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EMERGENZA 4 Aprile Apr 2012 0700 04 aprile 2012

Uova, carestia ceca

L'Ue dice no ai grandi pollai e Praga va in crisi.

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da Berlino

Nell'Europa orientale per Pasqua è tradizione decorare le uova.

La signora Marie è arrivata direttamente da Cheb, piccola cittadina ceca al confine con la Germania, con una missione ben precisa: conquistare nel supermercato di Marktredwitz, un piccolo borgo di neppure 20 mila abitanti della Baviera, il maggior numero possibile di confezioni di uova.
MERCATO NERO DELLE UOVA. Pasqua si avvicina e in Repubblica Ceca, come in tutta l'Europa centrale, dipingere i gusci d'uovo è una tradizione irrinunciabile, oltre che una redditizia attività commerciale. Il problema è che in certi posti le uova non si trovano e le poche ancora in commercio costano un occhio della testa.
È nato così anche un mercato nero di gusci vuoti, rivenduti a peso d'oro come se si trattasse di oggetti di gioielleria.
I cechi hanno individuato il responsabile della catastrofe nell'Unione europea, ma in realtà è un po' anche colpa loro.
L'UE VIETA I GRANDI POLLAI. Una direttiva di Bruxelles ha infatti imposto dall'inizio del 2012 la ristrutturazione delle gabbie di allevamento di polli e galline: vietati i grandi pollai, dove gli animali si schiacciavano l'un l'altro come sardine, e spazio a gabbie più piccole. Chi non si mette in regola, non può più vendere le uova.
In Repubblica Ceca gli allevatori si sono cullati nell'illusione che l'ennesima norma europea sarebbe stata applicata con una certa indulgenza. Così non è stato e ora è troppo tardi per correre ai ripari. Almeno per Pasqua.
PREZZI LIEVITATI SOTTO LE FESTE. La conseguenza è stata che la domanda è esplosa in prossimità delle feste e i prezzi sono saliti alle stelle.
Un uovo costa oggi 30 centesimi, tre volte più che a marzo, e dipingerli per nasconderli nel giardino e far contenti i bambini può costare una buona fetta di stipendio.
Così, per chi vive vicino al confine, la cosa più sensata è macinare un po' di chilometri e fare compere in Germania. Il caro uova spaventa più del caro benzina.

Presi d'assalto i supermercati delle città di confine

A causa dei regolamenti dell'Unione europea, la Repubblica ceca si è ritrovata con una scorta molto limitata di uova.

Da una settimana, strade e autostrade che portano in Baviera si sono così riempite di auto guidate dai cacciatori di uova tedesche.
I supermercati delle cittadine di confine sono stati presi d'assalto, tanto che anche qui, nonostante gli scaffali siano ancora pieni, il prezzo è salito e si teme un'analoga carestia nei giorni della vigilia. E siccome la tradizione di dipingere le uova esiste anche in Germania, la Pasqua rischia di venir ricordata per una piccola guerra.
INUTILI LE VENDITE RAZIONALIZZATE. I commercianti hanno provato a imporre una regola: non è concesso vendere più di due scatole da 12 uova a cliente. Un razionamento come in tempo di guerra.
I cechi, però, non sembrano arrestarsi neppure di fronte a questa nuova ordinanza locale. Arrivano, acquistano due confezioni, le nascondono nel bagagliaio e si dirigono verso il supermercato successivo.
La signora Marie sbircia guardinga intorno, poi ammette: «È il mio terzo acquisto. Ora ripasso il confine, lascio la spesa a casa e ritorno».
VIAGGI ANCHE IN POLONIA E AUSTRIA. Il fenomeno viene segnalato anche nelle zone di confine della Polonia e dell'Austria. Sui quotidiani cechi, la carestia di uova è da giorni notizia da prima pagina: mappe e grafici informano i lettori sui luoghi in cui è ancora possibile trovare uova a prezzi ragionevoli.
Intanto, i responsabili si rimpallano le accuse. C'è chi se la prende con Bruxelles, chi con gli allevatori, chi con i politici, chi con i distributori. La Camera agricola, una sorta di Confagricoltura ceca, ha attaccato il governo per l'insipienza e l'associazione dei distributori per la speculazione sui prezzi.
La questione rischia di trascinarsi però ben oltre Pasqua, quando probabilmente l'attenzione mediatica è destinata a calare. Ci vuole infatti tempo affinché gli allevatori completino la ristrutturazione dei pollai e la produzione ritorni normale.
DIFFICOLTÀ PER IL LIQUORE CECO. A soffrirne sono già le attività legate all'utilizzo delle uova: panettieri e pasticceri in prima fila. Ma chi si trova nei guai più di tutti è Petr Pavlik, direttore generale della Stock, rinomata azienda di alcolici di Pilsen.
Il suo prodotto di punta, il Božkov Vajecny, è un liquore a base di uova per il quale vengono utilizzate 30 tonnellate di tuorlo al mese (somiglia al Vov).
«Ogni bottiglia contiene 140 grammi di uova fresche», si è lamentato Pavlik sul Prager Zeitung, quotidiano ceco in lingua tedesca, «e dall'inizio dell'anno il prezzo della nostra materia prima è salito del 100%».
Probabilmente la Stock può trovare una soluzione interna: sul tavolo del manager sta per arrivare uno studio di fattibilità per entrare direttamente nel mercato dell'allevamento e costruirsi in breve tempo pollai a norma.

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