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GERMANIA 11 Aprile Apr 2012 1200 11 aprile 2012

Hitler, il peso della discendenza

Dopo lo stagnaio di Saint Quentin torna sui quotidiani tedeschi la caccia ai parenti del Führer.

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da Berlino

Günter Grass.

Sarà per il ritorno dei fantasmi del passato, che Günter Grass ha inevitabilmente richiamato con la sua poesia contro Israele, risucchiando l’intera pubblicistica di un Paese in un dibattito che continua a occupare le prime pagine di giornali, riviste e notiziari radiofonici e televisivi. Oppure, più semplicemente, sarà per la reiterata affermazione di un umile stagnaio francese di Saint Quentin, che qualche tempo fa cercò di convincere tutti di essere un autentico nipote di Adolf Hitler.
LA DISCENDENZA DI ADOLF HITLER. Qualunque sia il motivo ispiratore, la Bild ha pensato bene di infilarsi nel buco nero di quel passato per fare il punto sulla sorte della discendenza del Führer. Chi sono, cosa fanno e dove vivono nipoti e pronipoti dell’uomo che ha portato 70 anni fa milioni di ebrei allo sterminio, mezza Europa al massacro e l’intera Germania alla catastrofe?
«Se il 56enne stagnaio francese Philippe Loret risultasse davvero un discendente di Hitler», ha esordito il quotidiano popolare da 5 milioni di copie al giorno, «non è certo l’unico a dover convivere con tale destino. In verità, numerosi successori del dittatore sono ancora in vita e si celano sotto altri cognomi».
I TRE PRONIPOTI A LONG ISLAND. Alla fine degli Anni 90, un giornalista americano scovò tre pronipoti dell’ex imbianchino austriaco nel distretto di Long Island, a un tiro di schioppo da New York. Si trattava di tre nipoti del fratellastro di Hitler, Alois. Si erano rifatti una vita lontano da casa e da quel cognome universalmente imbarazzante: i fratelli Louis e Brian Stuart-Houston alloggiavano assieme in una casa di legno a Patchogue sbarcando il lunario come giardinieri, Alexander Stuart-Houston, il più grande, aveva invece fatto carriera, era stato psicologo e a quel tempo si godeva la pensione a pochi chilometri di distanza a East Northport.
LE INDAGINI DI UNO STORICO E UN GIORNALISTA. Il volontario esilio americano aveva loro concesso una certa tranquillità, destinata però a svanire proprio grazie al fiuto indiscreto del cronista americano. La Bild ha ripercorso gli eventi successivi: «Attraverso il loro involontario aiuto, appena tre anni fa due belgi riuscirono a rintracciare ancora decine di discendenti di Hitler sparsi per il mondo». Si trattava di una strana ma evidentemente ben assortita coppia di segugi: lo storico Marc Vermeeren e il giornalista Jean-Paul Mulders. I due si misero alle calcagna dei tre pronipoti, pedinandoli per 7 giorni e 7 notti. Furono la loro ombra, ogni passo e ogni spostamento veniva seguito a debita distanza, finché non capitò l’occasione attesa.
«Alexander era in auto, si avvicinò a un Drive-in e acquistò un hamburger», ha proseguito il racconto la Bild, «lo divorò e poi si pulì la bocca, gettando il tovagliolo di carta per strada, dal finestrino».

Le ricerche nella regione del Waldviertel in Bassa Austria

Un'immagine di Adolf Hitler.

Quell’atto così poco tedesco (o se si vuole, austriaco) fu la svolta per l’inchiesta dei due cacciatori belgi: «Vermeeren e Mulders erano così entrati in possesso di una prova genetica della famiglia». Con questo codice del carattere ereditario, concentrarono le loro ricerche nella regione nordoccidentale del Waldviertel, nella Bassa Austria, uno spicchio di paradiso prealpino stretto a Nord dal confine con la Repubblica Ceca e a Sud dalle anse del Danubio.
NASCONDERE O CAMBIARE IL COGNOME. «Lì erano nate la nonna di Hitler Anna Schickgruber, il padre Alois e la madre Klara. Con la fine del Terzo Reich, il cognome Hitler sparì del tutto, chi lo portava si affrettò a cambiarlo. I due segugi si misero alla ricerca di cognomi similari e s’imbatterono nella sagoma di un agricoltore, al quale chiesero di sottoporsi alla prova del Dna».
Bingo! La prova non lasciò dubbi: l’agricoltore (al quale il quotidiano riserva nell’articolo un nome di comodo) risultò essere effettivamente un discendente del dittatore. Lui non lo sapeva, la notizia gli piombò sul capo come un fulmine a ciel sereno: «Per me Hitler è stato il più grande criminale di tutti i tempi», disse disperato al quotidiano austriaco News.
RINTRACCIATI 36 SUCCESSORI DEL FÜHRER. La ricerca andò avanti: Vermeeren e Mulders rintracciarono alla fine 36 successori del Führer, la maggior parte dei quali inconsapevoli, tutti ancora in vita e dispersi nei vari borghi della Bassa Austria. Non tutti avevano avuto la fantasia dei tre fratelli americani e i loro cognomi tradivano in qualche modo l’infamante origine: Hietler, Hiedler, Hütler o Huetler.
Oggi è ritornata in un certo modo d’attualità la presunzione di Philippe Loret, dopo che la riscoperta del diario di un soldato ha dato fiato a nuove speculazioni. La pratica era stata già archiviata da Mulders, che si era recato con macchinari e tamponi a Saint Quintin per confrontare non solo i geni del presunto nipote, ma anche quelli di suo padre Jean-Marie Loret: ma le prove del Dna avevano dato esito negativo. «È certo che io sia il nipote di Hitler», ha continuato a insistere il cocciuto stagnaio, «e se non mi credete sono problemi vostri, non miei. Il Führer è stato parte della nostra famiglia». Ai tedeschi, tuttavia, questo orgoglio familiare appare difficile da condividere.

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