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REPORTAGE 24 Agosto Ago 2014 0800 24 agosto 2014

Napoli, immigrazione tra disagi e paure

Il 77% dei cittadini è contro i migranti.

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da Napoli

Una manifestazione di migranti a Napoli.

A Ferragosto, dopo l'arrivo di più di mille profughi in porto, ha spiazzato tutti, dichiarando che «l’immigrazione così com’è, senza una cultura dell’accoglienza e senza una disciplina che garantisca gli ospiti e chi li riceve, è insostenibile». «Specie», ha aggiunto, «per una città come Napoli che a stento riesce a gestire se stessa».
BARRA CONTRO GLI IMMIGRATI. Il caftano bianco, il fez alla marocchina calato sulla testa, le labbra grosse e carnose, la pelle olivastra, la voce potente, misteriosa, profonda: Peppe Barra, 70 anni, figlio d’arte (mamma Concetta è stata una splendida interprete), tra i fondatori della Nuova compagnia di Canto popolare, maestro nella musica che contamina umori, suoni e culture del Mediterraneo, è stato - tra l’altro - fra i migliori amici della mitica Miriam Makeba, Mama Afrika, morta a novembre 2008, dopo un concerto, a Castevolturno cioè a due passi da Napoli.
LA PAURA DEI NUOVI VICINI. Perciò, ora che in un’intervista se l’è presa con gli immigrati, in molti hanno creduto di aver capito male. Invece, Barra ha puntualizzato: «I 30 cingalesi che sopravvivono in due stanze nel palazzo in cui abito, nel centro antico di Napoli, durante il weekend si ubriacano e si accoltellano. Non lo nego: mi fanno paura, se potessi fuggirei lontano».
E ancora: «Gli immigrati stanno deturpando, lordando, svilendo Napoli. Sono troppi, maleducati, arroganti, cattivi». «La mia è paura, sono terrorizzato, ci sono momenti in cui, stando in casa, temo per la mia vita».
PANICO NELLA SINISTRA LOCALE. Poi ha concluso: «Prostituzione minorile, vendita di merce contraffatta: questa gente ha perso la dignità. Noi siamo l’ex Magna Grecia: qui l’ospite era sacro, ma - se non si dispone neanche di una stanza - non si può ospitare più nessuno. Mi sono spiegato?».
Barra «si è spiegato», seminando il panico nella sinistra politically correct locale che si sta azzannando in una diatriba pro o contro gli immigrati in cui a ritrovarsi in netta minoranza risultano i pochi che hanno mostrato comprensione per i nuovi arrivati.
77,1% È ANTI-ACCOGLIENZA. Un sondaggio del quotidiano Corriere del Mezzogiorno, che ha ospitato il j'accuse di Barra, rende noto che il 77,1% dei napoletani dà ragione alle tesi anti-accoglienza. E solo il 14% ha definito «qualunquista» l’atteggiamento del cantante. E solo l’8,9% ha ritenuto che «dovrebbe chiedere scusa per quel che ha detto», così come gli aveva suggerito di fare il sindaco Luigi De Magistris, «indignato» dalle frasi contro i migranti.
LONTANO DAGLI STRANIERI. Non è mancato chi si è preso la briga di tirar fuori un passo di Il desiderio di essere come tutti, il romanzo di Francesco Piccolo (scrittore casertano, teorico della 'Casertanità') che a luglio ha vinto il premio Strega 2014: «Mi vanto di far crescere i miei figli in un quartiere multietnico», ha scritto Piccolo, «ma un sacco di volte tiro via i bambini davanti a uno straniero che mi sembra pericoloso e odio con tutta l’anima quelli ubriachi che dormono davanti al mio portone e non posso dirlo, ma spero che si spostino più in là».

Il sassofonista Senese: «Vengono qui e creano disagi a se stessi e a loro»

Dopo gli ultimi sbarchi di migranti, Napoli ha plaudito alle tesi anti-accoglienza di Peppe Barra.

Nella Napoli spaurita che cerca cibo nella spazzatura, il coro anti-immigrati si fa processione. Perfino James Senese, sassofonista, nero a metà perché nato a Miano (periferia Nord della città) da un soldato afroamericano e da una napoletana, ha dato ragione a Barra rifugiandosi in uno sconsolato «quelli farebbero meglio a restare nei loro Paesi»: «Vengono qui», ha commentato, «dove manca tutto, ma a far che cosa? A vendere i fazzolettini? Così creano disagio a se stessi e a noi altri».
Roberto Vecchioni, cantautore milanese, ha provato a spezzare una lancia a favore dell’accoglienza («Mi risulta difficile immaginare che Napoli sia deturpata dagli extracomunitari», ha detto), ma è rimasto inascoltato.
«PROBLEMA DA GOVERNARE». Sul piano politico, la destra tace. È dal versante della sinistra locale che si esplicitano, invece, i «sì» più convinti alle tesi anti-immigrati: Antonio Bassolino, ex governatore della Campania ed ex sindaco di Napoli, in un tweet ha stigmatizzato lo sdegno di De Magistris affermando che «Barra non è affatto razzista» e che «le sue opinioni si discutono, non si demonizzano»: «L’immigrazione», ha scritto Bassolino, «oltre che una risorsa è un problema da governare».

ATTACCHI A DE MAGISTRIS. A dare man forte all’ex governatore è intervenuto Antonio Polito, opinionista, direttore del Corriere del Mezzogiorno ed editorialista del Corriere della Sera. Polito se l’è presa con «la superficialità della cultura buonista e rousseauiana secondo cui la convivenza tra diversi sarebbe cosa naturale». Poi si è schierato con le tesi anti-accoglienza di Barra, un artista che - ha scritto - «al contrario del sindaco, non vive in collina o a Posillipo ma nel centro antico, cioè a contatto diretto con gli immigrati». E si è chiesto, scettico, «se davvero l’unica cosa che un sindaco possa fare per l’integrazione sia la cittadinanza onoraria regalata ai figli degli immigrati». I distinguo si fanno sottili.
IL SUD SEMBRA LA PADANIA. Il clima è teso, la polemica infuria. Gerardo Marotta, seguace di Benedetto Croce e anima dell’Istituto italiano per gli studi filosofici, ha rilanciato il disagio: «Napoli è diventata un sacco di stracci», ha detto, «qui hanno ammazzato gli intellettuali e al potere hanno messo luridi capi-briganti».
C’è chi, spaesato, ha sussurrato tra i denti: «Sto a Forcella, nel cuore di Napoli, ma dai mormorii razzisti che ascolto mi sembra quasi di vivere in Padania».

La città sta dimenticando di essere stata metropoli tollerante e sorniona

Tensione per le strade di Napoli tra migranti e napoletani.

Napoli, la metropoli tollerante e sorniona, si fa para-leghista, per eccesso di miseria? E davvero la sinistra locale sta diventando integralista e post-razzista?
I più preoccupati hanno osservato: «Da mesi, gli episodi di insofferenza anti-immigrati si susseguono impuniti. Ne sanno qualcosa gli extracomunitari scacciati via a bastonate dagli abitanti in piazza Garibaldi ogni volta che tentano di svendere in strada le cianfrusaglie recuperate a mani nude tra i rifiuti».
MIGRANTI COME APPESTATI. Oppure ci sono centinaia di immigrati sbarcati al porto di Napoli e spediti in blocco all’ospedale Cotugno, quello del tifo e del colera, come se fossero tutti appestati e infetti.
Alessandro Di Rienzo, filmaker napoletano, ha detto pessimista: «Napoli non è una città tollerante, o forse lo è ma solo per distrazione». E ha spiegato: «Perché si radichi la tolleranza c’è bisogno di un progetto conoscitivo dell’altro, non di folklore».
CACCIA AL NERO IN CENTRO. In piazza Bellini (centro antico) il Caffè arabo ha dovuto annullare la rassegna musicale ContaminAzione per colpa dei continui raid delle bande di bulli e della quotidiana «caccia al nero». Un gruppo di ragazzi di colore è stato presa a bottigliate da coetanei napoletani perché «suonavano troppo la chitarra».
Contro Rachid, un ragazzo marocchino che tornava a casa in bicicletta, hanno invece sparato «per dare l’esempio».
All’inizio dell’estate 2014, a Castelvolturno gli abitanti sono scesi in strada per inveire contro «i neri che comandano a casa nostra». Per farsi capire meglio, qualcuno ha sparato colpi di pistola.
SCRITTE CONTRO BALOTELLI. Di stampo para-razzista, secondo alcuni, sarebbe anche la maglia con la scritta contro il calciatore di colore Mario Balotelli messa in vendita in alcuni negozi in via Toledo. Senza parole lascia l’iniziativa del sindaco di Marcianise, paese tra Napoli e Caserta, che si è scagliato contro la prefettura che aveva affidato a una cooperativa locale poche decine di immigrati. Il sindaco ha chiesto i documenti a tutti. Infuriato.
Ma il più sfortunato è stato il giovane immigrato ghanese che, sbarcato a Lampedusa e trasferito a Giugliano, è annegato a pochi metri dalla riva nel mare (nemico) di Castelvolturno. Si era tuffato all’ora di pranzo, per rinfrescarsi un po’.

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