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10 Maggio Mag 2012 0800 10 maggio 2012

Milano, torre di cultura

Il collettivo Macao vuole restituire gli spazi ai cittadini.

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L'assemblea del 6 maggio 2012 alla Torre Galfa a Milano.

L'arte si riprende la città. A Milano come a Berlino. Il collettivo Macao ha occupato all'inizio di maggio la Torre Galfa, di proprietà del gruppo Ligresti, abbandonata da 15 anni (guarda la photogallery).
IL SIMBOLO DEL LIBERISMO FALLITO. Per gli occupanti, con quei suoi 33 imponenti piani desolatamente vuoti, lo stabile in zona stazione centrale era il simbolo del fallimento del liberismo sfrenato. Una sorta di carcassa che ora intendono riportare alla vita, dando al contempo una mano alla città. «Non abbiamo occupato uno spazio, l'abbiamo liberato per restituirlo a Milano», spiega a Lettera43.it un rappresentante dei Lavoratori dell'arte, un'associazione culturale coinvolta nel progetto.
ARIA DI RINNOVAMENTO. Un tentativo di rinnovamento che arriva dalla capitale economica di un'Italia in piena crisi, dove la cultura conta, ma sicuramente contano di più i danè.
L'assemblea inaugurale si è svolta il 5 maggio, il 6 invece si è tenuta la prima grande riunione aperta a tutti, che ha visto il primo piano affollarsi di giornalisti, curiosi arrivati per capire cosa stesse succedendo e cittadini speranzosi in un primo passo verso la costruzione, partita dal basso, di qualcosa di nuovo.

Macao e la rivoluzione dei precari delle industrie creative

Torre Galfa, Milano. Gli spazi occupati dal collettivo Macao.

Il collettivo Macao è nato dall'unione di diversi gruppi. Oltre ai Lavoratori dell’arte, ci sono il Cinema Palazzo e il Teatro Valle Occupato di Roma, il Sale Docks di Venezia, il Teatro Coppola di Catania, l'Asilo della Creatività e della Conoscenza di Napoli, e il Teatro Garibaldi Aperto di Palermo: artisti, intellettuali, insegnanti, esperti del diritto, attivisti, scrittori, film maker, filosofi, economisti e architetti, tutti impegnati nella costruzione di «un centro per le arti di Milano».
IL «MANIFESTO» DEL COLLETTIVO. «Apriamo Macao perché la cultura si riprenda con forza un pezzo di città», è stato ribadito, «in risposta a una storia che troppo spesso ha visto la città devastata da professionisti di appalti pubblici, da spregiudicate concessioni edilizie che hanno inseguito una logica neo liberista che ha umiliato gli abitanti perseguendo un unico obiettivo: fare il profitto di pochi per escludere i molti. Siamo quella moltitudine di lavoratori delle industrie creative nati precari, siamo il cuore pulsante dell’economia del futuro, e non intendiamo continuare ad assecondare meccanismi di mancata redistribuzione e di sfruttamento».

«Per una città che sia espressione del bene comune»

Milano: una tavola rotonda alla Torre Galfa, in zona stazione centrale.

«Abbiamo un sacco di lavoro da fare», spiegano gli occupanti. «Dobbiamo trasformare queste belle parole in pratiche reali sempre più efficaci e costruire modelli alternativi a quelli in cui viviamo. E tutto dipende da noi».
DALL'ORTO ALLE TAVOLE ROTONDE. E il collettivo non se ne è stato con le mani in mano. Nella Torre si sta tentando di mettere in sicurezza il piano terra e di bonificare l'ambiente circostante con la creazione di un orto.
Inoltre sono stati organizzati diversi tavoli di discussione. Tra i temi, la ricostruzione dello spazio e le strategie di comunicazione. L'obiettivo è sempre lo stesso: costruire una città nuova che sia «espressione del bene comune».

Uno scossone al «sistema arte» italiano

I 33 piani della Torre Galfa a Milano. Lo stabile abbandonato da 15 anni è di proprietà del gruppo Ligresti.

Di certo Macao ha dato un bello scossone al gessato «sistema arte» italiano. E, almeno per ora, la città ha reagito bene.
«Non condivido il metodo dell'occupazione abusiva», ha commentato l'assessore alla Cultura Stefano Boeri che ha recentemente incontrato il collettivo, «ma credo che il problema posto sia ineludibile: a Milano troppi spazi di grande qualità restano vuoti, perché sfitti e invenduti, quando invece potrebbero essere utilizzati temporaneamente - in attesa della destinazione definitiva - per ospitare imprese e attività creative che chiedono luoghi disponibili per lavorare e fare cultura».
«Questa città sta costruendo City Life, Porta Nuova ed Expo, producendo ulteriori cubature che rimarranno invendute e vuote», replica con una punta di polemica un esponente di Macao. Alla città non serve tutto questo. A Milano serve cultura».

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