Curdi Profughi Siria 140922153010
FOCUS 23 Settembre Set 2014 0601 23 settembre 2014

Medio Oriente: i curdi e il nodo indipendenza

La Turchia chiude le frontiere. L'Iran sta dalla parte di Assad. E l'Ue tentenna.

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Il Kurdistan si estende a cavallo tra Turchia, Siria, Iran, Iraq e Armenia.

Avesta è l'eroina del Kurdistan e insieme l'emblema e la sintesi della questione curda, latente dal 2011 ed esplosa con l'esodo dei curdi siriani verso la frontiera turca.
La ragazza morta in battaglia nel Nord dell'Iraq contro i jihadisti dello Stato islamico (Is) guidava un'unità di combattenti del Pkk, il Partito del lavoratori curdi di Abdullah Öcalan, in lotta armata contro lo Stato centrale turco. Con altre guerrigliere e guerriglieri del Pkk era scesa a difendere i fratelli curdi di Erbil dalle vette del Qandil, il cuore del Kurdistan tagliato dai confini di Turchia, Iran e Iraq.
LA GUERRA DI AVESTA. A 24 anni Avesta, nome di battaglia dei testi sacri di Zaratustra, era una giovane veterana di guerra. Aveva combattuto l'esercito turco che le aveva ucciso il fratello: un conflitto oscurato, con oltre 40 mila morti in 30 anni. Sopravvissuta agli scontri del 2005, del 2008 e anche del 2012, è finita uccisa, in Iraq, dalla macchina della morte dell'Is.
I 130 mila curdi in fuga dall'offensiva jihadista nella regione siriana di Kobani, al confine con la Turchia, la piangono, come i 35 milioni di curdi che chiedono una patria, inesistente dal crollo dell'impero ottomano nel 1920 e, in origine, dalla grande spartizione del 1500 tra turchi e iraniani dei territori curdi.
AUTONOMI SOLO IN IRAQ. Difendere la Regione autonoma del Kurdistan iracheno fa comodo ai turchi come agli europei, in funzione anti-Is e per la stabilizzare l'Iraq. Ma la questione si complica quando si tratta di appoggiare tutto il popolo curdo nella guerra ai terroristi islamici in Siria e nella costituzione di uno Stato transnazionale.
Non appena il Pkk ha mobilitato «tutti i curdi di Turchia» a combattere contro l'Is, in Siria, «senza più limiti alla resistenza», Ankara ha chiuso parte dei confini aperti tre giorni prima all'ondata di profughi curdi. Ma anche altri alleati della Nato innalzano distinguo.

1. La Turchia cerca di ostacolare la saldatura tra Pkk e curdi siriani

Scontri al confine turco di Kobane tra dimostranti curdi e forze turche. Getty

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che dalla frontiera siriana ha lasciato passare di tutto (jihadisti, petrolio di contrabbando, armi e spie), teme che il fiume di rifugiati verso il Kurdistan turco crei una saldatura tra curdi siriani e turchi, foriera di una futura scissione indipendentista.
Con il Pkk turco contro l'Is al fianco dei Gruppi di difesa popolare (Ypg), i peshemerga siriani del Pyd, si crea una zona transnazionale di lotta comune: il temuto terzo fronte curdo-turco dell'effetto domino siriano. In trattativa col Pkk, Erdogan si è detto pronto a riconoscere i diritti dei curdi nella Costituzione e da anni Ankara acquista petrolio dal Kurdistan iracheno. Ma di cedere loro territori non se ne parla.
FRONTIERE CHIUSE. Il governo turco, che ha rifiutato agli Usa l'uso delle basi per i raid anti-Is, ha dichiarato di «essere pronto ad accogliere altre migliaia di profughi. Una catastrofe, siamo pronti al peggio».
Ma la Bbc ha riferito, da informazioni dei campi dell'Onu, la chiusura della frontiera di sei degli otto punti aperti vicino a Kobane. In seguito a scontri esplosi tra le forze turche e dimostranti curdi e per bloccare il flusso di combattenti verso la Siria.

2. L'Iran appoggia il Kurdistan iracheno ma teme l'effetto domino

Un bambino curdo alla frontiera tra Turchia e Siria. Sono 1,3 milioni i rifugiati entrati. Getty

In analoga allerta è l'Iran, che con la Turchia ha in comune un lungo passato di repressione delle lotte del popolo curdo per uno Stato autonomo.
Come Ankara, nella guerra all'Is, Teheran ha assunto una posizione ambivalente verso i curdi: in Iraq ha appoggiato le battaglie dei peshmerga contro le offensive jihadiste. Il presidente del Kurdistan iracheno Massoud Barzani ha raccontato che «chieste le armi alla comunità internazionale, l'Iran è stato il primo Paese a inviarci armi e munizioni», come confermato anche dal ministro degli Interni iraniano Abdolreza Rahmani Fazli.
TEHERAN STA CON ASSAD. La Repubblica islamica ha anche ammesso, dopo anni di guerra per procura (attraverso gli sciiti libanesi di Hezbollah) a Damasco e dintorni, la presenza di Pasdaran delle Brigate al Quds per l'estero «sia in Iraq sia in Siria contro l'Is».
Eppure in Siria le unità dei Guardiani della Rivoluzione del generale Qasem Soleimani non aiuteranno i curdi del Pkk e del Pyd a realizzare il sogno di uno Stato autonomo. Piuttosto, come gli alleati russi, i Pasdaran sosterranno Bashar al Assad nel mantenimento della sovranità sul suo territorio. Favorire l'indipendenza, per Teheran alimenterebbe anche le rivendicazione degli 8 milioni di curdi iraniani, il 10% della popolazione.

3. L'Ue dà armi ai peshmerga, ma il Pkk è «organizzazione terroristica»

Soldati turchi presidiano la frontiera 'aperta' nella regione di Kobane. Getty

La cancelliera tedesca Angela Merkel ha precisato che le armi erano dirette ai peshemerga iracheni, internazionalmente riconosciuti come forza della Regione autonoma, «non al Pkk», illegale in Germania e organizzazione terroristica per l'Unione europea.
Certo, da un paio di anni Öcalan ha accettato la trattativa con il governo di Erdogan, dichiarando sospesa la lotta armata, e i socialdemocratici dell'Spd hanno chiesto di riabilitare, anche a livello europeo, lo status del Partito dei lavoratori curdo.
USA E ISRAELE TENDONO LA MANO. Formalmente, da settembre si è aperto anche un tavolo tra Ankara e i guerriglieri curdi. Ma con il conflitto siriano in ebollizione, le carte potrebbero di nuovo cambiare e Berlino non vuole rischiare.
Anche la Francia del socialista François Hollande, che ha iniziato i raid «solo in Iraq», è molto prudente. E, in Italia, 40 curdi risultano indagati, da settembre, con l'accusa di «terrorismo internazionale» per finanziamento a presunte azioni violente del Pkk. Paradossalmente, i più possibilisti a sdoganare i marxisti del Pkk sono Israele e Usa, favorevoli a uno Stato curdo indipendente dall'embrione del Kurdistan iracheno.

Twitter @BarbaraCiolli

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