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CANTANTI & POTERE 6 Novembre Nov 2011 1430 06 novembre 2011

Al dittatore piace la musica

Ramazzotti in concerto in Uzbekistan: chi sono i preferiti dei potenti.

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Eros Ramazzotti.

Non si placano le polemiche per il concerto che Eros Ramazzotti ha tenuto a fine ottobre a Tashkent, la capitale dell'Uzbekistan. Il cantante ha infatti chiuso l’annuale festival della cultura organizzato e finanziato da Gulnara Karimova, figlia del dittatore Islam Karimov, il cui regime è considerato da Human Rights Watch, con la Corea del Nord e la Birmania, tra i più repressivi del mondo. La stessa Karimova, peraltro ricchissima, viene accusata da diverse organizzazioni dei diritti umani, tra le altre cose, di sfruttare 1 milione di bambini-schiavi per la raccolta del cotone.
Venerdì 4 novembre, rispondendo a chi gli aveva contestato la scelta, Ramazzotti ha replicato che si trattava di un concerto a pagamento al termine della settimana di Moda e cultura, e non di una convention politica. E comunque lo hanno applaudito almeno 2 mila uzbeki entusiasti e festosi, che per vederlo esibirsi hanno pagato tra i 150 e i 250 euro, ovvero qualche decina di volte la paga mensile media di un lavoratore del Paese.
PRIMA DI EROS, ALTRE STAR IN UZBEKISTAN. E poi ci sono i precedenti: negli anni scorsi, sempre a Tashkent, e nella stessa manifestazione, si sono esibiti Rod Steward, Sting, Julio Inglesias e, appena prima di Ramazzotti, Ennio Morricone.
A scorrere questi nomi - a mio modesto parere - verrebbe da dire, prima di tutto, che il dittatore dell’Uzbekistan e sua figlia andrebbero condannati almeno per i loro gusti musicali. Ma come si dice, de gustibus... E poi va anche detto che Karimov e figlia, da questo punto di vista, sono, ed erano, in buona compagnia.
LA PASSIONE DEI POTENTI PER LA MUSICA. Robert Mugabe, tiranno dello Zimbabwe, per esempio è da sempre un patito di Cliff Richard, mentre Kim Jong-il e suo figlio Kim Jong-Chul sono grandi fan di Eric Clapton.
L’irlandese Chris de Burgh piace invece molto a Mahmoud Ahmadinejad.
Pare che Osama bin Laden avesse una vera e propria venerazione per i Van Halen e Whitney Houston, e che Gheddafi andasse matto per Lionel Richie.
Più vocato all’easy listening l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic che, nella sua cella, in attesa del processo per sessantasei capi di imputazione per genocidio e crimini contro l’umanità, trascorreva molte ore ascoltando Frank Sinatra.
HITLER AMAVA WAGNER, MA ANCHE BORODIN. Certo, siamo lontani anni luce dai gusti musicali di un Adolf Hitler, notoriamente invaghito di Richard Wagner, ma, ed è scoperta recente, anche di autori russi (e persino di interpreti ebrei) come Serghiej Rachmaninov, Alexandr Borodin e Piotr Ilyich Tchaikovsky, o di un Benito Mussolini, orrendo strimpellatore di violino, è vero, ma grande cultore di musica strumentale e da camera (detestava però Wagner e Giuseppe Verdi, che giudicava autori una musica da banda di paese).
E persino il rude Stalin ebbe gusti musicali raffinati; fu ammiratore, per esempio, di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, anche se il rapporto con il grande compositore fu sempre piuttosto controverso e a volte di vero e proprio amore-odio (il musicista era pur sempre l’enfant prodige delle avanguardie russe, e per questo non esattamente allineato ai canoni realistici tanto cari al dittatore).
Insomma, anche da questo punto di vista, dobbiamo forse ammettere che non ci sono più i dittatori di una volta.

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