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IL CASO 29 Dicembre Dic 2011 0900 29 dicembre 2011

F-35, flop al volo

Il bombardiere difettoso costa all'Italia 17 miliardi di euro.

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Il programma per la realizzazione dell'F-35 Jfs coinvolge nove Paesi tra cui l'Italia.

L'F-35 Joint strike fighter, l'aereo da guerra per cui l'Italia spende 17 miliardi, è un flop. Costa tre volte più del previsto ma, soprattutto, «dopo oltre nove anni di progettazione e di sviluppo e altri quattro di produzione, il programma Jsf non ha ancora dimostrato di essere affidabile».
Il pesante giudizio è firmato dal Government accountability office (Gao), l'ufficio governativo statunitense che svolge le funzioni che in Italia sono affidate alla Corte dei conti.
PROGETTO DA 382 MILIARDI DI DOLLARI. Gli Usa sono capofila del piano da 382 miliardi di dollari che, con la partecipazione di altri otto Paesi (tra cui il nostro), dovrebbe dotare le aviazioni di un nuovo bombardiere dalle eccezionali capacità belliche. Che per ora sono solo presunte, perché nel suo rapporto, il Gao ha spiegato che non solo i costi stimati in avvio del progetto sono triplicati e continuano a crescere, ma i test a terra e in volo finora condotti hanno dato risultati limitati, pessimi e scoraggianti, mentre nuovi problemi insorgono a ogni ulteriore verifica.
Il documento, il secondo del 2011 dedicato all'F-35, ha già provocato uno scossone anche al Pentagono, per il quale la realizzazione e l'acquisto dell'aereo rappresenta il programma bellico più costoso di tutta la storia bellica americana.

Washington preoccupata per spese, ritardi e performance sotto gli standard

Tra i critici del progetto F-35, il Government accountability office.

Lo Stato maggiore degli Usa ha stilato recentemente una preoccupata nota informativa interna, che riprende parte dei contenuti del rapporto del Gao. Il quale, a sua volta, non ha fatto alcuno sconto in fatto di critiche, nonostante nel progetto sia coinvolto Lockheed Martin, un colosso dell'industria bellica (per l'Italia partecipa invece Alenia Aeronautica).
«Abbiamo riscontrato», hanno scritto i controllori del governo di Washington, «seri e continui problemi, inclusi la crescita delle spese, il ritardo nei tempi, le insufficienti performance nell'assemblaggio e nella consegna dei velivoli, la lentezza dei progressi nei test, e il mancato rispetto degli standard di tempo e quantità».
VERIFICATO SOLO IL 4% DELLE POTENZIALITÀ. Parole che suonano già come una bocciatura. Invece sono solo la premessa a considerazioni ancora più forti: «I test di sviluppo sono ancora ai primi passi nel dimostrare che l'aereo possa davvero funzionare come previsto e raggiungere i requisiti richiesti a un apparecchio da combattimento».
Infatti, secondo lo Stato maggiore degli Usa, «circa il 4% delle capacità del Jsf sono state completamente verificate dai test di volo, dalle prove di laboratorio o da entrambi. Soltanto tre delle 32 verifiche a terra e modelli di simulazione sono ritenuti pienamente attendibili riguardo l'affidabilità dei risultati». E poi ancora: «Lo sviluppo del software, essenziale per garantire l'80% della funzionalità dell'F-35, è in pesante ritardo rispetto ai programmi proprio mentre entra adesso nella fase più delicata».
IL CANADA SI È RITIRATO DAL PROGETTO. I dubbi di Washington hanno già convinto alcuni alleati, come il Canada, a tirarsi indietro dal progetto, mentre l'Italia è ancora coinvolta con un impegno che alla fine (prevista per il 2026) è destinato a essere di 17 miliardi di euro (contro i 5 previsti all'inizio e i 2,5 già versati) per l'acquisto di 131 bombardieri, e con una spesa che nella sola finanziaria del 2011 ha toccato i 470 milioni.

Problemi con l'innovativo sistema Stovl

Il costi del progetto F-35 sono lievitati in nove anni a 382 miliardi di dollari.

Quello che non funziona sono proprio le caratteristiche che avrebbero dovuto rendere l'F-35 un gioiello delle forze aeree: il sistema Stovl, (Short take off and vertical landing), ovvero, la capacità di decollo verticale, di atterraggio su piste corte e sulle portaerei, e l'invisibilità ai radar.
«La versione Stovl», ha scritto il Gao, «ha mostrato significativi problemi tecnici e insufficienti risultati nei test in volo. Così il Dipartimento della Difesa della Casa Bianca ha disposto un periodo di due anni per valutare e progettare nuove soluzioni per il decollo e l'atterraggio in piste corte».
ANOMALE VIBRAZIONI DEL VELIVOLO. Alcuni collaudatori, ha rivelato invece la nota del Pentagono, hanno riscontrato anomale vibrazioni del velivolo, tali da mettere a dura prova la resistenza dei piloti.
Di fronte a tutti questi problemi, ha commentato ancora il rapporto del Gao, i costruttori hanno risposto con continue variazioni dei piani, dell'ingegneria e dei sistemi dell'apparecchio, in un crescendo di modifiche che ha rallentato il programma e ha portato a duplicare i costi previsti all'inizio dagli Usa ed a triplicare quelli a carico dello Stato italiano.
«Dal 2007 il programma ha condotto 20 mila modifiche dell'ingegneria dell'aereo», segno evidente che quasi sta andando secondo i piani dei governi che finanziano l'F-35.

Raggiunta quota 1,5 milioni di ore di prove

I problemi dell'F-35 riguardano soprattutto l'innovativo sistema Stovl.

C'è poi il delicato capitolo della sicurezza. Lo studio del Gao ha parlato di «nuovi timori» per quel che riguarda le «la turbina e la trasmissione di decollo verticale, le rotture da usura nei test a terra e le capacità Stealth».
L'aereo ha infatti difficoltà di decollo breve, si deteriora e si guasta assai prima del previsto e non è così invisibile a radar e ai rilevamenti elettronici come invece avrebbe dovuto fare.
Insomma, un problema dopo l'altro, e insieme con costi sono cresciute le ore di test e necessari per valutare la tenuta del bombardiere, fino a toccare 1,5 milioni di ore di prove, il 75% in più di quanto stimato in avvio di progetto.
NECESSARI SOFTWARE PIÙ AGGIORNATI. Molti guai dipendono dai software di volo dell'apparecchio, che, stando a quanto ha scritto il Gao, nelle prime fasi sono stati sottovalutati, mentre nel corso del tempo si è capito che il computer di bordo aveva bisogno di programmazioni assai più complesse e sofisticate.
Da qui, ha spiegato l'ufficio di controllo Usa, sono venuti giù «a cascata» ritardi nello sviluppo e crescita esponenziale delle spese.
«Mentre alcuni progressi sono stati compiuti», è scritto nella relazione, «resta ancora da svolgere un grosso lavoro sui software prima che l'apparecchio possa dimostrare le proprie capacità di combattimento». E non è detto che questo obiettivo venga raggiunto, perché l'F-35 richiede software otto volte più complessi rispetto a quelli dell'F-18 eppure gran parte dei codici di questi programmi devono ancora essere scritti, collaudati o collegati agli altri sistemi computerizzati.
ROMA CONTINUA A CREDERE NELL'F-35. C'è di tutto, dunque, nei rilievi mossi dal Gao al programma F-35 Jsf: problemi di sicurezza, di usura, di stabilità in volo, di decollo e atterraggio, di invisibilità, di capacità di combattimento nonostante possa portare e sganciare testate nucleari, di funzionamento dei motori, di sviluppo e affidabilità delle componenti meccaniche e dei software, di costi triplicati e ancora in crescita rispetto alle stime.
È chiaro che, se si trattasse di un velivolo civile, le compagnie aeree ritirerebbero immediatamente i propri ordini e i passeggeri sceglierebbero probabilmente il treno. Ma il governo italiano non demorde e ha confermato la spesa per un bombardiere che ancora non si sa nemmeno se può essere destinato a combattere.

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