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SCENARIO 19 Settembre Set 2014 1711 19 settembre 2014

La Catalogna sfida Madrid sull'indipendenza

Debito alto. Export solo verso la Spagna. Ma la Generalitat vuole il referendum.

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Manifestazione pro indipendenza a Barcellona.

Erano partiti in centinaia, da Barcellona, diretti a Edimburgo e Glasgow, ma il sogno infranto degli indipendentisti scozzesi ora fa vacillare anche il loro, diverso per storia e dinamica ma altrettanto ambizioso: quello di una Catalogna indipendente e sovrana.
PRECEDENTE SFUMATO. L’onda emotiva di un eventuale successo degli amici del Nord avrebbe costituito un precedente storico importante per gli indipendentisti catalani, che tra proclami e speranze fanno già il conto alla rovescia per il loro referendum, previsto il prossimo 9 novembre, ma la cui effettiva realizzazione non è per nulla scontata.
Anzi, gli elementi di incostituzionalità sono evidenti e il governo spagnolo non ha perso tempo a fare propria la retorica degli unionisti d'Oltremanica: «Gli scozzesi hanno evitato le gravi conseguenze economiche sociali e politiche della secessione», ha detto il premier spagnolo Mariano Rajoy.
IL VOTO AL PARLAMENTO CATALANO. Il caso ha voluto che proprio il 19 settembre, giorno del verdetto delle urne a Edimburgo, il parlamento abbia approvato la ley de consultas populares che di fatto convoca il referendum del 9 novembre, e che sarà seguita nei prossimi giorni dal decreto esecutivo del presidente della Generalitat (il governo autonomo catalano) Artur Mas.
Il governo di Madrid ha però già annunciato che impugnerà davanti al Tribunal constitucional (la Corte costituzionale) sia la legge sia il decreto, ai sensi dell’articolo 161 della Costituzione spagnola. La Carta prescrive che solo l’atto di impugnare, da parte del governo centrale, qualsiasi risoluzione adottata dai governi delle comunità autonome ne produce l’immediata e automatica sospensione.
DATA DEL 9 NOVEMBRE A RISCHIO. Poi, il Tribunal constitucional, ha cinque mesi di tempo per decidere se ratificare la sospensione o revocarla, il che rende assai improbabile che questo possa accadere prima del 9 novembre.
Una convocazione del referendum al di fuori della legalità costituzionale, che qualcuno ipotizza, produrrebbe una situazione inedita e uno scontro senza precedenti tra Barcellona e Madrid.

Sogna l'indipendenza il 59,7% dei catalani

Indipendentisti catalani a una manifestazione.

È presto per ipotizzare come andrà a finire. Ciò che conta però è che il sogno di una Catalogna indipendente è condiviso dal 59,7% dei 7 milioni e mezzo di catalani, secondo il sondaggio annuale del Centre d’Estudis d’Opiniò.
LE RAGIONI SEPARATISTE. Un sogno che viene da lontano, e che affonda le radici nella forte cultura identitaria diffusa nella regione e sostenuta da punti fermi quali la lingua, la tradizione politica e l’economia locale.
Sul piano politico, dopo 40 anni di centralismo imposto dalla dittatura franchista, nel 1978 il primo governo democratico riconobbe le nacionalidades históricas, tra i quali figurava la Catalogna, concedendo l’autonomia amministrativa in alcuni settori.
LE MATERIE DI COMPETENZA. Dal 1980 la Generalitat guidata dal partito Convergència i Unió ha saputo via via conquistare la gestione di 58 materie di competenza, tra cui alcune strategiche come la pubblica sicurezza e l’istruzione. I sostenitori del «sì» al referendum dicono che quel processo di devolution non si è ancora concluso e che è tempo di ripartire da quella riforma dello Statuto catalano bocciata nel 2010 dal Tribunal constitucional. In quel testo la Catalogna si autodefiniva «nazione» e si attribuiva anche il potere giudiziario e il potere legislativo in materia fiscale.
IL NODO FISCALE. Proprio il tema fiscale è uno dei nodi centrali alla base della spinta indipendentista: Barcellona sostiene che ogni anno in media 16,5 miliardi di euro finiscono nelle casse di Madrid senza ritornare in forma di beni e servizi, e che per ogni euro di tasse raccolto in Catalogna lo Stato restituisce solo 57 centesimi.
Il governo spagnolo del Partido popular, tradizionalmente centralista e deciso a usare il pugno di ferro contro ogni ulteriore pretesa federalista, sostiene invece che l’attuale situazione finanziaria di Barcellona è dovuta ad anni di sperperi e cattiva amministrazione.

Con 57,1 milioni di debito, la Catalogna non è più motore della Spagna

Il presidente della Generalitat della Catalogna, Artur Mas.

La Catalogna, con 57,1 milioni di debito pubblico a fine 2013, è la comunità autonoma più indebitata di Spagna, dato che conferma come la regione non sia più quel motore dell’economia nazionale che per decenni ha accolto gli emigranti andalusi e galiziani nell'industria e nel terzo settore.
I RAPPORTI CON L'UE. I sostenitori del «no» dicono infatti che l’indipendenza equivarrebbe a un suicidio, anche per altre ragioni. Il nuovo Stato nascerebbe fuori dall’Unione europea, a cui avrebbe accesso solo con l’accordo unanime dei membri e, almeno in una prima fase, merci e capitali catalani sarebbero esclusi dalla libera circolazione, perdendo l’accesso al mercato comune europeo.
E per quanto riguarda le esportazioni, la dipendenza dalla nazione di appartenenza è netta: il 57% dell’export catalano è diretto al resto della Spagna, mentre il saldo con i Paesi stranieri è negativo.
Inoltre molte grandi imprese locali, soprattutto nel campo dello stoccaggio del gas naturale, dell’edilizia e delle infrastrutture pubbliche, lavorano quasi in regime di monopolio con lo Stato, che garantisce un certo numero di appalti pubblici ogni anno. Insomma, vista la situazione, la reale sostenibilità di una Catalogna indipendente è tutta da verificare.
DUBBI SULLA FORMA POLITICA. Nelle intenzioni dei partiti che hanno appoggiato la proposta del referendum, non è nemmeno così chiara la forma politica che dovrebbe avere la nuova Catalogna. Autodeterminazione, una soluzione federalista o una ben più gravosa indipendenza? E anche la doppia domanda che comparirà sulla scheda dell’eventuale referendum sembra pensata per generare confusione nell’elettore: «Vuole che la Catalogna sia uno Stato?» e «vuole che questo Stato sia indipendente?».

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