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SVIZZERA 2 Aprile Apr 2012 1300 02 aprile 2012

Berlino, spionaggio finanziario

Tre funzionari regionali tedeschi accusati di aver carpito informazioni su Credit Suisse.

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da Berlino

Quando c'è di mezzo il fisco, le banche e gli evasori, il confine tra Germania e Svizzera sembra assomigliare al Muro di Berlino che per 28 anni ha separato in maniera quasi inaccessibile le due metà della capitale tedesca. E dopo i leggendari scontri che nel 2009 videro protagonista l'allora ministro socialdemocratico tedesco delle Finanze Peer Steinbrück (accusò gli svizzeri di essere come indiani nervosi asserragliati nelle riserve fiscali), ora un altro caso rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico.
«La Svizzera ha spiccato un mandato d'arresto per spionaggio economico contro tre funzionari del fisco tedeschi», ha riportato la Bild, «che secondo l'accusa avrebbero partecipato alla transazione per ottenere un Cd con dati di circa 1.100 clienti del Credit Suisse, acquistato nel 2010 per 2,5 milioni di euro dal Land del Nord Reno-Westfalia, al fine di scovare evasori fiscali».
CREDITE SUISSE SOTTO LA LENTE. 
La rivelazione del quotidiano popolare tedesco è stata poi confermata dal procuratore della Confederazione svizzera Michael Lauber, il quale ha affermato che «sussistono sospetti concreti che in Germania siano stati dati chiari ordini per spiare informazioni del Credit Suisse». Da parte svizzera si è poi precisato che è in corso una procedura di richiesta di assistenza amministrativa e che i tre funzionari rischiano l'arresto solo se si recano in Svizzera, dato che la Germania non estrada i propri cittadini.
Al di qua delle Alpi è scoppiato un putiferio, probabilmente alimentato anche dalla circostanza che proprio nel Nord Reno-Westfalia è appena iniziata la campagna elettorale più importante del 2012, da molti osservatori considerata come un test indicativo per le future elezioni federali del 2013.
UN VERO MANDATO DI CATTURA. Così sono bastate solo poche ore perché scendesse in campo come una furia la presidente della regione Hannelore Kraft (Spd) che, dopo la caduta della sua coalizione di minoranza con i Verdi, ritenta la scalata al governo, finora con il conforto dei sondaggi. «Il mandato di cattura svizzero è un provvedimento eccessivo», ha replicato, «e noi protestiamo per il fatto di presentare i nostri funzionari come dei criminali. I tre ispettori hanno fatto solo il loro dovere, ossia dare la caccia agli evasori tedeschi che hanno depositato soldi non dichiarati su conti bancari svizzeri».
L'ACCORDO SULLA TASSAZIONE DEI DEPOSITI. La governatrice ha poi preso di mira l'accordo firmato da Germania e Svizzera sulla tassazione dei depositi bancari di cittadini tedeschi nella Confederazione, rilevando che «come avveniva in passato, sussistono ancora scappatoie troppo ampie per gli evasori fiscali, e questo non è accettabile per i tanti cittadini onesti che invece le tasse le pagano tutte». Secondo gli accordi presi in settembre, su tutti i depositi bancari di cittadini tedeschi in Svizzera dall'anno prossimo verrà effettuato un prelievo fiscale del 26,4%, retroattivo fino al 2000. I titolari continueranno a rimanere anonimi.

L'accordo fiscale in via di negoziazione con Berna

Ma ad accrescere lo scontro politico in Germania sono state le parole più caute utilizzate dal ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, che rinunciando a salire sul carro degli sdegnati, si è limitato a osservare che «la Svizzera è uno Stato di diritto, nel quale la violazione del segreto bancario viene punita penalmente. Per questo motivo, l'accordo fiscale che stiamo negoziando con Berna non ha nulla a che vedere col mandato d'arresto». Il ministro ha così mostrato comprensione per l'iniziativa della magistratura elvetica, rompendo lo schieramento compatto di Spd, Verdi e del sindacato degli ispettori del fisco, la Deutsche Steuergewerkschaft: «D'altronde in Svizzera la magistratura è indipendente dal potere politico, esattamente come in Germania».
UN ATTO GROTTESCO DI INTIMIDAZIONE. Quest'ultima stoccata è stata indirizzata soprattutto a coloro che lo avevano accusato di ambiguità, per non essersi chiaramente posto dalla parte dei funzionari tedeschi. Tra questi, proprio il presidente della Deutsche Steuergewerkschaft, Thomas Eigenthaler, che secondo quanto riportato dallo Spiegel aveva attaccato il mandato di cattura come «un atto grottesco che nasconde un tentativo di intimidazione contro la politica tedesca». Per questo motivo, Schäuble avrebbe dovuto tutelare gli ispettori dall'atto di criminalizzazione operato dalla giustizia elvetica. Critiche di natura più politica, gli erano piovute addosso invece da due esponenti parlamentari dei Verdi: «Invece di difendere gli ispettori per aver consentito di scovare l'evasione fiscale in Svizzera, Schäuble li ha pugnalati alle spalle dimostrando comprensione per l'iniziativa della magistratura svizzera».

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