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Guerre
13 Aprile Apr 2011 1300 13 aprile 2011

Misurata come Sarajevo

La tragedia dei civili nelle città assediate.

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Ci vorrebbe una canzone di Bono Vox, una Miss Misurata per destare le coscienze di tutto il mondo sul massacro che si sta consumando nella città libica. Come il leader degli U2 fece nel 1993 per Sarajevo, con l'aiuto del tenore Luciano Pavarotti.
L'ASSEDIO DI SARAJEVO. L'assedio della capitale della Bosnia-Erzegovina, durato tre anni, nove mesi e 24 giorni (dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996), è stato il più lungo della storia contemporanea. Sarajevo, città a maggioranza musulmana, soprannominata la piccola Istanbul per i tanti minareti che la caratterizzano e per l'affascinante centro storico, era un simbolo di convivenza interetnica per la ex Jugoslavia. Un esempio da annientare per le forze nazionaliste serbe.
IL CASO DI MISURATA. Misurata da un mese è accerchiata dalla forze di Muammar Gheddafi. La terza città della Libia per grandezza è un'enclave degli insorti in territorio “nemico”. Si trova proprio a metà strada tra la capitale Tripoli e Sirte, città natale del Colonnello. Un affronto per Gheddafi, un simbolo da espugnare a tutti i costi. E chissenefrega dei civili.

L'assedio alla porta della Tripolitania

Così Gheddafi ha impegnato parte del suo esercito esclusivamente su Misurata: con gli aerei, fin quando aveva un'aviazione, ha cominciato a bombardare, mentre a terra accerchiava la città con i carri armati.
Non solo. Ha tagliato acqua, luce e gas e ha chiuso le strade. Ancor prima dell'intervento della Nato, la città si è trasformata in teatro di atroci combattimenti, con corpi abbandonati per strada, ospedali gremiti di feriti, carenza di cibo, acqua e medicine.
«Dovete visitare Misurata per vedere il massacro», disse a Medici senza frontiere Omar Boubaker un abitante di Misurata ferito il 4 aprile scorso. «Le milizie usano i carri armati contro i civili, Gheddafi vuole ucciderci tutti».
IL TEATRO DI VENDETTA. Misurata, come Sarajevo per Slobodan Milosevic, senza volerlo è diventata il luogo della vendetta del raìs. Oltre ai tank che controllano gli accessi alla città, il Colonnello ha schierato le forze di sicurezza nel centro cittadino per terrorizzare i civili, ha sguinzagliato squadre di cecchini, e ha ordinato di lanciare i micidiali missili Grab.
«Quando gli uomini di Gheddafi sentono i raid della Nato», raccontò un altro testimone dell'assedio, «si nascondono nelle case e nelle moschee. Ma appena gli aerei si allontanano, le distruggono senza pietà». Il Colonnello non intende mollare. Perché il messaggio deve essere chiaro: da Misurata non si passa. Non si entra e non si esce. Giornalisti compresi.

Gli appelli dell'Unicef e del governo di Bengasi

Un cittadino di Sarajevo cerca di sfuggire ai cecchini durante l'assedio della città, durato dal 1992 al 1996.

Nell'altra città martoriata, Sarajevo, un bilancio delle vittime fu possibile compilarlo solo ad assedio finito. Si stima che tra il 1992 e il 1995 siano state uccise più di 12 mila persone, di cui l'85% civili.
In ognuno di quei giorni, la piccola Istanbul subiva in media 329 bombardamenti. Il record fu toccato il 22 luglio 1993 quando furono sganciati quasi 4 mila ordigni. Tra incendi e bombe, neanche un edificio è uscito indenne dall'assedio: 35 mila strutture sono state praticamente rase al suolo.
CORRIDOIO UMANITARIO. Quantificare l'inferno di Misurata, invece, ancora non è ancora del tutto possibile. Almeno fin quando la città rimmarrà blindata e non si riuscirà ad aprire un varco umanitario così come invocato dall'Unicef e dal governo provvisorio di Bengasi.
L'Organizzazione internazionale, l'11 aprile, aveva lanciato l'allarme: 20 bambini sono morti per ferite da schegge di mortai e proiettili e mancano le medicine per curarli. Per questo il responsabile regionale per il Medio Oriente, Shahida Azfar, ha invitato la comunità internazionale «a fare sforzi straordinari per proteggere la popolazione civile, e a mettere fine all'assedio».
All'appello dell'Unicef si è unito il governo di Bengasi che ha tirato in ballo direttamente la Nato affinché «fermi il massacro di civili». Secondo alcune stime della Farnesina, solo nelle ultime due settimane, i civili uccisi sarebbero almeno 250.
LA PROPOSTA DI JUPPÉ. Una prima risposta è arrivata dal ministro degli Esteri francese Alain Juppé che ha sottolineato l'insufficienza degli sforzi della Nato fatti finora per proteggere i civili.
Per questo ha lanciato una proposta: proteggere Misurata con una risoluzione ad hoc, e assicurare l'invio degli aiuti umanitari. Probabilmente attraverso l'unica via di fuga della città: il mare.
Esattamente come quando a Sarajevo i bosniaci, per dribblare la cintura dei carri armati, scavarono sotto la pista dell'aeroporto cittadino il tunnel della salvezza, un condotto attraverso il quale i caschi Blu dell'Onu riuscirono a far arrivare in città cibo, acqua, medicine e sì, anche le armi.

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