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LA TEORIA 7 Febbraio Feb 2013 1130 07 febbraio 2013

La macchia nella mente dove nasce il crimine

Il buco nel cervello dove nasce il crimine.

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Il neurologo tedesco Gerhard Roth.

Esiste un buco nero nel cervello dove si cela tutto il male che porta una persona a uccidere. È la teoria di un neurologo tedesco, il dottor Gerhard Roth, il quale è convinto che tutti criminali hanno almeno una caratteristica in comune: un’ombra scura nel lobo frontale.
In un’intervista al Daily Mail Roth ha spiegato: «Quando sottoponiamo assassini, stupratori e ladri a una radiografia la zona cerebrale rivela quasi sempre gravi carenze nella parte frontale-inferiore».
Questo tratto comune, a detta del medico, potrebbe essere utile nel curare e rieducare i criminali e persino nel prevenire azioni violente tra coloro che, di fatto, pare siano dotati di un ‘buco nel cervello’.
PREDISPOSIZIONE GENETICA AL CRIMINE. Ciò che Roth vuole dimostrare, ha sottolineato l’Independent, è la possibilità che vi siano predisposizioni genetiche alla violenza ma anche che alcuni problemi di salute possano lasciare un danno irreparabile negli individui, inducendoli al comportamento criminale.
Da anni il dottor Roth studia per conto del governo tedesco le persone violente e che hanno compiuto reati.
NESSUNA EMOZIONE COMPASSIONEVOLE. «Abbiamo mostrato ai soggetti alcuni cortometraggi e misurato le onde cerebrali prodotte al momento della visualizzazione: per ogni azione brutale e scena squallida mostrata non si è prodotto alcun tipo di emozione».
In particolare, ha aggiunto, «nell’area del cervello che regola la compassione e la pena non succedeva nulla».
L'IMPORTANZA DI AMBIENTE E STORIA CLINICA. Non si tratta solo di patrimonio genetico. Il dottor Roth non ha negato l’importanza fondamentale sia dell’ambiente di crescita sia della storia clinica delle persone come possibile causa delle azioni criminali. «Vi sono stati casi di aumento dei comportamenti violenti a causa di un tumore in quell’area del cervello». Di più, il problema in taluni casi è anche reversibile. «Dopo l’operazione di rimozione del cancro i soggetti curati sono tornati a vivere nella più completa normalità», ha dichiarato il medico.

Disturbi nel lobo frontale sinonimo di potenziale criminalità per il 66% dei casi

L'ubicazione del buco nero nel lobo frontale del cervello: secondo il neurologo Roth la sua presenza indicherebbe potenziali comportamenti violenti.

Ma il passaggio non è in realtà così semplice e automatico come potrebbe sembrare. Lo stesso Roth non si è detto in grado di spiegare gran parte delle improvvise disfunzioni comportamentali dei soggetti analizzati.
«Il cervello cerca di compensare le tendenze violente. Vi sono degli esempi di deficit psicologici causati dal malfunzionamento della serotonina che vengono autoregolati dal corpo ma a volte è difficile capire come», ha aggiunto.
Di una cosa però il medico è certo: «Quando vedo in un giovane dei disturbi dello sviluppo nel lobo frontale inferiore sono sicuro: al 66% sto osservando un potenziale criminale, un violento in divenire».
I ragazzini che ai raggi X mostrano una massa oscura in quella zona del cervello per Roth vanno destinati alla rieducazione: «È facile individuare i comportamenti anti-sociali fin dalla tenera età», ha affermato.
TRE CATEGORIE DI CRIMINALI. Il criminale tipo comunque, buco nero o meno, non esiste. O meglio, secondo il medico esistono tre categorie di persone potenzialmente pericolose: quelli che ha classificato come ‘psicologicamente sani’ ma che sono cresciuti in un ambiente in cui il furto, la violenza fisica e persino l’omicidio sono all’ordine del giorno; coloro che presentano dei disturbi mentali e ai quali basta un’occhiata storta da parte dei qualcuno per esplodere e adottare comportamenti violenti o, addirittura, commettere omicidi; e i terzi, infine, quelli che Roth ha definito «psicopatici puri». A quest'ultimo gruppo, secondo il ricercatore, «appartenevano persone del calibro di Hilter e Stalin».
Certo le ricerche e le parole del medico tedesco suscitano alcune perplessità, non solo nella comunità scientifica. Ma Roth è sicuro: «Quel buco nero è il luogo in cui si cova, nasce e si nasconde il male».

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