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LA RICERCA 6 Marzo Mar 2012 0935 06 marzo 2012

Ocse, la Germania non è donna

Salari più bassi degli uomini ed esclusione dai vertici aziendali.

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da Berlino

Angela Merkel.

La Germania non è un Paese per donne. Secondo una ricerca realizzata dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), in nessun altro Paese europeo il dislivello fra i salari degli uomini e delle donne è così alto come in Germania.
GUADAGNI: DIFFERENZA DEL 21,6%. «Le donne che hanno un lavoro a tempo determinato guadagnano in media il 21,6% in meno di quel che si mettono in tasca i loro colleghi uomini», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, riportando i dati essenziali del rapporto.
Una percentuale molto più alta di quel 16% che costituisce il valore medio fra i 34 Stati industriali, non solo europei, riuniti nell'Ocse e ben distante da quella dei Paesi più virtuosi, come Norvegia e Belgio, nei quali il dislivello si ferma rispettivamente all'8,4 e all'8,9%. E se si guarda ai salari nel settore pubblico, lo scarto aumenta fino al 23%.
AI VERTICI ANCORA POCHE DONNE. Ma i numeri dello scandalo non si fermano ai guadagni. «Anche per quel che riguarda la presenza di figure femminili nei consigli di amministrazione delle imprese o in posizioni di guida la Germania scivola nelle ultime posizioni», ha proseguito il quotidiano bavarese.
Con il suo 4% di donne in posti di responsabilità, i tedeschi si ritrovano non solo dietro Paesi come Norvegia, Svezia Finlandia e Francia, ma anche a rimorchio di economie emergenti come Brasile e India.

Dimenticati gli anni delle dure lotte femministe

Una donna al lavoro.

Per il Paese che si vanta di aver affidato da sette anni le sorti del suo governo a una donna, il rapporto dell'Ocse ha rappresentato uno schiaffo della realtà. Che si presenta dunque assai diversa rispetto al cliché della donna tedesca emancipata. Come se anni di dure lotte femministe si fossero arenati di fronte a una struttura del lavoro conservatrice e refrattaria alle innovazioni.
RITORNO AL PASSATO. In effetti, chi conosce bene la Germania non è rimasto troppo sorpreso. A differenza dei più moderni Paesi scandinavi, il ruolo della donna tedesca è stato per lungo tempo racchiuso in una sorta di triangolo dominato dalle 'tre K': kinder-küche-Kirche, bambini-cucina-chiesa. Un ruolo tradizionale, che gli stereotipi vorrebbero riservato alla donna mediterranea e che invece ha cementato per decenni le basi fondanti della società tedesca. Sembrava un'immagine ormai relegata al passato, ma evidentemente così non è.
IN EUROPA SI RIDUCONO GLI SQUILIBRI. «Molti Paesi hanno cercato negli anni più recenti di modificare la situazione intervenendo in materia legislativa», ha continuato la Süddeutsche, «come in Spagna, Italia, Francia, Olanda, Islanda e Belgio, dove infatti gli equilibri sono migliorati. Di recente è intervenuta anche la Commissione europea, per bocca della commissaria Viviane Reding, che ha annunciato per la prossima estate il varo di misure a livello europeo per ridurre gli squilibri salariali fra i generi e incentivare l'ingresso delle donne nei posti di guida di imprese e amministrazioni pubbliche».
INTRODUZIONE DELLE QUOTE ROSA. Un'iniziativa che potrebbe contemplare, fra le altre, la riproposizione di quelle quote rosa che da tempo hanno suscitato controversi dibattiti nei Paesi in cui sono state introdotte.
Come ha scritto il quotidiano progressista Tageszeitung, «Reading appare determinata nella sua azione, ha programmato una serie di incontri con i managment delle principali imprese europee per discutere e capire quali misure intendano prendere per aumentare la presenza femminile al loro interno, ma in sostanza ha dato loro tempo fino a maggio».
Se i colloqui non saranno convincenti, la commissaria avanzerà le sue proposte: «Personalmente non amo le quote rosa», ha detto, «ma apprezzo gli effetti prodotti dalla loro introduzione».

Il dibattito non è destinato a esaurirsi dopo l'8 marzo

La Germania sta valutando la possibilità di introdurre le quote rosa.

La determinazione della Commissione europea è garanzia che il dibattito non è destinato a esaurirsi una volta spentosi l'inevitabile cono di luce legato alla celebrazione della giornata della donna. Un appuntamento che in Germania è però segnato dai risultati della ricerca dell'Ocse che mette di fatto sotto accusa le politiche familiari perseguite finora dai governi.
MANCANO GLI ASILI NIDO. Ha concluso la Süddeutsche Zeitung: «L'organizzazione ha criticato la mancanza di un numero sufficiente di asili nido che permetta alle donne di tornare al lavoro dopo aver avuto un figlio. Attualmente la disponibilità è talmente bassa che solo al 18% dei bambini sotto i due anni è riservato un posto. E il sussidio di assistenza che verrà introdotto dal 2013 per i genitori che non mandano i figli all'asilo, una misura sponsorizzata dalla Csu, il partito cattolico bavarese, contribuirà a peggiorare la situazione, perché dirotterà denaro che poteva essere utilizzato per aumentare la disponibilità e l'efficienza degli asili».
PARTITO CONSERVATORE SPACCATO. Da tempo, all'interno dello stesso partito conservatore, si scontrano due posizioni quasi inconciliabili: quella del ministro del Lavoro Ursula von der Leyen (in precedenza titolare del dicastero della Famiglia) favorevole al sostegno agli asili nido e alle quote rosa e quella della componente bavarese propizia a tutti gli incentivi che mantengano la donna nel ruolo tradizionale di angelo della famiglia. A giudicare dai dati dell'Ocse, finora ha prevalso la seconda.
DITO PUNTATO SUL SISTEMA DI WELFARE. Ma c'è un altro tassello che congela la struttura tradizionale della famiglia tedesca, di cui però non si ritrova traccia nei commenti dei quotidiani: quello fiscale.
In Germania le coppie sono tassate congiuntamente sul reddito. Il secondo percettore di reddito, generalmente la donna, subisce un pesante disincentivo all’offerta di lavoro, visto che l’aliquota marginale di tassazione congiunta è comunque progressiva. La conseguenza è che donne sposate e madri non hanno una grande convenienza a lavorare, anche perché come coniuge a carico sono coperte dall'assicurazione pubblica del coniuge che lavora.
Il sistema sociale tedesco, attraverso il suo welfare, rafforza dunque la struttura conservatrice: le donne stanno a casa e si occupano dei figli; i mariti vengono tassati pesantemente sul reddito ma a fine mese si ritrovano in busta-paga delle somme aggiuntive di welfare, come il futuro sussidio di assistenza per i genitori che non mandano i figli negli asili.

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