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Giustizia 8 Maggio Mag 2011 1617 08 maggio 2011

Napolitano difende i giudici

Il Colle: «No alla rottura della legalità». Fini contro il Cav.

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I giudici? «Un cancro della democrazia» (Silvio Berlusconi e i suoi soliti sospetti: leggi) che per ben «26 volte» avrebbero tentato di farlo fuori, politicamente, si presume. Ma «se anche uno di questi tentativi fosse andato a buon fine io non sarei più nella vita politica».
Secondo un canovaccio ormai consueto e consolidato anche nel corso della kermesse del 7 maggio al Palasharp di Milano cui è intervenuto per tirare la volata al candidato sindaco di area pidiellina Letizia Moratti (le elezioni a Milano, test cruciale per il Cavaliere) il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non si è astenuto dal lanciare violenti strali nei confronti del suo nemico numero uno: la magistratura «comunista».
Ma ai suoi attacchi in cui ha parlato di una «democrazia malata» dove la sovranità anziché al popolo spetta «ai pubblici ministeri di sinistra» e casomai alla «Corte costituzionale che ha una maggioranza di sinistra» ha replicato con durezza l'8 maggio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

«Dai magistrati un contributo di fermezza e coraggio»

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Lo ha fatto in modo indiretto nel suo contributo al volume «Nel loro segno», curato dal Consiglio superiore della magistratura (Csm) a memoria dei 26 magistrati vittime del terrorismo e delle stragi di mafia e presentato in occasione della Giornata della memoria a loro dedicata del 9 maggio.
«Già negli anni scorsi», ha scritto Napolitano, «ho voluto mettere l'accento sul sacrificio degli uomini di legge, per sottolineare come da magistrati, avvocati, docenti di diritto venne un contributo peculiare di fermezza, di coraggio e insieme di quotidiana serenità e umanità nello svolgimento di una funzione essenziale per poter resistere all'ondata terroristica e averne ragione».
BALUARDO CONTRO IL TERRORISMO. «Negli anni degli attentati terroristici», ha ricordato il Capo dello Stato, «l'Italia corse rischi estremi. Sapemmo uscirne nettamente, pur pagando duri prezzi, e avemmo così la prova di quanto profonde fossero nel nostro popolo le riserve di attaccamento alla libertà, alla legalità, ai principi costituzionali della convivenza democratica, su cui poter contare».
«Ebbene», ha concluso, «quelle riserve vanno accuratamente preservate, ravvivate e messe in campo contro ogni nuova minaccia nella situazione attuale del Paese e del mondo che ci circonda»
«NO ALLA ROTTURA DELLA LEGALITÀ. IN QUALUNQUE FORMA». Napolitano ha poi lanciato un monito: «No alla violenza e alla rottura della legalità in qualsiasi forma: questo è un imperativo da non trascurare in nessun momento, in funzione della lotta che oggi si combatte, anche con importanti successi, soprattutto contro la criminalità organizzata, ma più in generale in funzione di uno sviluppo economico, politico e civile degno delle tradizioni democratiche e del ruolo dell'Italia».
«ATTENTI AI FOCOLAI DI FANATISMO». «È necessario», ha dichiarato il Presidente, «tenere sempre alta la guardia sia contro il riattizzarsi di focolai di fanatismo politico e ideologico sia contro l'aggressione mafiosa».
L'intervento di Napolitano è proseguito ricordando «la funzione dell'amministrare la giustizia secondo legge e secondo Costituzione, sempre, contro ogni minaccia e ogni prevaricazione».

Fini: «Il premier delegittima la magistratura»

Il presidente della Camera Gianfranco Fini alla presentazione del suo libr

Una critica alle parole del Cavaliere si era fatta sentire anche da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha dichiarato: «Berlusconi deve smettere di pensare che i magistrati ce l'abbiano con lui per ragioni politiche e, come le cose dimostrano, anche seci sono processi in corso si può continuare tranquillamente a governare perché non vi è alcun tipo di impedimento».
Il leader di Fli, a Cagliari per presentare il suo libro L'Italia che vorrei, ha concluso lanciando un appello «alla responsabilità di tutte le parti per staccare la spina, altrimenti si va verso il cortocircuito».
LA GIORNATA DELLE VITTIME. Ma non ha risparmiato una battuta in merito alla presa di posizione del premier sui magistrati: «Non posso pensare che il presidente del Consiglio si scagli contro i magistrati delegittimando tutto il corpo della magistratura», ha dichiarato ricordando che il 9 maggio è l'anniversario dell'uccisione di Aldo Moro e l'Italia si fermerà per commemorare le vittime del terrorismo tra cui vi sono anche diversi magistrati.

Vietti: «Ignobile l'equiparazione alle Br»

Il sottosegretario Carlo Givanardi, a sinistra, e Michele Vietti, vicepresidente del Csm alla parata degli Alpini a Torino.

Ancora più dirette le parole con cui il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura Michele Vietti ha introdotto il volume redatto per il Giorno della memoria dedicato alle vittime del terrorismo: «È importante evitare ignobili provocazioni», ha sottolineato, «che equiparano Brigate Rosse e magistrati».
«INACCETTABILE STRUMENTALIZZAZIONE». Vietti ha poi proseguito: «Quando si toccano gangli vitali della vita democratica di un Paese, intrecciati per di più con drammatiche vicende destinate a rimanere ferite aperte nella coscienza collettiva di un popolo e nel cuore dei familiari delle vittime dei nemici dello Stato, le analogie non possono essere utilizzate né per facezia né tanto meno per inaccettabili strumentalizzazioni».
Già nel corso della giornata di sabato 7 maggio le repliche di Michele Vietti a Silvio Berlusconi non si erano tuttavia fatte attendere: «I magistrati sono il presidio della legalità che è la condizione perché ci possa essere un'ordinata vita comune», aveva dichiarato a margine della sfilata degli Alpini (leggi l'articolo) a Torino, ricordando che la scelta della Presidenza della Repubblica di dedicare la giornata della memoria ai magistrati caduti sotto i colpi degli estremisti e della mafia «non è casuale».
«In questo momento», ha aggiunto il vicepresidente, «è importante ricordare che anche i magistrati, oltre a tante altre categorie di servitori dello Stato, sono arrivati fino al sacrificio della vita per difendere le istituzioni».
«CONDOTTE CARICHE DI DISVALORE». «Siamo talora inclini», è la riflessione di Michele Vietti, «a pensare più agli errori e alle colpe, alle storture ed alle lungaggini che certamente esistono e vanno eliminati. Ma non dobbiamo mai dimenticare che esistono condotte cariche di disvalore, condotte che ci offendono, che toccano in modo illegittimo gli interessi della nostra vita quotidiana».
Per Vietti «non è immaginabile una convivenza sociale senza giustizia, perché non vi potrebbe essere organizzazione sociale senza regole e senza lo strumento che le fa essere cogenti».

Galli: «L'attacco continuo porta i giudici a chiudersi»

Senza concessioni né esitazioni anche la replica datata sempre al 7 maggio di Alessandra Galli, figlia del giudice ucciso da Prima linea nel 1980 e a sua volta magistrato. Delegittimare i giudici «è un grave errore», ha dichiarato al Corriere della Sera.
«Il continuo attacco esterno», ha detto Galli alla vigilia della giornata della memoria delle toghe vittime del terrorismo, «porta la magistratura a chiudersi in sé e a non riflettere sui propri limiti. L'idea di una magistratura consapevole di rappresentare un baluardo della democrazia, della tenuta delle istituzioni» ha spiegato Galli «ha preso piede ai tempi di mio padre ed è ancora oggi molto presente».
«GLI STESSI PRINCIPI DA DIFENDERE». «Allora», ha proseguito, «le derive cui resistere erano di un certo tipo, oggi di un altro, ma i principi da difendere sono gli stessi. Adesso però c'è un sentimento diffuso di delegittimazione della categoria, che parte dalla classe politica e arriva alla gente comune e sinceramente mi sconcerta, come giudice e come cittadino. Sento parlare di riforme che certo non aiuterebbero il nostro lavoro» ha osservato «e porterebbero i magistrati a essere dei burocrati. Abbiamo delle pecche» ha aggiunto «ma non è con la delegittimazione che si possono sanare».
Sugli ex terroristi, la figlia del giudice ucciso da Prima Linea ha affermato: «Ritrovarmeli come oratori a un convegno in giacca e cravatta mi disturberebbe molto».

Il Pd: «Berlusconi sta attuando il piano della P2»

«Il nuovo richiamo del Presidente della Repubblica a tenere alta la guardia contro il fanatismo politico pronunciato in occasione della Giornata della memoria dedicata alle vittime del terrorismo è al contempo, ancora una volta, il grido di dolore di una persona saggia che ha vissuto in modo pieno la storia della Repubblica italiana, e il puro esercizio del ruolo di garante della Costituzione».
«PREMIER INCENDIARIO». Lo ha dichiarato il deputato del Partito democratico (Pd) Dario Ginefra che ha poi aggiunto: «Il Presidente Napolitano è chiamato a difendere le istituzioni repubblicane dal fuoco degli strali irresponsabili di un quantomai incendiario Presidente del Consiglio».
Ginefra si è spinto oltre: «Sembra di essere alle prese con la messa in atto del Progetto della Propaganda 2 del Maestro Venerabile Gelli a opera di alcuni dei suoi più fieri sostenitori. E il richiamato contributo di fermezza e coraggio dato dai magistrati italiani e la loro funzione essenziale nella resistenza a quanti volevano rovesciare lo Stato democratico con le armi, deve essere alla base del lavoro di tutti coloro che sono impegnati ad operare nella sfera pubblica nel nome del popolo sovrano».

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