Antonio Livi 120420213826
L'INTERVISTA 22 Aprile Apr 2012 0734 22 aprile 2012

Livi, la Chiesa diffidi dei cattivi maestri

Il monsignore contro i teologi-filosofi che non rispettano i dogmi: «Colpevoli di millantato credito».

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Dogma o non dogma, questo è il problema. La polemica sulla teologia cattolica sta offrendo diversi spunti al dibattito culturale, in tema di obbedienza al magistero della Chiesa.
LA RIBELLIONE DELLE SUORE USA. Negli Stati Uniti si sono recentemente registrati casi di resistenza da parte di fedeli, laici e religiosi, rispetto ad alcune scelte di dottrina. Per esempio, il Vaticano ha di fatto «commissariato» la Leadership Conference of Women Religious (Lcwr), l’organizzazione che raccoglie la maggioranza delle Superiore delle congregazioni delle suore americane, accusata di non attenersi ai «principi della dottrina in materia di sessualità». E a Seattle intere parrocchie si sono rifiutate di raccogliere firme per il referendum contro i matrimoni gay.
LA POLEMICA ITALIANA. In Italia l'impennata polemica è partita con la presa di posizione di un teologo, monsignor Antonio Livi, che sulla rivista online La bussola quotidiana ha criticato la teologia (che da molti viene definita «light») di Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose.
CONTRO LA «DIFFERENZA CRISTIANA». Livi, docente di Filosofia della conscenza all'università Gregoriana e allievo del grande filosofo Étienne Gilson, ha attaccato Bianchi, e tutta l'onda di teologi che aprono al cambiamento.
Tutta una vague, secondo Livi e altri, «eretica», convinta che alcuni punti fondamentali del magistero cattolico siano modificabili: Bianchi è proprio il teorizzatore della «differenza cristiana», cioè della modificabilità di alcune posizioni della chiesa.
I «CATTIVI MAESTRI» DELLA CHIESA. Ma Livi ha specificato a Lettera43.it che la sua polemica, più che le questioni pratiche, riguarda la «non negoziabilità» dei dogmi della Chiesa.
«Ho parlato di Enzo Bianchi solo ultimamente», ha detto il monsignore, «dopo aver scritto in passato anche di Piero Coda, illustre teologo ed esponente di spicco dei focolarini, di Vito Mancuso, discepolo di Coda, e di David Maria Turoldo. Personaggi che inquadro nella categoria di “cattivi maestri” nell'ambito cattolico: esponenti di una falsa teologia».

DOMANDA. Perché li giudica cattivi maestri?
RISPOSTA. Premetto una cosa: Rispetto Giuliano Ferrara, che è un «ateo devoto», Marcello Pera che è ateo ma rispetta il cristianesimo. Rispetto Paolo Flores D'Arcais, che è un anticattolico viscerale, e anche l'antireligioso Piergiorgio Odifreddi. Ma se uno si presenta come teologo cattolico deve stare a certe regole, logiche ed epistemolgiche.
D. Che evidentemente molta filosofia e teologia moderna non seguono...
R. Nel mio libro Vera e falsa teologia (Leonardo da Vinci) me la son presa con tutte quelle pseudo-teologie, a cominciare da quelle di Hegel e Schelling, che in realtà sono interpretazoni culturali della dottrina cristiana, presupponendo che il dogma non sia una verità rivelata da Dio. Per loro la verità è una scoperta dell'uomo, è la filosofia.
D. Secondo lei dove sbagliano Coda, Turoldo, Mancuso, Bianchi?
R.
Secondo questi «teologi», più si è progressisti, contro il Magistero, contro Padre Pio, a favore dei protestanti e dei buddhisti, più si è davvero cristiani. Chi si fa passare per teologo cattolico e poi usa posizioni del genere secondo me fa del «millantato credito». Fa un danno reale: la gente riceve dottrine umane che sono obiettivamente contrarie alla vera fede cristiana.
D. Può fare un esempio?
R.
La prima domenica di Quaresima i lettori di Avvenire si sono trovati nelle chiese l'inserto in cui Bianchi spiegava che le tentazioni di Gesù nel deserto sono l'esempio di come l'uomo deve amare l'uomo. Ma Gesù Cristo non è una metafora dell'amore. Per un cattolico è Dio stesso fatto uomo, che ci rivela il Padre e ci redime dal peccato.
D. Nulla di semplicemente umano...
R. Ai cattolici interessa Gesù Cristo in carne e ossa, non si può ridurlo a un simbolo di ideali umani, per quanto suggestivi dal punto di vista letterario. Il Cristo del Vangelo è il Verbo che si è fato carne, che è morto e che è risorto. È lui che ci giudicherà sull soglia dell'eternità, è lui che qui sulla terra è presente nell'Eucaristia.
D. I dogmi non devo essere messi in discussione seguendo i tempi, dunque.
R.
Ci si può e ci si deve adattare al cambiamento storico non nella teologia, ma nella pastorale: prima c'era la messa in latino, adesso è in italiano. La pastorale è organizzazione pratica della evangelizzazione e della disciplina ecclesiastica. Ma la teologia in quanto interpretazione del dogma deve rispettare il nucleo di verità del dogma.
D. Niente dialettica in teologia secondo lei?
R.
In questo senso la Chiesa non si divide in conservatori e progressisti: c'è una sola fede. Anche un cattolico progressista deve ammettere che Gesù è veramente morto ed è veramente risorto. Altrimenti, semplicemente, non è un cattolico.
D. Una ricerca Usa condotta in 27 Paesi ha mostrato che il numero dei credenti è diminuito negli ultimi anni.
R.
I movimenti veri della fede sono molto difficili da capire. Quando è stato canonizzato Padre Pio erano presenti 2 milioni di persone. Cose che non si capiscono se davvero la religione è qualcosa di così distante. Il problema è che non si può sapere chi di chi pratica ha davvero la fede...
D. Se, come ha scritto Vito Mancuso, il popolo di Dio diventasse un «circolo per pochi», sarebbe necessariamente un male?
R. Sono tutte cose esteriori. Sono vecchio, sono vissuto all'epoca di Pio XII quando il cattolicesimo in Italia era potente. Ma gli italiani erano veramente un popolo cattolico? E chi lo sa? C'erano porcherie, ipocrisia, tanti che si fregiavano del titolo di «cattolico» per interessi materiali.
D. Dunque, secondo lei la chiesa non deve seguire il consenso pubblico?
R.
No. Che restasse poca gente, nella Scrittura, è il segno dell'autenticità. L'Apocalisse dice che alla fine dei tempi ci sarà la grande apostasia. Che i fedeli saranno una minoranza. Che gli anticristo saranno al potere. La Chiesa, nel suo progresso, finisce nel peggiore dei modi. Questo dice il Vangelo. Che c'importa di questi flussi statistici?
D. Secondo lei anche testate cattoliche come Avvenire e Famiglia Cristiana inseguono questo tipo di consenso invece di trattare di Dio. Fa venire in mente Adriano Celentano che, a Sanremo, aveva criticato questi giornali perché «non parlano mai del Paradiso».
R.
Sono sicuro che non è farina del suo sacco, non può avere detto una cosa così intelligente.
D. Però secondo lei ha ragione, in sostanza.
R.
Certo, ha perfettamente ragione. Famiglia Cristiana e Avvenire parlano solo di sociologia, economia, politica. Già ai tempi di Paolo VI Famiglia Cristiana fu redarguita perché contro la morale cattolica. In seguito Giovanni Paolo II ha rimproverato le Edizioni Paoline e sempre Famiglia Cristiana per aver sposato tutte le teorie peggiori incentivando la disaffezione alla confessione, che fa molto comodo a chi non crede più al peccato, alla vita eterna e alla salvezza nei sacramenti.
D. Invece?
R.
Invece il peccato esiste. Un mondo che non accetta l'idea di peccato non può capire il messaggio del Vangelo, che è un messaggio di conversione e di salvezza.
D. Lei ha accusato Corriere della Sera, La Stampa, la Repubblica, di essere anticattolici
R.
Certo. In fondo vedono la chiesa come fumo negli occhi. Guardi il Sole 24Ore. Mi devo leggere il supplemento culturale ogni santa domenica. Non c'è una parola che non sia contro il cattolicesimo.
D. Ma ci scrive il cardinal Gianfranco Ravasi...
R.
Appunto. Già otto anni fa sul Sole negava il peccato originale. Malgrado questo è diventato cardinale perché è molto apprezzato per le sue doti di letterato e comunicatore di idee morali e religiose. È uno dei potenti di oggi.
D. Ma questo secondo lei non ne fa necessariamente un'autorità...
R.
Né Ravasi, né Bianchi, né altri hanno autorità dottrinale se non rispettano il dogma e se non si identificano con il magistero ecclesiastico. Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno insistito sul fatto che non si può mettere in dubbio il peccato originale, insegnato in modo inequivoco non solo nella Genesi ma anche testimoniato nella lettera di San Paolo ai romani.
D. Padre Pio era molto amato. Era a favore del dogma?
R. Credeva talmente al dogma della divinità di Gesù e alla presenza di Cristo nell'Eucaristia che anche fisicamente viveva con sofferenza la celebrazione della Messa. E viveva il ministero della confessione, il sacramento del perdono, stando in confessionale quasi tutto il giorno. Non aveva fatto particolari studi teologici. Era un povero frate credente.
D. Diciamolo: per essere un vero teologo non è necessario essere una persona colta...
R.
Certo. Abbiamo dottori della Chiesa come Caterina da Siena che era analfabeta, Teresa D'Avila che aveva letto solo romanzi cavallereschi e non conosceva il latino. Ma che riuscì a convincere un teologo dottissimo come Giovanni della Croce, e lo trascinò con sé. Lei, ignorante, portò un teologo a condividere le stesse categorie ascetico-mistiche della riforma dell'ordine carmelitano.

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