Il caso 5 Gennaio Gen 2011 0819 05 gennaio 2011

I niños rubati

Madrid indaga su 12 mila scomparsi durante il franchismo.

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da Madrid
Emanuele Giusto

I bambini rapiti alle loro famiglie durante la dittatura franchista furono 12 mila.

La Spagna fa i conti con l’ombra inquietante del suo passato. Ai desaparecidos de Franco, 100 mila uomini e donne oppositori della dittatura guidata dal caudillo, il generale Francisco Franco, sotterrati nell’oblio delle fosse comuni e abbandonati fino ai nostri giorni dalla memoria spagnola, si è aggiunta una nuova cruda storia di sparizioni, quella de los niños robados del franquismo.
IL CASO SI RIAPRE. La Comunidad de Madrid nelle ultime settimane del 2010 ha dato il via l’indagine sui “bambini rubati”, portando in primo piano le responsabilità del regime franchista, un tema delicato e irrisolto della politica spagnola.
Il giudice più famoso della Spagna Baltasar Garzón, aveva già riaperto nel 2008 una questione chiusa dai tempi della transizione, dichiarandosi competente a giudicare i crimini commessi dal franchismo.
Da quel momento Garzón è stato investito da feroci accuse politiche da parte della destra del Partito Popolare sfociate nella sospensione dai suoi incarichi in territorio spagnolo.

La colpa di essere rojos, rossi

Francisco Franco, il dittatore spagnolo morto nel 1975.

Le truppe di Franco conquistarono la Spagna spezzata dalla guerra civile (1936-39) e le prigioni si riempirono di repubblicani, anarchici, oppositori al regime e migliaia di donne attiviste o semplicemente legate affettivamente o famigliarmente agli oppositori.
Con loro anche migliaia di bambini che passarono i loro primi anni di vita in prigione, colpevoli di essere rojos, rossi. La matrice razzista dell’ideologia franchista supponeva l’inferiorità umana degli oppositori di sinistra. Una distorsione che si poteva correggere togliendo alle madri i bambini sottraendoli alla contaminazione, alla degenerazione.
L'EPURAZIONE. Il ministero della Giustizia aveva la responsabilità di liberare dalla «miseria materiale e morale» i bambini. La Falange, il partito franchista, e la Chiesa assunsero un ruolo fondamentale in questa epurazione rubando i bambini delle madri “rojas” e affidandoli alle coppie allineate con il regime.
Le testimonianze sono tremende. «Le suore salivano sui treni piene di ceste con bambini destinati alla vendita», hanno raccontato dall’associazione di cittadini Derecho a Saber (Diritto di sapere), «i piccoli erano destinati a famiglie raccomandate, un commercio che fruttava 200 mila peseta per ogni bambino. Molti medici firmavano dei certificati di morte falsi negli ospedali».
BEATRIZ E GLI ALTRI. Come nel caso di Beatriz Soriano Ruiz, nata il 3 gennaio 1964 e data per morta senza che i genitori avessero potuto vedere il corpo. Il motivo ufficiale: otite. Una malattia che non può secondo i medici portare alla morte di un bimbo.
In quello stesso ospedale altri sei certificati di morte per otite riportano la data del 3 gennaio ’64. I figli dei prigionieri politici rubati dai franchisti furono più di 12 mila (guarda la photogallery).

Una memoria storica non condivisa

Medici allineati al regime firmavano falsi certificati in cui si dichiarava la morte dei piccoli per poterli così sottrarre ai genitori.

La transizione è una questione ancora aperta in Spagna. Il rancore tra destra e sinistra per il passato è presente in tutto il territorio, dai paesini dell’Andalusia al cuore di Madrid.
Dopo la morte di Franco, la politica puntò su una democrazia senza memoria. Si preferì dimenticare promulgando nel 1977 la ley de Amnistía, legge di amnistia, che metteva un punto alla storia del franchismo, perdonando i delitti del regime. Ma questa transizione silenziosa ha lasciato nelle coscienze spagnole, soprattutto di sinistra, un’ombra indelebile.
LA SVOLTA DI ZAPATERO. Il 28 ottobre 2007 il premier Zapatero spinse per l’approvazione in Parlamento della Ley de Memoria Histórica, legge di memoria storica, che ha aperto una nuova lettura del periodo della dittatura.
I simboli del franchismo sono stati rimossi dalle città e i diritti delle vittime sono stati riconosciuti e ampliati. La destra spagnola ha reagito con aspre critiche alla legge e alla volontà della sinistra di riaprire ferite ormai rimarginate. Secondo il leader di destra del Partido Popular, Mariano Rajoy, «la legge di Memoria Histórica genera solo problemi e divisioni inutili».

Garzòn e la scelta di rompere il tabù nazionale

Il giudice Baltasar Garzón è un personaggio dalla personalità forte e dall’enorme impatto mediatico. Viene definito un «giudice stella». Nei 30 anni di carriera come magistrato, le sue decisioni hanno scosso la Spagna e il mondo.
GIUDICE CORAGGIOSO. Tra le più clamorose, l’ordine di detenzione del dittatore Augusto Pinochet, la spallata al governo socialista spagnolo di Felipe Gonzales scoperto a tramare con un gruppo di estrema destra per l’eliminazione fisica della cupola dell'Eta, il mandato d’arresto per Bin Laden e il tentativo di rimettere sul banco degli imputati il primo ministro italiano Silvio Berlusconi. Con le ultime indagini, nel 2009, ha fatto tremare il Partito Popolare scoprendo la trama di corruzione “Gurtel” nata tra i vertici del partito nella comunità valenciana.
IL VERO AZZARDO. La sua impresa più azzardata sembra, però, essere stata quella del 16 ottobre del 2008, quando Garzón si dichiarò competente a indagare sui delitti del franchismo e sullo sterminio di 114.266 desaparecidos, consumati dal dittatore e altri 34 capi della ribellione contro il governo della Repubblica spagnola. Il giudice apriva così una via giuridica per l’esumazione e l'identificazione delle vittime sepolte nelle decine di migliaia di fosse comuni.
Riaprire la ferita del franchismo in Spagna si è dimostrato un azzardo che una parte degli spagnoli non è ancora pronta ad affrontare. Gli errori del franchismo sono, infatti, ancora un tabù.
LA POLEMICA E LE CRITICHE. Le decisioni del magistrato hanno scatenato reazioni pesanti e immediate. L’indagine per identificare i corpi nelle fosse comuni, che per gli osservatori internazionali è stata celebrata come un evento storico, per la destra spagnola è stata, invece, un «errore gravissimo». Il procuratore capo della Audiencia Nacional, Javier Zaragoza, dichiarò che si trattava addirittura di una «aberrazione giuridica».

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