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REPORTAGE
17 Aprile Apr 2014 0944 17 aprile 2014

Brasile, paura a Bahia per lo sciopero della polizia

Il viaggio di Lettera43.it a Salvador.

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da Salvador de Bahia

Salvador è la terza città più popolosa del Brasile, dopo San Paolo e Rio de Janeiro.

Gli ambulanti che si trascinano giorno e notte nell'afa pesante come il piombo si sono liquefatti per primi, rintanati come topi dentro ai palazzi fatiscenti in fondo a Rua do Carmo.
La casa-museo dello scrittore Jorge Amado, orgoglio del Pelourinho, il centro storico di Salvador de Bahia, è stata sigillata con assi di legno scuro, e poi a malincuore abbandonata al proprio destino.
UNA CITTÀ FANTASMA. Tutto tace persino nella scuola di percussioni afro-brasiliane, sulla cui porta sbarrata qualche ottimista aveva incollato soltanto poche ora prima un biglietto: «Bussate, noi siamo comunque dentro».
Per oggi di certo non busserà più nessuno: Bahia è una città fantasma. La polizia militare è in sciopero dal 15 aprile: fino a 30 anni fa, nell'epoca buia della dittatura, ci sarebbe stato da festeggiare. Oggi non più: non si sa quanto potrebbe durare. E in lontananza risuonano colpi che assomigliano troppo a spari.
SCONTRO AGENTI-GOVERNO. Nel 2012 il braccio di ferro tra forze dell'ordine e governo brasiliano per un aumento di stipendio si è tradotto in 12 giorni di Far West: il tasso di omicidi è cresciuto del 100% dopo le prime 24 ore senza agenti per le strade.
Adesso in ballo c'è il biglietto da visita che la presidentessa Dilma Rousseff conta di esibire per aumentare le proprie chance di rielezione in ottobre: la sicurezza di Salvador de Bahia, anima nera del Brasile, città lasciva e indomata, ma comunque tappa obbligata per i Mondiali di calcio che hanno spaccato a metà il Paese. Per Dilma è anche una questione di immagine. Per tutti gli altri soprattutto di vita e di morte.

È povero il 30% degli abitanti di Bahia

La polizia militare di Bahia è in sciopero dal 15 aprile.

I destini si incrociano nello spiazzo in cui i maestri della scuola capoeira ogni mattina cercano di catturare monete e promesse di matrimonio dalle passanti: dopo pranzo si è svuotato della musica dei tamburi per riempirsi di ragazzini lunghi e secchi spuntati da chissà dove.
Stanno fermi agli angoli della strada a osservare la situazione, aspettando il momento giusto.
VIVERE CON 22 EURO AL MESE. Uno qualsiasi degli iPhone che i turisti portano in tasca mentre rientrano frettolosamente verso la sicurezza degli alberghi equivale a più di quello che molte famiglie in città maneggiano in un intero anno: il 9,8% della popolazione locale vive in condizioni di estrema povertà, che le statistiche definiscono - meno precisamente degli arti deformi e degli occhi velati - come un reddito mensile inferiore a 66 reais (circa 22 euro). Poi c'è l'11,2% dei bahiani che rientra nella categoria degli indigenti, e il 30% definito povero. La differenza tra le classi di appartenenza sta forse nella ferocia con cui desiderano mettere le mani su quell'iPhone. E su qualsiasi cosa si possa barattare con droga o denaro.
I TURISTI FUGGONO NEGLI HOTEL. Meglio di tutti gli altri lo sanno i commercianti senza altro posto dove andare che le sedie di plastica rossa fuori dalle loro case-bottega, spettatori involontari dello show che sta per iniziare. Gringa, muito perigoso aqui: per gli stranieri qui è troppo pericoloso, ripetono come una cantilena; Fica em hotel, bisogna chiudersi in hotel.
I primi gringos iniziano a farlo a metà pomeriggio: un autobus che costeggiava il litorale è stato assaltato e da lì in poi è tutto un andirivieni di taxi che scaricano gente in bermuda di fronte alle porte degli alberghi, per poi ripartire sgommando.
DUE ROTTWEILER NON BASTANO. Alle 17 nei vicoli del centro non c'è anima viva. Fuori da un ostello stazionano con aria minacciosa i due rottweiler da 60 chili del gestore che ha chiuso la porta con catena e lucchetto. Non basta a sentirsi sollevati: forse i cani funzionano come deterrente per i bambini di strada dipendenti dal crack, ma non certo per le gang organizzate. E non certo quanto le ronde notturne dei 12 mila poliziotti che pattugliano di solito Bahia per proteggerla dai suoi spiriti.

La polizia chiede aumenti di stipendio dell’80%

A Salvador si verificano 62 omicidi ogni 100 mila persone.

Gli agenti litigano con il governo per un aumento di stipendio dell'80%; la presidentessa è disposta a dare loro solo il 35%.
Ma in una città in cui si verificano 62 omicidi ogni 100 mila persone, cinque volte di più del tasso definito «accettabile» dalle Nazioni Unite e quasi tre volte più di Rio de Janiero e San Paolo, le percentuali fanno la differenza. Il passare delle ore fa il resto, trasformando la città più viva del Brasile nella sua ombra.
AUTOBUS FERMI, TAXI SPARITI. A fine giornata non c'è un solo ristorante aperto nel centro storico. Sbocconcellando panini fatti arrivare chiedendo aiuti al vicinato, i turisti cercano un modo per andarsene dalla città fantasma. Ma gli autobus sono fermi e i tassisti spariti. I telefoni delle società di autisti privati, un lusso che si concedono gli abitanti dei quartieri ricchi vicino al Faro di Barra, dove è stato sigillato perfino il più grosso shopping center dello Stato, suonano a vuoto.
La metropoli più nera del Brasile, dove solo un abitante su cinque ha la pelle chiara e fino a 150 anni fa gli schiavi venivano venduti nella stessa piazza oggi costellata di botteghe e gallerie d'arte, è avvolta in un silenzio tombale, più fragoroso della musica che gli albergatori provano a proporre come surrogato di normalità, servendo cahipirinha gratis fino a notte fonda.
ASPETTANDO L’ARRIVO DELL’ESERCITO. In mancanza di un accordo, Dilma ha promesso l'arrivo dell'esercito a presidiare le strade. «Ma loro non sanno gestire la sicurezza, hanno il grilletto troppo facile», ammette a malincuore Miguel, funzionario dello Stato del Minas Gireis, all’interno del Brasile, intrappolato come tanti in una vacanza da incubo. «Se solo i soldi impiegati per lo stadio fossero andati alla città, magari ora i poveri sarebbero meno poveri e meno arrabbiati».
Duecento milioni di euro non avrebbero certo risolto i problemi atavici di Bahia. Ma probabilmente avrebbero tolto dalle strade qualcuno di quelli che di sera si aggirano in cerca di una preda, carichi di rabbia e di disperazione.

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