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IL REPORTAGE 18 Gennaio Gen 2012 2007 18 gennaio 2012

«Meta non è Avetrana»

Nel paese di Schettino, assediato da media, rabbia e paura.

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da Meta di Sorrento

L'abitazione di Francesco Schettino a Meta di Sorrento dove il comandante della Costa Concordia è ai domiciliari dalla notte del 17 gennaio.

C’è chi per spiegare tutta la rabbia che si respira in paese ricorda il disastro della Marina d’Aequa del dicembre 1981. La motonave affondò nel golfo di Biscaglia. Ci furono 30 vittime, tutte giovanissime. Dodici di quei marinai erano nati a Meta di Sorrento. «E ora», sussurrano in paese, un centro di 8 mila anime balzato alla ribalta perché è qui che è nato e vive il comandante della Concordia Francesco Schettino, «c’è chi ci bolla come vigliacchi».
IL SINDACO: «NO ALLE CRIMINALIZZAZIONI». La mattina del 18 gennaio, in municipio è stata recapitata una lettera anonima proveniente da Padova: «Terroni, pavidi, incompetenti» c’era scritto, assieme altre brutte cose.
Ma la verità sta racchiusa, forse, nelle mezze parole di Paolo Trapani, il sindaco di Meta, che ha letto per primo la missiva. Proviene da famiglia marinara, il primo cittadino. E ricorda bene i ragazzi del Marina d’Aequa, sa di antichi gozzi e dell’arte nobile di creare barche utilizzando il legno. Per questo, parlando con Lettera43.it, ha esortato alla «prudenza nei giudizi» e a «non criminalizzare senza prove il comandante Francesco Schettino».
«IL MARE DÀ LAVORO E SICUREZZA». Ma poi ha voluto ricordare anche che, «con tutto il rispetto per la tragedia del Giglio, nella penisola sorrentina il mare significa per migliaia di famiglie lavoro e sicurezza, pane e vino, il presente e il futuro». «E questo vale soprattutto per i nostri ragazzi», ha aggiunto, «che, senza le opportunità offerte dalle grandi navi e dal turismo, farebbero la fame peggio che a Napoli».
Il mare qui è pane. Ed è vino. Il mare ingoia, ma non divora. E allora, mannaggia a questa tragedia della Concordia. E mannaggia pure «alla disgrazia» - qui la chiamano così - accaduta a capitan Schettino, «alle troppe maldicenze messe in giro senza prove», alla folla di cronisti e televisioni arrivate da tutto il mondo che da ore «assediano le nostre esistenze», nonché il centro storico di Meta e la casa del comandante. Che ora è agli arresti domiciliari, chiuso dietro due finestrelle sprangate al primo piano in vico san Cristoforo.

Ora la gente di Meta ha paura di restare senza lavoro

Francesco Schettino durante l'udienza a Grosseto.

Se va avanti così, pensa la gente sorrentina, addio al boom delle crociere di massa. Addio al business che gli gira attorno. «E poveri i nostri ragazzi, che si ritroveranno di nuovo senza lavoro». Senza mare. Cioè, senza pane e vino. «Sapete che già si registra il 18% di prenotazioni in meno?», vanno dicendo in giro nei vicoli strani figuri che vaneggiano di crocieristi titubanti che starebbero disdettando i viaggi a tutto spiano.
Reazioni scomposte. Di un popolo smarrito che poco sa di mass media, news e processi mediatici. Un popolo che però ha intuito il trappolone che coinvolge tutto e tutti. E tenta di arginarlo come può.
IL BOOM DELLE CROCIERE. «Da tempo, qui in penisola sorrentina, le possibilità di trovare occupazione sulle navi mercantili si stanno affievolendo», ha spiegato preoccupato il sindaco. «Per i nostri giovani, il futuro ora si presenta ancora difficile». Il boom delle crociere di massa aveva infatti da qualche anno restituito slancio e sbocchi significativi: i ragazzi sorrentini tornavano a trovare imbarchi. «O meglio, è stato così fino a qualche giorno fa», ha sottolineato Trapani.
A PAGARE È TUTTO IL PAESE. «Dal giorno della tragedia, siamo ripiombati nel buio e nella paura. Una volta squalificati agli occhi del mondo, chi ci prenderà più a bordo di una nave? Chi ci affiderà più incarichi di responsabilità? Io dico: non è giusto che, per colpa di un fatto tragico ma accidentale, una popolazione da sempre stimata per le sue straordinarie virtù marinare si ritrovi additata al pubblico ludibrio».

I cittadini contro l'invasione di tivù e stampa

Lo striscione Non mollare appeso dai vicini di Schettino davanti alla sua abitazione a Meta di Sorrento.

La verità, allora, è in questa paura diffusa, nella frustrazione rabbiosa che si respira tra i vicoli, a ridosso dei panorami mozzafiato, fra lo scheletro mai abbattuto dell’eco-mostro di Alimuri (un mega-albergo le cui rovine stanno sotto il centro storico di Meta) e le serrande verdi della casetta in vico san Cristoforo, dove «capitan Paura», come qualcuno fuori Meta ha etichettato il comandante agli arresti, si è rifugiato dalle 2.15 della notte tra il 17 e il 18 gennaio, quando è arrivato a bordo di una gazzella dei carabinieri schivando i fotografi grazie al doppio ingresso del vicolo.
LA FAMIGLIA CHIUSA NEL SILENZIO. Schettino con la moglie Fabiola Russo e la figlia di 15 anni si è poi chiuso al mondo, come un polpo nella sua tana, mentre fuori i mass media lo assediano come pescatori pronti a catturare la preda: nessuno entra, nessuno esce. Non si incrociano parenti né visitatori. Qualcuno ha issato uno striscione con scritto «Non mollare». E tutt’intorno i vicini e qualche politico locale scacciano via cronisti e telecamere urlando: «Sciacalli, maledetti, qui non siamo ad Avetrana».
La sindrome da tivù trash un po’ è reale e un po’ viene usata dalla gente perché così è più facile azzerare i dubbi, far evaporare le incertezze, auto-convincersi che nessuno, nemmeno il comandante, qui «ha nulla di cui dar conto».
ARRIVANO I TURISTI DEL DISASTRO. A dire il vero Meta non è esattamente come Avetrana. Ma qualche gruppetto in gita, con macchina fotografica e sguardo da turista del disastro, fa capolino all’ora di pranzo tra i vicoli chiedendo ad alta voce: «Scusate, sta qui la casa del comandante che è scappato dalla nave?».
Il mare è pane, il mare è vino. In parrocchia don Gennaro ha sentenziato: «Vi credete tutti uguali a Dio, ma non potete giudicare». Anche alla Casina dei Capitani, il circolo di Meta dove la gente di mare prima o poi passa, hanno difeso il comandante.
LA DIFESA DEI COLLEGHI. Michele Miccio è il presidente ed è stato in passato a bordo insieme con Schettino. «Non l’ho mai visto bere, mai che abbia ingoiato robaccia», ha assicurato. «E poi Francesco è abilissimo nelle manovre».
«Giù le mani da Schettino», gli ha fatto eco Giuseppe Tito, assessore e - secondo molti - alter ego del sindaco, «è un grande comandante».
E mannaggia allora «alla gogna mediatica che ci sta ammazzando tutti con un verdetto da barzelletta», ha tuonato Gaetano Perrusio, cuoco e navigante che abita di fronte a casa Schettino. «Mai visto un uomo di mare più preparato di lui», ha tenuto a precisare.
GIGANTI DIFFICILI DA MANOVRARE. «Mio fratello Raffaele», ha raccontato a Lettera43.it Antonio Iaccarino, «è comandante in seconda sulla nave da crociera Msc Poesia. So bene come sono fatti quei giganti del mare: il ponte di comando sta a poppa, ciò vuol dire che quando si è al timone ci sono 300 metri di nave dietro di te e tu li vedi poco e male».
E poi, ha continuato Iaccarino, alte come sono, finiscono facilmente in preda ai venti diventando ingovernabili. «Più si abbassa la velocità, più è difficile tenerle a bada. Volete un consiglio? D’estate, ogni lunedì pomeriggio, venite qui ed affacciatevi sul belvedere che sta laggiù: vedrete le navi da crociera fare l’inchino a pochi metri dagli scogli. Quasi li sfiorano. Lo sanno tutti, nessuno interviene. Che voglio dire? Che il comandante Schettino, se ha sbagliato, pagherà le sue colpe. Ma non mi piace che gli abbiano tagliato la testa prima del processo».

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