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VITTIME DELLA CRISI 7 Luglio Lug 2014 1008 07 luglio 2014

Emilio Missuto, storia di un imprenditore dimenticato

Vanta crediti per 3 mln con lo Stato.

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L'imprenditore Emilio Missuto.

Via del Mazzarino, Roma. Da qui, all’angolo con via XXIV Maggio, si vede il Quirinale. Emilio ci entra di buon mattino: viene ricevuto all’ufficio Affari generali interni ed esce poco dopo mezzogiorno.
Ha il volto provato, da sei giorni è in sciopero della fame. Di cognome fa Missuto, è un imprenditore 40enne originario di Caltanissetta la cui azienda è «fallita per colpa dello Stato».
Si dice «fiero di essere italiano» anche se, aggiunge mescolando rabbia a malinconia, «io in questo Paese non credo più».
«VITTIMA DI UNO STATO PREDATORE». «Ho ricevuto nuove rassicurazioni riguardo la mia vicenda. Perciò ho deciso di riprendere a mangiare e bere, ma sono nuovamente pronto a smettere se la situazione non si sbloccherà», afferma una volta fuori dal Colle. La sua battaglia dura da otto anni e viene combattuta a colpi di scioperi della fame e della sete che, 12 mesi fa, lo hanno visto perdere oltre 30 chili in 90 giorni.
Emilio è uno dei tanti imprenditori a cui lo Stato chiede ma non da. Solo nel 2013, secondo un’indagine di Link Lab (il laboratorio di ricerca socio-economica della Link Campus University), quasi la metà delle 149 persone che si sono tolte la vita per motivi economici erano titolari di aziende in crisi o fallite. Non a caso il 18 giugno la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia che – è scritto nella lettera inviata al governo – «non sta applicando in modo corretto» la direttiva sui ritardi di pagamento entrata in vigore il 16 marzo dello scorso anno.
«VANTO CREDITI PER MILIONI DI EURO». Nello specifico, Emilio ha visto crollare il suo mondo per 37 mila euro di tasse non pagate: «Ventitré mila euro di sorte capitale a cui vanno sommati gli interessi», spiega a Lettera43.it.
Il rovescio della medaglia sono però i crediti che la sua azienda, la Cosei srl di Gela (una delle società di famiglia specializzata nel rinforzo degli argini dei fiumi e dei costoni alpini), vanta nei confronti di numerosi enti pubblici. Una cifra che, sostiene Missuto, oscilla oggi fra i 2 e i 3 milioni di euro.

Missuto: «Combatto quotidianamente per i miei dipendenti e le loro famiglie»

Il Palazzo del Quirinale, residenza del presidente della Repubblica.

Questa volta la sua protesta è iniziata davanti al Palazzo di Giustizia di Cagliari, visto che uno dei contenziosi per lavori pubblici eseguiti ma non ancora pagati riguarda il Comune di Santadi, in Sardegna.
Nella black list di Missuto, però, c’è anche il Comune di Niscemi, che gli deve 800 mila euro.
In questi giorni, come detto, l’imprenditore siciliano è nella Capitale, dove ha già presentato un ricorso al presidente della Repubblica.
«MI HANNO TOLTO LA DIGNITÀ». «Ci tengo fare una precisazione», prosegue Missuto. «Non sono in cerca di notorietà. L’unico motivo per cui sto portando avanti questa battaglia sono i cinquanta dipendenti della mia azienda, persone oneste ed educate che sono stato costretto a licenziare, e le loro famiglie, che da un giorno all’altro si sono ritrovate in mezzo alla strada».
Lo Stato «mi sta derubando della proprietà e dei macchinari» ma soprattutto «della dignità». Per questo l’imprenditore chiede di essere ricevuto dal capo dello Stato.
«VOGLIO INCONTRARE NAPOLITANO». «Sono venuto fino a Roma per portare a casa notizie certe, non posso tornare a mani vuote. L’unica persona che può darmi risposte è Giorgio Napolitano», conclude Emilio. Perciò «sono pronto a iniziare un nuovo sciopero della fame e della sete che porterò avanti ad oltranza fino a quando non incontrerò il presidente». Intanto, sulla sua pagina Facebook, in tanti lo invitano a non mollare. Lui rassicura: «Non mi toglieranno mai la voglia di lottare».

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