CHIESA & SEGRETI 15 Giugno Giu 2012 1205 15 giugno 2012

Il prete che inguaia lo Ior

Trapani, il don con conti segreti.

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L'ex vescovo di Trapani, monsignor Francesco Miccichè.

Non ci è voluto tanto tempo per capire che lo tsunami che si è abbattuto sulla Chiesa di Trapani con il “licenziamento” del vescovo Francesco Miccichè (ancora senza un chiarimento ufficiale dal Vaticano) e le indagini sul conto di padre Ninni Treppiedi non fossero solo una sporca storia di provincia. Come anticipato da Lettera43.it, il caso aveva implicazioni che uscivano dai confini trapanesi e coinvolgevano anche il Vaticano.
La defenestrazione di Ettore Gotti Tedeschi dalla guida dello Ior - la banca vaticana - e la rogatoria internazionale partita dalla procura di Trapani hanno avuto tempi troppo ravvicinati per non apparire legate.
SOLDI SPORCHI E AMMANCHI IN CURIA. Qualcuno, sulla base del memoriale di Ettore Gotti Tedeschi, ha ipotizzato che i due conti allo Ior, ora sotto osservazione dei magistrati e legati proprio a Treppiedi, fossero riconducibili a soldi provenienti da ambienti mafiosi.
Anche se il procuratore di Trapani Marcello Viola ha specificato che il procedimento attuale si riferisce esclusivamente a «somme sottratte da parte dei soggetti indagati in danno di enti ecclesiastici della diocesi di Trapani, con esclusione di qualsivoglia ulteriore ipotesi investigativa».
Insomma, secondo il magistrato nessuna indagine sta seguendo la pista mafiosa. Anche perché se fossero emersi elementi di questo genere, come ha precisato Viola, l’inchiesta sarebbe dovuta passare per competenza alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
UNA CITTÀ DI MAFIA E DI MASSONERIA. Per ora l'unica certezza è che le indagini vanno avanti e che sono tanti gli intrecci di relazioni e di interessi che valicano i confini di paese e arrivano dritti in Vaticano e nelle stanze della politica.
Don Ninni Treppiedi vantava, e vanta, amicizie importanti. E Trapani è una città in cui la mafia è una presenza tanto forte quanto invisibile, e dove la massoneria ha conquistato nel tempo fette sempre più importanti di potere.
L'ATTACCO DECISO ALLE LOGGE LOCALI. Se ne accorse subito anche Miccichè quando arrivò 14 anni fa in diocesi e iniziò ad attaccare con decisione le logge e i loro simboli. Lo sapeva pure il suo predecessore, monsignor Domenico Amoroso, che spesso raccontava di ricevere strane telefonate notturne silenziose.
Poi Miccichè iniziò a conoscere il territorio e a farsi conoscere. E, nella sua lotta decisa al malaffare e all'apparente apatia della città, iniziò a farsi tanti nemici e a pestare molti piedi. Troppi. Il piglio deciso del vescovo sembrava essersi un po' moderato da quando al suo fianco era arrivato padre Ninni, l'economo.

Don Ninni, un prete, tanti legami e molte bugie

Don Ninni Treppiedi.

Treppiedi è originario di Paceco, un piccolo paese a 15 chilometri da Trapani. Figlio di un ex funzionario di banca, si era da subito fatto conoscere in città per la sua intraprendenza e per la capacità di fare rete. In poco tempo era riuscito a conquistare la fiducia di molti, al punto che lo stesso Miccichè lo scelse come suo braccio destro e direttore amministrativo della Curia.
Treppiedi non ha mai nascosto le sue frequentazioni con molti importanti nomi della politica, in primis quella con l’ex sottosegretario all’Interno e senatore del Popolo della libertà Antonio D’Alì.
LA FINTA DOCENZA ALL’UNIVERSITÀ LUMSA. Spesso Roma era meta dei suoi viaggi. Il motivo, raccontava, era l'incarico di insegnante in una prestigiosa università pontificia, la Lumsa.
Quando il vescovo lo rimosse dalla guida della chiesa di Alcamo, Treppiedi cercò di nascondere la cosa e fece sapere, invece, che era stato lui a lasciare per dedicarsi all’insegnamento. Ma poco dopo arrivò la smentita e la conferma ufficiale che una cattedra alla Lumsa il prete trapanese non l’aveva mai avuta.
LE FALSE DIMISSIONI PER MOTIVI DI STUDIO. Miccichè infatti scoprì, non solo un lungo elenco di bugie, ma anche importanti ammanchi di denaro nelle casse della curia, e iniziò a indagare sul suo economo. E, con i primi dati alla mano, decise di procedere con la sospensione del prete. Treppiedi presentò allora le sue 'dimissioni' da arciprete di Alcamo il 4 marzo 2011, e il 15 dello stesso mese l’auto del vescovo - in visita ad Alcamo - fu danneggiata. Un fatto che a molti era parso quasi un atto intimidatorio.
Treppiedi pubblicamente si indispettiva quando venivano enfatizzati i legami della sua città con la mafia: ne è un esempio l’articolo di fuoco che scrisse su un quotidiano locale contro una puntata di Anno Zero, la trasmissione condotta da Michele Santoro, che evidenziava tutti i mali della politica trapanese e il malaffare mafioso. «Per fortuna che i trapanesi, intelligenti, hanno cambiato canale», scrisse.
LA RENDICONTAZIONE CHIESTA DAL VATICANO. La sospensione a divinis del sacerdote chiesta da Miccichè fu confermata dal Vaticano il 20 febbraio e in quell’occasione la Santa sede chiese a Treppiedi di presentare alla Congregazione «il rendiconto completo della gestione operata per la parrocchia di San Silvestro Papa in Calatafimi-Segesta durante gli anni 2007-09».
IL DEPISTAGGIO SUL MILIONE DI EURO SPARITO. In quella parrocchia, infatti, risultano essere stati alienati 11 beni immobili per un valore complessivo di circa un milione di euro. E, forse, proprio per quella cifra era stata architettata la macchina del fango contro Miccichè, per alimentare la voce che quei soldi evaporati dalla casse della diocesi - e di cui si era iniziato a parlare in città - fossero in realtà spariti a causa della fusione tra due fondazioni in mano al vescovo.

Le strane coincidenze, gli indagati in Vaticano e l’avvocato veggente

Città del Vaticano: Piazza San Pietro.

Anche alcune altre vicende capitate in concomitanza con la sospensione a divinis di Treppiedi hanno lasciato molti dubbi. Non appena arrivato il decreto vaticano, i genitori di padre Ninni andarono a colloquio con il vescovo nelle vesti di portavoce del figlio che offriva la sua disponibilità a riparare. Ma i familiari si erano muniti di un registratore per conservare quella conversazione e, nel caso, utilizzarla a loro vantaggio.
L’AVVOCATO A CONOSCENZA DELLA RIMOZIONE. Ma non solo. Il decreto di sospensione di Treppiedi arrivò una settimana prima dall’annuncio fatto in tribunale dal suo avvocato difensore, il socialista Vito Galluffo, che fermandosi a parlare con magistrati e giudici non aveva fatto mistero di un'informazione di tutt’altro genere rispetto a quella resa nota dall’ufficio stampa della diocesi, e cioè che la rimozione di Miccichè fosse questione di ore.
Una strana coincidenza, visto che nessuno in curia sembrava essere a conoscenza di questa notizia che è poi ufficialmente arrivata solo il 19 maggio. Quindi tre mesi dopo.
TREPPIEDI AVEVA DUE CONTI ALLO IOR. Ora sui conti dello Ior sotto la lente che farebbero capo a Treppiedi, il legale del sacerdote ha precisato che il suo assistito aveva un solo conto corrente alla banca vaticana, non due, per un importo complessivo di 16 mila euro frutto degli stipendi per il lavoro svolto all’università Lumsa. In pratica per quella cattedra che non è mai, almeno ufficialmente, esistita.

L'arciprete con gli “agganci” Oltretevere

Una vecchia immagine che ritrae padre Ninni Treppiedi insieme con Francesco Miccichè.

A questi fatti se ne aggiunge un altro che era stato raccontato solo da un giornale di provincia, ma che ha dell’inquietante, e che riguarda Antonella Aprile e Aldo Mirabile, una coppia di Alcamo indagata per diffamazione nei confronti di Miccichè. Mirabile deve rispondere anche di stalking nei confronti dell’alto prelato.
I due, coinvolti nell'inchiesta che interessa Treppiedi, il 18 febbraio erano stati invitati in Vaticano in occasione del Concistoro per la nomina di 22 cardinali, uno dei quali era monsignor Bertello, ex nunzio apostolico in Italia che ha condotto l'indagine istruttoria vaticana sulla diocesi di Trapani che ha portato al “licenziamento” di Miccichè.
LE FOTO SU FACEBOOK CON DE CASTRO. La coppia pubblicò immagini e commenti su Facebook (guarda il documento in esclusiva). Salvo poi cercare di cancellare e fare sparire tutto dalla Rete, quando però il materiale era già finito sul tavolo del magistrato.
Fra le foto ce n’era anche una che ritraeva Aprile e Mirabile insieme con un neocardinale: Monteiro De Castro, ex segretario della Congregazione dei vescovi. Proprio l'istituzione che ha portato avanti l’ispezione nella diocesi di Trapani e inviato il “visitatore” Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo.
TREPPIEDI E L’AMICIZIA COL CARDINAL RODÈ. Fra le amicizie “importanti” d’Oltretevere vantate da Treppiedi c’è anche quella con il cardinale sloveno Franc Rodè, prefetto della Congregazione per gli istituti di Vita consacrata, a cui il prete trapanese avrebbe regalato un'autovettura di grossa cilindrata. I rapporti fra i due non sono recenti, tanto che Rodè era stato ospite nel giugno del 2010, proprio ad Alcamo, per una celebrazione mariana.
Cinque giorni dopo la sua nomina, poi, Rodè venne contattato dal segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone, che di punto in bianco gli chiese un aiuto che nulla aveva a che fare con il sacro. Parlò al neocardinale di una storia di appalti italiani in Slovenia. Lo convinse a intervenire presso il governo di Lubiana per sbloccare l'impasse nel contenzioso tra l'impresa di costruzione italiana Grassetto e la Dars, l'agenzia statale slovena per le autostrade.

Mogavero e Romeo: due figure distanti da Miccichè

Monsignor Domenico Mogavero.

Quando dal Vaticano è arrivata la notizia della sua rimozione, Miccichè ha ricevuto telefonate di solidarietà da tutti i vescovi siciliani. Tutti tranne due: l’arcivescovo di Palermo Paolo Romeo, che pare invece essere in buoni rapporti con Treppiedi, e Mogavero, il “visitatore” apostolico.
IL CALDO CONSIGLIO DISPENSATO AL VESCOVO. Il vescovo di Mazara e responsabile della Conferenza episcopale italiana per gli Affari giuridici - incaricato di fare chiarezza sulla vicenda trapanese - in un’intervista rilasciata nel novembre del 2009 a proposito delle relazioni “pericolose” di D’Alì e del suo rapporto con la Chiesa, aveva consigliato a Miccichè di parlare con il politico.
IL SENSO DELLA CHIESA PER IL SENATORE. La spiegazione? «Perché il senatore si sente un uomo di Chiesa visto che pur di ricevere per la seconda volta il sacramento del matrimonio, come racconta la sua ex moglie, ha chiesto l’annullamento. Il senatore frequenta i nostri ambienti, le nostre chiese. Ma bisogna vedere cosa si intende per essere un uomo di Chiesa. La verità è una, non è bifronte. È la pratica dei valori che ci qualifica non la loro pronuncia».

I legami con la politica e il rapporto con il senatore D’Ali

Il senatore Antonio D'Alì.

È scontato che molti abbiano ipotizzato che dietro la richiesta di rogatoria allo Ior, partita dalla procura di Trapani sui due conti sospetti, ci fosse una storia di mafia. Trapani è infatti la terra di latitanza di Matteo Messina Denaro.
Il padre del boss era campiere proprio nelle terre di D'Alì, indagato in passato per concorso esterno in associazione mafiosa, per cui ha ottenuto il rito abbreviato. Era stato don Ninni a introdurre il vescovo nel mondo della politica locale, alla corte del senatore, che quando era sottosegretario all’Interno aveva la delega a gestire i fondi dedicati al culto e si era sempre mostrato molto attento a soddisfare le richieste del prelato per ristrutturare chiese, conventi e luoghi di culto.
L’ANNULLAMENTO DEL MATRIMONIO. L’ex moglie del senatore, Maria Antonietta Aula, in un’intervista del 2009 su Il Fatto Quotidiano - poi in parte smentita dalla stessa - raccontava del pericolo di vedersi annullare il matrimonio come richiesto dal marito, grazie all’appoggio proprio di Treppiedi, fratello del capo di gabinetto del senatore quando era presidente della provincia di Trapani e allora braccio destro di Miccichè.
D’Alì, nel frattempo, si era sposato in un monastero sconsacrato e fra i testimoni aveva avuto l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu e Bruno Vespa.
L'ESITO DELLA ROGATORIA INTERNAZIONALE. Ora non resta che attendere l'esito della rogatoria e capire la provenienza di quei soldi e cosa contengano davvero i conti allo Ior. Miccichè ha già lasciato Trapani (gli è stato caldamente chiesto di non dimorare in tutta la provincia) senza risparmiarsi un'ultima frase che dà un senso all'intera vicenda: «La mafia l'ho conosciuta nei posti più impensati».

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