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STORIE 28 Giugno Giu 2014 1043 28 giugno 2014

Gay pride 2014: la storia della trans Daniela Lourdes Falanga

Daniela racconta la sua storia a Lettera43.it.

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Daniela Lourdes Falanga.

Visino da vespa, capelli fluenti e coraggio da vendere. Si chiamava Raffaele prima dell'operazione, adesso è Daniela Lourdes Falanga, una donna che ha lottato contro i pregiudizi di una città difficile per rivendicare se stessa e diventare ciò che ha sempre sognato di essere.
«Adesso sono quello che desidero vedere, sono il mio specchio. Serena. Prima ero sola, inquieta, passiva, silenziosa. Ero altro, ero proiettata verso la morte, verso il niente».
Nata a Pompei, operatrice sociale di 36 anni, figlia di un malavitoso violento e di una madre prima «nemica poi amica», si è spogliata dei suoi abiti per raccontarsi a Lettera43.it.
«La mia infanzia è stata terribile. Da piccoli non si ha la possibilità di scegliere, tutto ci è imposto dalla famiglia in primis e poi da etichette sociali. Il colore delle bambine è il rosa, quello dei maschietti è l'azzurro. Se toccavi una Barbie erano mazzate, potevo solo giocare con i robot. Ero costretta a interpretare un ruolo che mi riusciva male».
FUORI DAL GIRO DI DROGA E PROSTITUZIONE. Imprigionata dentro un corpo che non le apparteneva («Sentivo il pene come una appendice estranea da nascondere tra le gambe»), è stata una delle poche trans - grazie alla sua intraprendenza - a non finire nel giro della droga e della prostituzione.
«Napoli è la seconda città dopo Rio de Janeiro per numero di trans», spiega Daniela. «È una realtà difficile, particolare e controversa allo stesso tempo. È includente, ma trovare un lavoro è difficile. Molte donne sono obbligate alla prostituzione, che non è mai una scelta».
I TENTATIVI DELLA MADRE DI MASCOLINIZZARLA. Sportiva e salutista, è fiera del suo corpo tranne che del suo naso che, come come dice Agrado di Tutto su mia madre, se l'avesse saputo non se lo sarebbe ritoccato. Da piccola per 'mascolinizzarla' la madre le impose 10 anni di karatè. Ma Daniela ama il fitness, la corsa, il cinema d'essai francese.
Dopo anni passati nell'ombra e nell'emarginazione, un episodio le fece superare l'idea costante di morire. «Dovevo riprendermi con le unghie la mia vita, dovevo rincorrerla. Mi pagavo le spese mediche dallo psicologo», racconta. A 19 anni il grande passo. Si sottopose al difficile intervento di vaginoplastica. Fu una intervista di Eva Robin's, che sul piccolo schermo dichiarava di non essere «ermafrodite ma una trans», a farle decidere di diventare donna. «Finalmente avevo la possibilità di cambiare i perimetri del mio corpo, dopo una infanzia fatta di dolore e di disagi. Prima mi sentivo diversa, ora potevo riprogettare come sognavo di essere. Mi sottoposi all'intervento all'ospedale San Camillo di Roma».

Daniela: «La legge 164? Non è al passo coi tempi, deve assolutamente cambiare»

La marcia del Gay pride 2014.

Dopo un po' di tempo dall'operazione ebbe una occlusione intestinale.
Medici e infermieri furono costretti a chiamare il professore che l'aveva operata e che in quel momento si trovava in vacanza. «Venne addirittura in elicottero», racconta sorridendo. «Non puoi immaginare il dolore. Per questo quando ho preparato le carte per cambiare la mia identità ho scelto di chiamarmi così. Daniela vuol dire giudicata da Dio. Io sono molto religiosa e sin da piccolo ho sentito il suo occhio vigile su di me. E poi tutti dicono che mi sta bene».
Lourdes «perché quando ebbi quella complicazione, pregai alla Madonna di Lourdes, c'era una statuetta azzurra, il mio colore preferito, che si trovava nel piano dell'ospedale dove ero ricoverata. E Falanga è il mio cognome».
«MOLTI SONO OBBLIGATI A STERILIZZARSI». In Italia l'attribuzione del nuovo status sociale e del sesso sono previsti dalla legge 164 del 1982. L'operazione è pagata dalla mutua. Con il tempo però la legge ha dimostrato di non essere, secondo Daniela, al passo con i tempi: «Deve essere reinterpretata perché per avere un documento, per essere conformi alla propria identità, chi decide di non operarsi non può farlo. Molti sono obbligati a sterilizzarsi. E questo deve assolutamente cambiare».
Daniela adesso è serena, sa che molte battaglie per i diritti Lgbt devono essere ancora combattute. Dopo l'operazione s'è messa alle spalle tanti pregiudizi, ma è consapevole che ci vorranno ancora anni prima che le cose possano cambiare del tutto.
«MIO PADRE MI DICEVA CHE FACEVO SCHIFO». Da donna non ha mai più visto il padre, che è stato arrestato, ma lui dal carcere ha fatto sentire ancora una volta quella voce che la tormentava quando Daniela era un bambino. «Ho vissuto la sua prepotenza da piccolo e anche quando mi negò l'amore di mia cugina. Dal carcere mandava messaggi e le proibiva di vedermi. Ho dovuto combattere nella mia vita anche contro questo».
«Mio padre, che lasciò mia madre per una altra donna, guardava le mie cugine e le mie sorellastre e le abbracciava», racconta Daniela. «Tutte tranne me. Non esistevo, per lui ero muro, ero un albero. Quando incrociava il mio sguardo poi mi diceva che facevo schifo. Per anni mi sono sentita dire dalle persone che ero stata coraggiosa, ma per me non era così».
Ora è tutto cambiato. «E me lo dico anche da sola», sorride Daniela con un pizzico di orgoglio. «È vero, sono stata coraggiosa».

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