mestiere frustrata dalle rendite di posizione dei colleghi più anziani, nonché da editori i cui bilanci non consentono di investire su di loro.
Così, finora, sono stati tenuti ai margini delle redazioni, pagati in modo vergognoso, utilizzati a cottimo per la confezione di pezzi compiacenti, e costretti a mendicare di testata in testata per racimolare i soldi dell'affitto della casa dove vivono.
Hanno insomma, per usare un termine di moda, la barriera di ingresso sbarrata, e sono vittime dell' autoreferenzialità di una categoria cieca e sorda verso nuovi mondi e valori di cui essi sono portatori, quando invece dovrebbe salutare il ricambio generazionale come un segno di vitalità e forza della professione. Lettera43 vuole offrire a questi giovani un'occasione.
Ma anche togliere loro un alibi: mostrate quello che valete, che ciò che fate è per voi il mestiere più bello del mondo, o vediamo ora che ne avete l'opportunità se il vostro è soltanto piagnisteo e vittimismo.

Chi fa il giornale ne ha il controllo

La seconda rilevante peculiarità sta nell'azionariato. Quando, oramai quasi un anno e mezzo fa, i quattro soci fondatori di Lettera43 hanno cominciato a concretizzare il loro progetto, imprescindibile era che fossero loro (due giornalisti e due manager del settore) ad avere il controllo della società che andavano costruendo.
L'aver incontrato Banca Sator, che ha condiviso in pieno quel desiderio di autonomia da poteri e gruppi di pressione politico-finanziari, è stata una felice coincidenza.
Uno dei mali dell'editoria infatti, e sono molte ed ecumeniche le voci che nel corso di questi anni lo hanno denunciato, sta proprio nella soffocante presenza nel capitale di soggetti i cui interessi precipui sono altri rispetto a quelli del giornale, il quale invece nella loro ottica li deve servire.
In questo senso internet, grazie anche al fatto che la leggerezza del mezzo si ripercuote sui costi, apre immensi spazi alla democrazia dell'informazione.

Al servizio della notizia e del lettore

Un'ultima annotazione: andiamo in rete con l'umiltà e la trepidazione di chi si accinge ad esplorare nuovi territori. Ci conforta, ma non ci garantisce in nessun modo, il non essere partiti all'avventura, ma l'avere a lungo analizzato la scena e ponderato la scelta. Con noi portiamo, per ora, solo la nostra professionalità e l'orgoglio di avercela fatta a realizzare l'idea.
Contiamo sulla benevolenza di chi ci seguirà e, inizialmente, sulla comprensione per quelli che saranno i nostri limiti.
Ma ci piace tanto rispondere, quando tutti ci chiedono se saremo di destra, di sinistra, o di centro, che siamo un giornale on line, al servizio della notizia e del lettore.
D'ora in avanti lavoreremo per dimostrarlo, sperando, noi che crediamo nella libera concorrenza, che altri (magari non proprio subito) seguano il nostro esempio.

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