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BENESSERE 18 Gennaio Gen 2014 0800 18 gennaio 2014

Cannabis e uso terapeutico in Italia: quattro cose da sapere

Dalle malattie che cura ai costi per i farmaci.

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Nessuna liberalizzazione, piuttosto una legalizzazione della cannabis che si basi su controlli rigorosi. Solo così sarebbe possibile ampliare in Italia l'uso terapeutico dei farmaci cannabinoidi, non solo per la sclerosi multipla, unica patologia per la quale è autorizzato al commercio un farmaco nel nostro Paese.
È questo l'obiettivo della proposta racchiusa nel disegno di legge del senatore del Partito democratico Luigi Manconi, presentato il 15 gennaio, di cui Vidmer Scaioli è stato consigliere scientifico.
RITARDO CULTURALE. Neurologo dell’Istituto Carlo Besta di Milano, Scaioli è sempre stato in prima linea a combattere le resistenze culturali che frenano la corretta applicazione di un farmaco in grado di migliorare la qualità della vita di migliaia di pazienti affetti da cancro, diabete, Sla, sclerosi multipla e altre patologie. Ma il ritardo della legislazione italiana rispetto ad altri Paesi d'Europa e dell'America del Nord, condanna i malati a spese esorbitanti.
L'ULTIMA APERTURA DA TORINO. «Quello che vogliamo ottenere è un cambio culturale», dice a Lettera43.it Scaioli, «ora ci sono molti pregiudizi sull'uso della cannabis in medicina perché fino al 2013 non si poteva nemmeno prescrivere a livello medico».
Il ddl è arrivato dopo l'apertura del Consiglio comunale di Torino all'uso terapeutico, seguita a ruota da vari esponenti del mondo politico, primo fra tutti Roberto Formigoni. Senza contare che il 2014 si è aperto con la legalizzazione della vendita di marijuana per fini ricreativi in Colorado negli Stati Uniti.
Ecco alcune informazioni per sapere come è regolamentato in Italia l'uso terapeutico della cannabis.

In Italia la cannabis può essere utilizzata solo per scopi terapeutici: solo per i malati di sclerosi multipla il costo è a carico del Sistema sanitario nazionale (©Getty).

1. La cannabis è utilizzata in un'ampia gamma di terapie

Non solo terapia del dolore, ma anche controllo della pressione sanguigna dell'occhio, cura dell'asma bronchiale e dell'espilessia notturna.
L'efficacia dei farmaci cannabinoidi, cioè derivati dal principio attivo della pianta della cannabis, è riconosciuta in medicina fin dalla fine del XIX secolo. I prodotti derivati hanno proprietà analgesiche e antiematiche, cioè aiutano a contrastare nausee e vomito, soprattutto nei pazienti affetti da tumori. Sono poi utilizzati per il trattamento dell'asma e per controllare la pressione sanguigna dell'occhio ed evitare i glaucomi.
AIUTA I MALATI DI AIDS. Gli ultimi studi ne hanno accertato anche l'efficacia in ambito psichiatrico per pazienti con disturbi dell'umore di tipo depressivo.
Inoltre sono utilizzati per il trattamento dei dolori muscolari e per il controllo di alcuni sintomi di patologie neurodegenerative, prima fra tutte la sclerosi multipla, e per pazienti con lesioni midollari. Recenti ricerche hanno evidenziato che la cannabis stimola l'appetito nei malati di Aids.

2. Attualmente l'uso terapeutico in Italia è limitato

Un farmaco per una sola malattia. La sclerosi multipla è l'unica patologia per la quale è autorizzato il commercio in Italia del Sativex, registrato dalla britannica Gw Pharmaceuticals e distribuito nel nostro Paese da Novartis.
Si tratta di uno spray orale che contiene l'estratto di un principio attivo, il delta-9 tetraidrocannabinolo o Thc, che si trova nelle foglie e nei fiori della pianta di cannabis.
FARMACO DA 600 EURO. Disponibile solo dal luglio del 2013 il Sativex è a carico del Sistema sanitario nazionale solo per i pazienti a cui è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Tutti gli altri malati a cui può essere prescritto devono pagarlo di tasca loro. E non è certo a buon mercato: per una scatola che dura meno di un mese il prezzo ufficiale è di 380 euro, ma in commercio il costo varia dai 500 ai 600 euro.
Veneto, Toscana e Puglia hanno disciplinato la modalità di somministrazione, ma il sistema è farraginoso: la prescrizione del medico finisce alla Asl, da qui in Regione, che interessa il ministero. Quest'ultimo a sua volta si occupa di acquistare il prodotto all'estero.

3. Nel resto d'Europa è consentito l'utilizzo medico

Il ddl Manconi ha lo scopo di riallineare l'Italia a quanto già avviene in Europa e nel Nord America.
Negli Stati Uniti fu la California nel 1996 a essere il primo Stato, seguito da altri 19, ad approvare normative che contemplano l'esenzione dal divieto per uso medico.
AMMESSO L'IMPIEGO CURATIVO. Nonostante in Europa la maggior parte degli Stati prevedano pene più o meno diversificate per chi viene trovato in possesso di cannabis, l'utilizzo in medicina è consentito in Germania, Belgio, Lussemburgo, Svizzera e Gran Bretagna. La Francia ha autorizzato l'utilizzo del Sativex, ma il farmaco sarà commercializzato entro l'inizio del 2015.
I più fortunati? Spagna, Olanda, Portogallo e Repubblica Ceca dove il consumo di cannabis è perfettamente legale.

4. Semplificare l'accesso ai farmaci per i pazienti

L'obiettivo del disegno di legge sull'uso terapeutico della cannabis è di «semplificare e rendere accessibile ai pazienti il ricorso a quei farmaci a base cannabinoide, che nell'esperienza scientifica hanno dimostrato di avere una notevole efficacia», sottolinea Manconi. Mediamente la 'dose' giornaliera di cui hanno bisogno i pazienti è di circa 1-1,5 grammi.
Inoltre si includono anche le «persone giuridiche private» tra i soggetti autorizzati alla coltivazione di piante di cannabis. È questo l'aspetto che più preoccupa Scaioli.
APERTURA ALLA COLTIVAZIONE. «La coltivazione personale non deve essere vista come un cavallo di Troia per la liberalizzazione. Sarebbe autorizzata solo per i pazienti cui sono state diagnosticate determinate malattie che permetterebbe uno stretto controllo da parte delle autorità», spiega l'esperto.
Nel testo si semplificano poi le modalità di importazione, consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci, disciplinandone anche la somministrazione ospedaliera, e si prevede di individuare «aree idonee» alla coltivazione per far fronte al fabbisogno nazionale.
Il testo introduce infine una specifica causa di non punibilità (anche sotto il profilo amministrativo) di chi si procuri o disponga di cannabis a fini terapeutici.

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