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CHIESA & PEDOFILIA 13 Febbraio Feb 2012 1300 13 febbraio 2012

«Io, vittima di violenza»

A Roma l'irlandese Marie Collins parla degli abusi subiti.

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Marie Collins.

Marie Collins è un nome che dice poco o nulla al grande pubblico. Ma la sua testimonianza è da considerarsi storica. È infatti la prima vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote ad aver preso la parola in un consesso ecclesiastico dedicato all’argomento.
Occasione l’importante Convegno internazionale promosso dall'Università Gregoriana – l’ateneo dei gesuiti – di Roma dal titolo Verso la guarigione e il rinnovamento che ha visto radunarsi dal 6 al 9 febbraio 2012 i rappresentanti di 110 conferenze episcopali e oltre 30 ordini religiosi.
LE VIOLENZE SUBITE A 13 ANNI. La signora irlandese ha raccontato delle violenze subite all’età di 13 anni da un cappellano dell’ospedale dove era ricoverata, delle sue perversioni nel fotografarla nelle sue nudità, nello scavare impunemente nel suo corpo.
Il prete si giustificava con la bambina dicendo che egli non poteva fare nulla di male perché era un presbitero.

La notte i soprusi, il giorno l'eucaristia

Sbigottisce il racconto in cui la Collins evidenzia come le stesse mani che la abusavano nella notte erano quelle che al mattino le porgevano la Comunione. Una situazione che segnò in maniera traumatica la vita di Marie Collins – al pari di tante altre vittime di violenza – e solo in tarda età, dopo essersi sposata e aver avuto un figlio, riuscì a confessare le violenze subite a un medico che successivamente la invitò a denunciare il tutto all’autorità religiosa.
BOICOTTATA DALLA CHIESA LOCALE. L’accoglienza del vescovo locale e dei sacerdoti fu a dir poco scandalosa cercando al contrario di minimizzare i fatti avvenuti e accusando la vittima delle offese come una donna intenzionata a infangare l’immagine del sacerdote pedofilo. Al termine della vicenda il prete fu condannato e la guarigione di questa vittima ebbe inizio solo quando il suo aggressore riconobbe le sue colpe in tribunale.
Fatti come quelli avvenuti a Marie Collins si sono ripetuti in tutto il mondo. Marco Politi, vaticanista de Il Fatto, ha recensito nelle giornate del Convegno tenutosi alla Gregoriana un libro il cui titolo fa rabbrividire: Diario segreto dei miei giorni feroci.
LA PREFAZIONE DI DON VIRGINIO COLMEGNA. L’autrice si nasconde dietro un nom de plume, Emanuela Violani; il volume riporta la premessa di un sacerdote impegnato in prima linea nel sociale, don Virginio Colmegna, numero uno della Casa della carità di Milano.
Emanuela è anch’essa stata vittima di un sacerdote che ha abusato di lei all’età di 18 anni approfittando della sue fragilità psichiche, delle sue necessità d’affetto. Racconti vergognosi che assumono una veste ancora più nauseante quando si apprende che questi ministri di Dio hanno proseguito la loro carriera diventando parroci o altro.

La battaglia ingaggiata da papa Ratzinger

Papa Benedetto XVI.

Papa Ratzinger, continuatore della linea di condanna della pedofilia nel mondo ecclesiastico avviata da Giovanni Paolo II, si è sempre battuto contro questo tema. Ritornano alla mente le meditazioni scritte per la nona stazione della via Crucis – Gesù cade per la terza volta – che Ratzinger preparò in occasione del venerdì santo del 2005.
Testuale: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!». LA CHIESA E IL CAMMINO DI TOLLERANZA ZERO. Probabilmente il futuro Benedetto XVI non aveva come unico pensiero i tremendi casi di pedofilia che già allora affioravano, ma si può ritenere che buona parte dell’angoscia venisse da questi scandali.
La Chiesa a livello ufficiale ha intrapreso un deciso cammino di tolleranza zero e fanno fede le pesanti parole monsignor Charles Scicluna, porporato maltese e promotore di giustizia della congregazione della Dottrina della fede ha pronunciato in occasione del simposio tenutosi alla Gregoriana.
LA RICERCA DELLA VERITÀ A TUTTI I COSTI. Non vi può essere più posto, per monsignor Scicluna, nella Chiesa cattolica per la «mortale cultura del silenzio e dell’omertà». La Chiesa ha bisogno di un’onesta ricerca di verità e di giustizia.
I nemici della verità il porporato li ha additati: sono quelli che preoccupati di difendere il buon nome dell’istituzione non procedono con la denuncia di un crimine. Oppure, verrebbe da dire, lodano chi non procede in tal senso come ha fatto in un recente passato anche qualche illustre porporato tornato al centro del circo mediatico in occasione della nota che preannuncia la morte del Papa entro 12 mesi (vedi alla voce Cardinale Dario Castrillion Hoyos).
CHI NON DENUNCIA NEMICO DELLA CHIESA. Onestà vuole che tale presa di posizione venne immediatamente censurata da padre Federico Lombardi che si dissociò dalle parole del presule colombiano dichiarando che «non rappresenta la linea della Santa Sede».
Ma tant’è tenuto conto che Castrillion ribatté che papa Wojtyla aveva approvato il contenuto di questa sua lettera.
La tolleranza zero attuata dalla Chiesa universale è una via senza ritorno perché, sempre per monsignor Scicluna, «chi inganna, chi non denuncia è nemico della giustizia e della Chiesa» e quindi sì alla piena collaborazione con la giustizia civile.
IL CASO DELLA DIOCESI DI MONACO DI BAVIERA. Vi sono Paesi, In Europa, che hanno preso importanti provvedimenti al riguardo. Un caso virtuoso la diocesi di Monaco di Baviera guidata dal Cardinale Reinhard Marx; entro il 31 maggio tutte le Conferenze episcopali mondiali dovranno presentare linee guida sugli abusi sessuali sui minori da parte di preti.
La Cei arriverà entro quella data a definire un proprio documento che è già allo studio dal mese di settembre 2010. La diocesi capofila in Italia è stata Bolzano – Bressanone, che nel 2010 ha aperto un forum sul proprio sito internet riguardante proprio le denunce di violenza e un indirizzo internet cui inviare segnalazioni.
IN ITALIA CIRCA 300 VITTIME IN 10 ANNI. Si stima che negli ultimi 10 anni circa 300 siano state le vittime in Italia di violenze causate da presbiteri. Troppe e intollerabili. E’ bene che la Chiesa abbia deciso di fare autentica pulizia. È una questione di onestà e giustizia nei confronti delle vittime ma anche dei tanti, tantissimi sacerdoti che vedono il loro ministero macchiato da confratelli infedeli alle promesse pronunciate senza dimenticare i fedeli turbati da queste vicende.

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