Matrimonio Uiguro 140909125741
ESTERI 21 Settembre Set 2014 1352 21 settembre 2014

Cina, sovvenzioni per i matrimoni con gli uiguri

Incentivate le unioni con la minoranza. Per placare la spinta separatista.

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da Pechino

Un matrimonio uiguro.

In una contea dello Xinjiang, la regione dell'estremo occidente cinese al centro di recenti violenze, il governo locale sta incentivando con premi in denaro e altre forme di welfare i matrimoni misti tra la popolazione originaria uigura e i cinesi han, copiando così una politica già promossa in Tibet. Tra i benefici, educazione gratuita per i figli e assicurazione sanitaria.
PREMI DI 10 MILA YUAN. In base alle regole introdotte alla fine di agosto, eventuali coppie interetniche della contea di Qiemo (o Qargan), che hanno registrato il loro matrimonio dopo il 21 del mese, possono chiedere una sovvenzione annua di 10 mila yuan (oltre 1.200 euro). I pagamenti saranno effettuati per un massimo di cinque anni. Fino a quando, specifica il sito del governo locale, il matrimonio rimarrà «armonioso».
Qiemo è la prima contea della regione autonoma a introdurre questa misura. Va osservato che il reddito medio annuo di quell'area rurale è di 7.400 yuan. Il premio quindi raddoppia in un colpo solo il gruzzolo di una eventuale famiglia mista. Anzi di più.
LA NUOVA VIA DELLA SETA. Per venire a capo del problema Xinjiang, la leadership cinese ha attuato diverse strategie. Alla vecchia tattica di favorire l'emigrazione han nell'area - i cinesi dell'etnia maggioritaria rappresentavano solo il 7% nel 1949 e sono il 40% oggi – si sono aggiunti di recente soffocanti controlli di sicurezza e notevoli investimenti in sviluppo e infrastrutture. Anche perché lo Xinjiang deve diventare, nelle intenzioni di Pechino, l'hub cinese della futura nuova Via della Seta: una riedizione dell'antica pista carovaniera basata su trasporti, gasdotti e oleodotti, che deve unire il Dragone all'Europa e spostare ulteriormente il baricentro dell'economia mondiale. Insomma, da quelle parti ci vuole ordine.
TENSIONI SEPARATISTE. Ma lo sviluppo economico non è evidentemente bastato e la regione continua a essere percorsa da violenze di cui Pechino accusa «elementi separatisti».
Così, ci si prova ora con la “fusione interetnica”, la traduzione cinese del melting pot occidentale, che nelle parole del presidente Xi Jinping, dovrebbe «legare i gruppi etnici della Cina più strettamente dei semi di una melagrana».

Dalla lingua alla religione: i fattori in gioco

La minoranza etnica degli uiguri risiede nello Xinjiang e più volte Pechino li ha accusati di attentati terroristici.

La politica, dicono gli esperti locali, si propone di superare l'opposizione degli uiguri ai matrimoni con altre etnie e intende far sì che eventuali famiglie miste restino in Xinjiang e non emigrino in altre aree della Cina.
VERSO UNA CINA GLOBALIZZATA. Secondo il censimento del 2000, solo l'1,05% dei matrimoni dell'etnia turcofona e musulmana avveniva con membri di un altro gruppo, il rapporto più basso tra tutte le 56 etnie ufficialmente riconosciute in Cina. Alla radice, sia ragioni religiose sia di identità.
Il matrimonio con un o una han significherebbe quasi sicuramente, per una famiglia uigura, l'interruzione della linea familiare e religiosa: la cultura della Cina “maggioritaria” è più globalizzata e accattivante per i giovani figli di coppie miste.
9 MILIONI DI MUSULMANI SUNNITI. La popolazione uigura dello Xinjiang (circa 9 milioni di persone) è in maggioranza musulmana sunnita. Sulla montagne del Pamir esistono comunità kazake sciite, mentre l'immigrazione han ha riportato nel territorio il buddhismo, presente anche in un'antichità di cui resta traccia nelle numerose grotte affrescate. La Costituzione cinese prevede che a nessun cittadino della Repubblica Popolare possa essere imposto un credo religioso prima che diventi maggiorenne, mentre non esistono limitazioni d'età per promuovere l'ateismo.
Tutte queste circostanze fanno sì che gli uiguri si sentano sempre più assediati nella propria identità e, soprattutto, che il figlio di una coppia mista sarà difficilmente musulmano.
Notevole è anche la questione linguistica: il cinese serve per comunicare e, soprattutto, per farsi strada nell'economia del Paese. L'uiguro no. La lingua madre rischia di diventare un semplice dialetto.
LA PROPAGANDA TIBETANA. In Tibet, nelle ultime settimane, i funzionari hanno ordinato che vengano pubblicate sui giornali locali storie edificanti che promuovano matrimoni misti. Misure analoghe a quelle di Qiemo “premiano” anche materialmente le famiglie interetniche.
In un rapporto pubblicato ad agosto, l'ufficio ricerche del Partito comunista tibetano ha detto che i matrimoni misti sono aumentati annualmente in percentuali a due cifre: da 666 coppie nel 2008 a 4.795 coppie nel 2013. Non si sa quanto tali dati siano attendibili.
Sono le stesse autorità dello Xinjiang a dire che difficilmente l'esperimento di Qiemo sarà per ora estesa a tutta la regione. Probabilmente, non ci si crede troppo.

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