Referendum 2011
LA DECISIONE 1 Giugno Giu 2011 1259 01 giugno 2011

Nucleare, si vota!

La Cassazione dice sì al referendum del 12 e 13 giugno.

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Una manifestante contro il nucleare.

Il referendum sul nucleare si farà. Lo ha stabilito l'1 giugno la Corte di Cassazione, accogliendo l'istanza presentata dal Pd che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto legge omnibus. La richiesta quindi di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare e dovrà essere modificato il quesito.
Si vota dunque il 12 e 13 giugno. Il titolo del quesito sarà: «Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare». Il testo presentato ai cittadini sarà: «Volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell'articolo 5 del dl 31/03/2011 n.34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 n.75?».

La festa di piazza davanti alla Corte suprema

La festa dei comitati dopo la sentenza della Cassazione.


Alla notizia della sentenza i manifestanti di Verdi, Italia dei valori e Wwf che si erano radunati davanti alla sede della Cassazione in attesa del responso, hanno brindato e applaudito. «Le furberie alle spalle degli italiani non passano», è stato il commento del 'Comitato Vota sì per fermare il nucleare'. «La Cassazione riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro».
BONELLI: «VINCE LA DEMOCRAZIA». Dopo una mezzoretta dal suo inizio il presidio di Piazza Cavour si è trasformato in una festa. Lo stesso presidente dei Verdi Angelo Bonelli ha stappato una bottiglia di spumante tra gli applausi della gente: «È una bella giornata», ha commentato, «in cui vince la democrazia. Lancio un appello affinché questo referendum non si trasformi in un voto pro o contro Berlusconi perché questo referendum riguarda l'Italia e tutti i suoi cittadini: votare sì per diventare più europei».
«Ai sindaci Pisapia e De Magistris», ha aggiunto Bonelli, «lancio un altro appello: diventate il motore, in questi ultimi giorni, di questa campagna per il referendum che viene continuamente censurata».
PRESTIGIACOMO: «RISPETTO LA DECISIONE». Apertura verso la consultazione popolare sul nucleare è arrivata dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo: «Mi batterò perché il Pdl si pronunci per la libertà di voto. Rispetto la decisione della Cassazione, anche se la volontà del governo non era assolutamente quella di aggirare il referendum, ma piuttosto di dare tempo per approfondire le condizioni di sicurezza del nucleare dopo l'incidente avvenuto in Giappone».
«Resto invece fermamente convinta della inopportunità e della strumentalità dei quesiti sull'acqua», ha concluso il ministro, «che rischiano di creare una situazione dannosa per gli utenti e disastrosa per le risorse idriche del nostro Paese».
ROMANI: «A RISCHIO IL FUTURO ENERGETICO». «Assoluto stupore», al contrario, è stata espresso dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, secondo il quale il referendum mette a rischio la strategia energetica nazionale. «Il voto non è più su nucleare sì/nucleare no, già abrogato dal governo, e può avere l'unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico del Paese» ha dichiarato Romani.
«In Italia i costi dell'energia sono del 40% superiori a quelli della Francia, dove esistono impianti di energia nucleare», ha dichiarato il premier Silvio Berlusconi: «Abbiamo deciso di lasciare libertà di voto, non abbiamo posizioni preconcette. Sono argomenti su cui vogliamo sentire l'opinione degli italiani».

L'Agcom richiama la Rai: «Spot in orari di grande ascolto»

Una manifestazione contro il nucleare.

Immediate le reazioni del mondo politico alla notizia , tra cui quella di Emma Bonino che ha puntato il dito sulla corretta informazione: «I cittadini devono sapere che il 12 e 13 giugno possono esprimere in modo vincolante la propria opinione. La cosa più importante è che ci sia una buona campagna d'informazione, finora dal servizio pubblico non si è visto granché», ha sottolineato il vicepresidente del Senato «l'Agcom ha ingiunto alla Rai di essere un pochino più decente, se ancora vuole chiamarsi servizio pubblico: il regolamento varato finora é miserevole».In concomitanza con la sentenza della Corte, è arrivato infatti anche il richiamo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni alla Rai affinché collochi i messaggi autogestiti sui referendum del 12 e 13 giugno in modo da «garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti».
LA NOTA DELL'AUTHORITY. La commissione Servizi e Prodotti dell'organismo di garanzia, infatti, ha ritenuto «non conforme ai principi del regolamento» sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dall'azienda. L'Autorità, si legge in una nota, «ha, pertanto, rivolto un richiamo alla concessionaria pubblica affinché realizzi una collocazione dei messaggi idonea a garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti. Nell'esercizio della sua funzione di vigilanza, l'Agcom, attraverso il monitoraggio della programmazione, verificherà l'osservanza del richiamo, nonché dell'invito già rivolto alla Rai ad incrementare l'informazione sui referendum. In caso di inosservanza, adotterà i conseguenti provvedimenti previsti dalla legge».
ZAVOLI SCRIVE A LEI. Nella stessa giornata, il presidente della commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli ha sollecitato il direttore generale della Rai Lorenza Lei ad «aumentare gli spazi dedicati alla divulgazione dei referendum del 12 e 13 giugno».
«Facendo seguito ai precedenti interventi e sulla base degli argomenti raccolti in un incontro tenuto ieri con i Comitati promotori dei referendum, che hanno lamentato gravi limiti e ritardi nell'illustrazione delle consultazioni», ha scritto Zavoli in una nota,«la commissione ha ulteriormente sostenuto l'esigenza di intensificare le tribune referendarie a ridosso della data delle votazioni e una maggiore informazione nei telegiornali, radiogiornali e programmi di approfondimento sui quesiti per le diverse materie».

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