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SVOLTE 30 Agosto Ago 2014 0800 30 agosto 2014

Islam: Ludovic Mohamed Zahed, l'imam gay-friendly d'Europa

La rivoluzione del predicatore francoalgerino.

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Nella sua moschea parigina piena di bandiere arcobaleno celebra matrimoni di gay e funerali di trans.
L'idea di un luogo di fede islamica anche per non eterosessuali è nata, non a caso, nel 2012, quando Oltralpe tutti gli imam rifiutavano la loro ultima preghiera a un defunto musulmano transessuale.
Algerino, gay dichiarato e folgorato dalla fede in Allah, Ludovic Mohamed Zahed è il primo imam omosessuale d'Europa ad aprire le porte dell'Islam alle coppie non convenzionali.
TRA FEDE E PERDIZIONE. Il suo percorso di conversione, come ha raccontato senza tabù, è stato tortuoso e parecchio vissuto. Emigrato in Francia con i genitori, da ragazzino Zahled entrò in una confraternita salafita, deciso a diventare imam.
Poi si innamorò di un giovane. Seguì una forte crisi d'identità: una perdizione fatta di sesso, droghe, bagordi e lotta con il virus dell'Hiv. Il coming out con i genitori fu drammatico. La madre era disperata e il padre fuggiva lo sguardo dall'altra parte. Salvo poi ammettere con la moglie: «L'abbiamo sempre saputo. Per 15 anni ha cercato di cambiare e ora dobbiamo accettarlo».
CORANO GAY-FRIENDLY. A 37 anni anni, Zahed si è fatto sposare da un suo amico imam con l'allora compagno sudafricano. Si è separato da poco e gira il mondo con la sua associazione Hm2f per promuovere l'inclusione del mondo Lgbt (Lesbiche, gay, bisessuali e transgender) nell'Islam. Convinto che nel Corano non una sola sura - i capitoli del testo sacro - bandisca l'omosessualità dai puri.

La lotta alla discriminazione dell'imam controcorrente

A suo dire, anzi, le poesie e i romanzi della letteratura araba sono pieni di rimandi all'erotismo gay ben più della letteratura occidentale.
Qualcosa ne sa Zahed: tra le sue peregrinazioni esistenziali, ci sono anche gli studi in Psicologia e Antropologia. Poi la rivelazione di Dio, durante un soggiorno di lavoro in Pakistan con un'organizzazione umanitaria.
Dal Marocco, all'Egitto e al Libano, la storia dell'imam gay è rimbalzata nei Paesi arabi, con il tam tam dell'apertura della prima moschea gay-friendly del Vecchio Continente, nel nome della lotta alla discriminazione e contro molti altri tabù.
LESBICHE IRANIANE A NOZZE. Oltre ad ammettere coppie omosex e transgender, nella moschea di Zahed donne e uomini pregano insieme e non in spazi separati com'è norma comune.
L'ultimo matrimonio gay dell'imam controcorrente è stata l'unione in Svezia di due lesbiche iraniane, Maryam e Sahar che come velo nuziale hanno scelto una bandiera arcobaleno.
IN MARCIA PER I MATRIMONI. Sorriso aperto e barba curata di misura, Zahed è una celebrità nella scena musulmana.
Le coppie clandestine del Nord Africa e del Medio Oriente si rivolgono a lui, per unirsi di fronte a Dio. E lui si mette in marcia, per sposarle nel Paese europeo che le accoglie con più diritti e meno spese.
L'AMICIZIA CON IL PADRE. Zahed s'è ricordato come un bambino delicato ed esile. Il padre lo chiamava «checca» e a scuola tutti a chiedergli sempre se fosse un maschio o una femminuccia.
Arrivato all'età di mezzo, ha raccontato al magazine tedesco Der Spiegel dell'insperato rapporto di amicizia e complicità con il padre, che l'ha consolato della separazione, discutendo anche della sua omosessualità.
Non sa ancora tutto del mondo e dell'esistenza, confessa. Ma per lo meno adesso ha un'idea precisa di se stesso e si batte per la pari dignità di fronte a Dio.

La prima comunità omosex fondata dal sudafricano Hendricks

La sua interpretazione coraggiosa del Corano ha aperto all'Islam la via della tolleranza verso l'universo Lgbt, squarciando i veli sull'ipocrisia dei poteri religiosi. O, quanto meno, sui loro anacronistici tabù.
La sua eresia non può, tuttavia, essere dichiarata una dottrina rivoluzionaria, perché ci sono almeno altri due imam che, prima di lui, hanno portato i matrimoni gay nelle moschea.
Muhsin Hendricks, 44enne sudafricano, dopo l'outing fondò nel 1998 la prima rete di musulmani omosex Al Fitrah, battendosi per l'inclusione dei credenti gay.
JIHAD DELL'AMORE. Protagonista del docufilm Una Jihad per l'amore (2007, regia di Parvez Sharma) oggi Hendricks gira il mondo come Zahed con la sua nuova associazione no profit The inner circle, offrendo sostegno spirituale e suggellando unioni religiose dello stesso sesso.
Negli Usa fa invece parlare di sé, da tempo, il 60enne Daayiee Abdullah, discusso imam gay e ricco manager dell'informatica.
Nato e cresciuto a Detroit, racconta di essere stato attratto dagli uomini sin dall'infanzia. Dopo il coming out e la laurea in Legge, nel 2000 Abdullah s'iscrisse al Seminario di studi islamici ma, appreso della sua omosessualità, fu espulso.
«SOLO ALLAH GIUDICA». Da allora, l'amministratore delegato di una compagnia di software si è auto-proclamato imam e non ha smesso con le provocazioni. Sposando gay e, come Zahed, accogliendo le salme degli omosex musulmani morti di Aids che le altre moschee rifiutano.
«Credo che ogni persona, a prescindere che la pensi o meno come me, come musulmano abbia diritto a riti propri della fede. Il giudizio sarà di Dio, non mio», ha dichiarato.
Inshallah, se Dio vuole. A Zahed il primato di imam gay-friendly d'Europa.

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