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ESTERI 27 Luglio Lug 2014 0718 27 luglio 2014

Lavorano troppo e muoiono nel sonno: sempre più casi in Cina

A Dongguan, negli ultimi 10 anni, 700 persone hanno perso la vita per la Sudden unexpected death syndrome.

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da Pechino

Operai al lavoro in una fabbrica di Dongguan.

Dopo essere finita in prima pagina per lo scandalo dell'impiego di minori presso il fornitore della Samsung, Dongguan, la città cinese sinonimo di fabbrica e lavoro operaio, sale di nuovo agli onori della cronaca per un fatto poco esaltante: i morti di fatica.
La quarta tigre del Guangdong, che con Guangzhou, Shenzhen e Foshan forma senza soluzione di continuità paesaggistica il delta del fiume delle Perle, ha registrato 893 casi di giovani lavoratori deceduti misteriosamente nel sonno dal gennaio 2001 all'ottobre del 2013. Se si considera il decennio 2004-2013, i morti sono 697, cioè più del triplo rispetto ai 231 casi registrati dal gennaio 1990 al dicembre 1999.
IL 90% LAVORAVA IN CATENE DI MONTAGGIO. La fonte è una ricerca condotta da Cheng Jianding, professore della Zhongshan School of Medicine presso l'università Sun Yat-sen.
Oltre il 90% delle vittime erano lavoratori alla catena di montaggio, la maggior parte aveva un'età compresa tra 21 e 40 anni. Le autopsie hanno rivelato l’assenza di malattie potenzialmente mortali o di lesioni. La ricerca sostiene che, oltre agli orari massacranti, anche la scarsa igiene e l'insufficiente ventilazione degli spazi abitativi e di lavoro rendono il rischio di decesso più elevato.
LA SINDROME SUNDS, IL PRIMO CASO NEL 1917. Alla base della morte di tutte queste persone, la cosiddetta Sudden unexpected death syndrome (Sunds), patologia provocata in genere da brusca difficoltà nella respirazione, che resta un enigma per i medici da quando nel 1917 fu diagnosticata per la prima volta nelle Filippine.
Ha incidenza maggiore nei Paesi del Sudest asiatico, tra cui Thailandia e Vietnam, ma è stata per la prima volta associata allo sfinimento da troppo lavoro nel Giappone postbellico, quello alle prese con la fatica quasi sovrumana di ricostruirsi. L'hanno chiamata karoshi – termine in uso anche nelle lingue occidentali - e la Cina ha ripreso gli stessi tre caratteri della parola giapponese per la propria versione: guolaosi.

I settori più esposti: edilizio, metallurgico ed elettronico

Cina: migliaia di lavoratori nel settore calazaturiero in sciopero a Dongguan.

In Cina meridionale, circa un lavoratore su 100 mila è colpito dalla sindrome e le statistiche dicono che si tratta soprattutto di soggetti ad alta intensità di lavoro e bassa istruzione. Cioè migranti, l'esercito industriale sulle cui schiene si è costruito il boom della Dragone “fabbrica del mondo”, il modello che adesso la leadership di Pechino vuole rivedere.
E non è quindi un caso che ora si conducano e si rendano note ricerche di questo tipo. Nella città del Guangdong, le vittime di guolaosi lavoravano in aziende del settore - tra gli altri - edilizio, chimico, elettronico, metallurgico e della moda, riporta il Quotidiano del Popolo.
DIPENDENTI INCORAGGIATI AGLI STRAORDINARI. Zhang Yiri, professore al Politecnico di Guangzhou, attribuisce il numero crescente di casi all'«irragionevole» sistema delle retribuzioni in auge a Dongguan, che incoraggia le persone al lavoro straordinario: «Diversi padroni danno stipendi base molto bassi, pagando meglio le ore extra», spiega il professore al Renmin Bao. «Di conseguenza, molti fanno gli straordinari per guadagnare di più».
Peng Peng, ricercatore all'Accademia di Scienze Sociali, dice che i dipartimenti governativi e i datori di lavoro dovrebbero agire di concorso per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei migranti, aumentando i salari minimi.
IL PROBLEMA DEI RISARCIMENTI. Mentre il dipartimento del Lavoro di Dongguan rifiuta per ora di commentare, emerge un altro problema, che riguarda i risarcimenti.
Secondo Zeng Feiyang, direttore del Guangdong Panyu Migrant Worker Center di Guangzhou, «è particolarmente difficile aiutare le vittime a ottenere un risarcimento perché la legge cinese non riconosce il concetto di sovraccarico di lavoro». I padroni, spiega Zeng, possono facilmente sollevare obiezioni contro eventuali accuse, argomentando che «i colleghi della vittima lavorano per lo stesso numero di ore e godono di ottima salute».

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