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INTERVISTA 25 Agosto Ago 2014 0700 25 agosto 2014

Hedy Epstein, chi è la pacifista 90enne di Ferguson

Hedy Epstein a Lettera43: «Continuo a lottare per la pace».

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Tra la folla che manifestava sotto il palazzo del governatore del Missouri Jay Nixon, a Saint Louis, c’era anche lei: Hedy Epstein, 90 anni, ebrea nata in Germania e scampata da bambina ai lager nazisti, diventata attivista per i diritti di chiunque abbia bisogno del suo supporto. Nelle piazze o sul campo, nelle zone di guerra.
Dal 1948 vive negli Stati Uniti e parla un inglese perfetto, privo di accento tedesco, probabilmente anche grazie a quel Kindertransport (un treno pieno di bambini in fuga dal nazismo) che da piccola le ha salvato la vita portandola a Londra.
L'ARRESTO PER LE PROTESTE. Lunedì 18 agosto, in una delle sue proteste, è, però, stata arrestata dalla polizia.
«Volevamo incontrare il governatore Nixon», racconta a Lettera43.it, «quando siamo arrivati al palazzo, polizia e sicurezza ci hanno impedito di entrare. Ma si tratta di un edificio aperto al pubblico. Ci hanno detto che il governatore non c’era e ci hanno chiesto di andarcene». A quel punto il sit-in: «Nove di noi sono rimasti ad aspettare il ritorno di Nixon e ci hanno arrestati». Sono stati liberati poco dopo, ma non è ancora finita: «Il 21 ottobre abbiamo un appuntamento con il giudice».

Hedy Epstein durante uno sciopero della fame per Gaza (©GettyImages).

DOMANDA. È stato il suo primo arresto quello in Missouri?
RISPOSTA.
No, mi è già capitato parecchie volte in passato.
D. Ormai ha 90 anni…
R.
Ho appena 90 anni (in inglese suona più o meno così: «You’re 90 years old»; «I’m 90 years young», ndr).
D. Ok, ha solo 90 anni. Non si è stancata?
R. Finché potrò battermi per la pace, la giustizia e l’uguaglianza lo farò. E fortunatamente sono ancora in grado di farlo.
D. Che rapporto ha con la polizia?
R. Gli agenti che ci hanno arrestato hanno fatto il loro lavoro, non c’è stata violenza. Ma a Ferguson spesso ce n’è tanta.
D. E con le generazioni più giovani? È vero che sono più pigre rispetto al passato?
R. Purtroppo penso che anche i più anziani siano pigri e diano un pessimo esempio ai più giovani.
D. Quindi non è vero che oggi si sia meno disposti a combattere per i diritti di quanto non lo si fosse in passato?
R. Negli Anni 60 e 70 la situazione era molto diversa. La discriminazione all’epoca era più evidente, ora è un po’ nascosta, ma le minoranze continuano a soffrire lo stesso tipo di oppressione.
D. Negli anni lei ha viaggiato molto. È stata in Vietnam, Cambogia e Palestina. Come mai ha scelto di vedere la guerra con i suoi occhi e non si è limitata a osservarla e manifestare da lontano?
R. Mi sono sentita in dovere di fare qualsiasi cosa potessi. Non posso essere ovunque, ma posso impegnarmi nei luoghi in cui vado e quando ci vado.
D. Cosa pensa dei nuovi raid americani in Iraq?
R. Stiamo iniziando l’ennesima guerra, ed è un altro errore.
D. Ma lo Stato islamico sta uccidendo yazidi, curdi, cristiani…
R. È una tragedia, ma non credo che si possa evitare lanciando delle bombe.
D. Lei è ebrea, ma supporta la causa palestinese. Perché?
R. Quello della Palestina è un popolo oppresso dallo Stato e dall’esercito di Israele.
D. Ha anche comparato la situazione a Gaza a quanto gli ebrei hanno dovuto subire durante il nazismo, giusto?
R. Non mi piace fare paragoni, perché non esiste nella Storia una situazione identica a un’altra. Ma sì, vedo delle similitudini. Molti dei parenti dei cittadini di Israele e dei suoi governanti sono stati vittima dell'Olocausto. Dovrebbero aver imparato la lezione: non si opprime un altro popolo.
D. Il fatto di essere un'ebrea filopalestinese le ha causato qualche difficoltà? Ha ricevuto delle critiche?
R. Non sono da sola, fortunatamente. Ci sono diverse organizzazioni di ebrei che si oppongono alle politiche oppressive di Israele, negli Usa e nel mondo. Io sono membro della Jewish voice for peace e frequento la sede qui a Saint Louis.
D. Quando è stata arrestata indossava una maglietta con lo slogan ‘Stay human’. Conosceva Vittorio Arrigoni?
R. Sì, lo conoscevo personalmente. Era una persona meravigliosa e piena d’amore che aveva scelto di vivere a Gaza, con i palestinesi. Era come il pifferaio magico: lui si muoveva e i bambini lo seguivano ovunque. Poi, il 15 aprile del 2011, è stato rapito e ucciso in modo barbaro.
D. Cosa ha provato quando è successo?
R. Ero semplicemente choccata, terrorizzata. È stata una perdita enorme per tutti noi, per l’umanità.
D. Secondo lei quale potrebbe essere la soluzione della questione palestinese?
R. L’occupazione deve finire e deve esserci un confronto paritario e onesto tra le parti. Netanyahu dice che vuole la pace, ma poi continua la sua politica di violenza contro i palestinesi. Non può esserci pace senza onestà.
D. Il 21 ottobre dovrà andare dal giudice per i fatti di Saint Louis. Fino a quel giorno continuerà a protestare per la morte di Michael Brown?
R. Sì, ma non lo faccio solo per lui. C’è un intero sistema responsabile per la sua morte e non vogliamo che altre persone vengano uccise semplicemente per il colore della loro pelle. La polizia deve essere educata al rispetto di chi non è bianco.
D. La discriminazione razziale esiste ancora, dunque?
R. Certo. La gente di colore, per lo più, ama la pace e vuole solo avere le stesse opportunità di tutti. Se io cammino per strada, con la mia pelle bianca, nessuno potrebbe pensare che io possa commettere un crimine. Ma per un giovane afroamericano non è così. Il sospetto è immediato. Solo per il colore della loro pelle.
D. Pensa di essere un esempio con il suo comportamento?
R. Faccio quello che posso. Purtroppo non ho il potere di cambiare le cose, ma posso impegnarmi nel mio piccolo. Credo che la triste fine di Michael Brown possa portare un cambiamento. Sarà lento, sarà difficile, ma arriverà.
D. Che consiglio dà ai suoi nipotini?
R. Informatevi e non siate complici del male che attraversa il mondo. Perché se sarete complici, sarete colpevoli tanto quanto chi compie il male.

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