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REGNO UNITO
5 Ottobre Ott 2011 1100 05 ottobre 2011

L'obolo della politica

Svelata la crescente dipendenza dei partiti dalle donazioni della City.

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David Cameron, premier britannico.

Pagare i debiti per uscire dalla crisi. La strategia appartiene al primo ministro inglese David Cameron. Il premier britannico, nell'intervento preannunciato da Bbc News che mercoledì 5 ottobre ha concluso il congresso annuale del partito conservatore tenutosi a Manchester, ha ammesso: «L'unico modo per uscire dalla una crisi economica è quello di pagare i nostri debiti».
Nelle vesti di primo ministro e di segretario dei Tory, Cameron si è appellato a uno «spirito britannico» fatto di «duro lavoro, creatività e ottimismo per il futuro». Una ricetta che, a detta di Cameron «consentirà di invertire la rotta».
Parole ispirate che hanno avuto l'obiettivo di spronare un Paese sempre più scettico sull'operato della coalizione di governo come ha dimostrato il 54% di britannici che ha definito «pessima» la conduzione del premier in materia di economia in un recente sondaggio condotto da ComRes per Itv News.
RESPONSABILITÀ DELLA FINANZA. Prendendo spunto dagli slogan cameroniani, una vasta parte dell'opinione pubblica d'Oltremanica è tuttora convinta che i primi a dovere pagare i propri debiti per consentire al Regno Unito di abbandonare le secche della recessione sono i banchieri e gli operatori finanziari della City. Una categoria verso la quale il partito conservatore è stato più volte accusato di avere adottato atteggiamenti poco severi.
Sono passati otto mesi da quando un'inchiesta curata dal Bureau of investigative journalism (Bjj), aveva messo in luce gli stretti legami economici esistenti fra il partito conservatore e la City londinese.
I dati pubblicati a febbraio avevano dimostrato come i finanziamenti destinati ai Tory e provenienti dal settore bancario e finanziario britannico coprissero il 51% degli introiti annuali del partito, con un record di 49 milioni di euro arrivati nelle casse dei conservatori nel 2010. Una sponsorizzazione, quella proveniente dagli istituti di credito e finanziari che operano nel quartiere degli affari della Capitale britannica, quadruplicata da quando Cameron è divenuto segretario dei Tory, a fine 2005.

Il peso dei finanziamenti della City sull'economia dei conservatori

Nick Clegg, vice premier britannico.

Nei giorni che hanno preceduto l'avvio del congresso conservatore di Manchester, una nuova inchiesta a firma del Bjj ha dimostrato che la tendenza non è cambiata. A dispetto della crisi economica tuttora in corso, infatti, banchieri e operatori finanziari londinesi hanno continuato a foraggiare senza riserve il partito del primo ministro in carica.
In un anno, tra il 30 giugno 2010 e il 30 giugno 2011, il 51,4% delle donazioni destinate ai conservatori d'Oltremanica è arrivato dai palazzi della City e dai grattacieli del Canary Wharf. Ed esaminando più attentamente chi siano i benefattori dei Tory, si nota come il 27% delle donazioni individuali incassate dal partito provengano da fondi d'investimento, finanzieri e compagnie di private equity. Come a dire, la parte ritenuta meno sana del cuore economico di Londra e dell'Europa intera.
PERSI METÀ DEI SOSTEGNI ECONOMICI. Va detto comunque che rispetto a un anno fa, i finanziamenti complessivi pervenuti ai conservatori si sono dimezzati con un crollo netto di 21,94 milioni di sterline (25 milioni di euro). Un segnale di ritrovata morigeratezza dei benefattori londinesi? Solo in parte, considerato che il periodo giugno 2009-giugno 2010 aveva coinciso con la campagna elettorale in vista delle elezioni generali che avevano riconsegnato il Paese ai conservatori dopo 13 anni di governi laburisti.
POLITICA INFLUENZATA DALL'ECONOMIA. La generosità della City ha già sollevato diverse perplessità nella stampa britannica circa l'influenza che il settore economico e finanziario potrebbe rivestire nel determinare le scelte politiche di una coalizione di governo in cui i conservatori recitano la parte del leone.
Secondo Stuart Wilks-Heeg di Democratic audit, istituto che monitora lo stato della democrazia nel Regno Unito «Questa inchiesta rivela le reali proporzioni della dipendenza dei conservatori dagli interessi della City in un momento in cui un governo a prevalenza Tory sta cercando di ignorare tutte le riforme ipotizzate per il settore bancario».
Timori ripresi dai giornalisti del Bij nell'individuare una serie di misure decise dalla coalizione conservatrice-liberaldemocratica nei primi 15 mesi di governo «che potrebbero beneficiare i finanziatori della City».
Un elenco in sei punti e che comprende l'impegno a ridurre dal 28 al 23% entro il 2014 l'imposta sulle società che abbiano profitti superiori a 1 milione e mezzo di sterline (1,75 milioni di euro) oltre all'esenzione completa da questa tassa dei guadagni ottenuti dai rami esteri delle compagnie che abbiano sede in Gran Bretagna.
Il tutto senza contare la proposta di agevolazioni sulla tassazione vigente per le corporation d'Oltremanica che hanno sede nei paradisi fiscali di tutto il mondo e quella che viene definita «una forte opposizione alla tassa sulle transazioni finanziarie decisa dall'Europa».

La dipendenza economica dei laburisti dai sindacati

Ed Miliband, leader dei Labour.

Mentre i liberal-democratici del vicepremier Nick Clegg hanno in mente di proporre una campagna nazionale per proporre cambiamenti radicali nel sistema di finanziamento privato ai partiti, l'opposizione ha attaccato i conservatori subito dopo la pubblicazione dell'inchiesta.
Il leader dei laburisti, Ed Miliband ha accusato a più riprese alcune parti del settore finanziario di avere «atteggiamenti predatori» intendendo approfittare dell'instabilità finanziaria per arricchirsi. E intervenendo sul Guardian il parlamentare Labour Peter Hain ha affermato che «questi dati confermano come i Tory restano legati a doppio filo a coloro i quali hanno in mano il sistema politico e finanziario del Regno Unito».
LABURISTI SOSTENUTI DALLE DONAZIONI ESTERI. Critiche apprezzabili che però ignorano completamente la seconda parte dell'inchiesta del Bij. Se infatti i conservatori sono strettamente legati agli assegni provenienti dalla City, le attuali finanze dei laburisti dipendono in misura ancora maggiore dalle donazioni provenienti dai sindacati d'Oltremanica.
Come hanno confermato i dati pubblicati dalla Electoral commission britannica, infatti, fra giugno 2010 e 2011, il 91,3% dei finanziamenti ricevuti dal partito di Ed Miliband è arrivato direttamente dalle trade union, le organizzazioni sindacali.
Una percentuale in netto aumento rispetto al 59,9% delle donazioni complessive ricevute dai sindacati fra giugno 2009 e 2010 provenienti dai sindacati. Una dipendenza economica che, al pari di quella dei conservatori nei confronti della City, getta lunghe ombre su chi regga veramente il timone della politica britannica in un periodo in cui si impongono scelte epocali.

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