Aborto Consulta 120620171150
LA DENUNCIA 8 Marzo Mar 2014 2119 08 marzo 2014

Il Consiglio d'Europa: «L'Italia viola il diritto d'aborto»

Severo parere del Consiglio d'Europa.

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In Italia le strutture sanitarie preposte a garantire l'aborto sull'intero territorio nazionale di fatto non riescono ad assicurare l'accesso in tutti i casi previsti per legge, a causa dell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza.
L'IPPF EN: «DIRITTI VIOLATI». In questo modo, dunque, «l'Italia viola i diritti delle donne» che vogliono abortire.
È severo il parere del Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa nella risposta al reclamo collettivo presentato nell'agosto 2012 dall'Ong International Planned Parenthood Federation European Network (Ippf En) e da altre organizzazioni in merito alla violazione da parte dell'Italia del diritto alla salute delle donne, così come sancito dall'articolo 11 della Carta sociale europea.
IL MINISTERO: «HANNO DATI SBAGLIATI». Ma il ministero della Salute contesta con i numeri: «In Italia il carico di lavoro per i ginecologi non obiettori negli ultimi 30 anni si è dimezzato, passando da 3,3 aborti a settimana nel 1983 agli attuali 1,7». Quindi «appare difficile sostenere che il numero elevato degli obiettori di coscienza sia un ostacolo per l'accesso all'interruzione volontaria della gravidanza (Ivg), prescritta dalla legge 194 del 1978».
Per il numero uno della Cgil, Susanna Camusso, la risposta del Comitato «è un atto forte che sancisce un diritto fondamentale e incontrovertibile per le donne: quello della libertà di scegliere della propria vita e del proprio corpo, con un'assistenza sanitaria adeguata, come prevede la legge».
ROCCELLA: «ATTACCO STRUMENTALE». Il ministero guidato da Beatrice Lorenzin fa sapere di aver «già avviato, insieme alle Regioni, un monitoraggio che coinvolge ogni struttura sanitaria in cui potenzialmente potrebbe essere presente un accesso Ivg, e anche ogni singolo consultorio: le schede di raccolta dati, concordate nell'ambito di un tavolo tecnico ministero-regioni, sono già state inviate alle singole regioni, che le stanno elaborando. Il ministero valuterà se sia il caso di fornire questi dati, peraltro pubblici, al Comitato europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d'Europa, per effettuare delle controdeduzioni».
Per la deputata di Ncd Eugenia Roccella il pronunciamento del Comitato è «del tutto immotivato e pretestuoso, frutto di una non conoscenza dei dati italiani, peraltro facilmente accessibili» e «di una volontà strumentale da parte dell'Ippf di attaccare l'Italia''.

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