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LA TESTIMONIANZA 24 Settembre Set 2014 0600 24 settembre 2014

Siria, il fronte dei cooperanti

Auxilia invia container e cura malati. Il medico Fanni Canelles a Lettera43.it.

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La guerra americana è sconfinata nella Siria, dove il Califfato avanza terrorizzando i curdi al confine con la Turchia.
Sotto l'ombrello della Nato, le bombe Usa e degli alleati arabi piovono su Raqqa, capitale siriana dello Stato islamico (Is), mentre a Ovest, i jihadisti in nero assediano Kobane sulla linea di demarcazione turca, puntando verso Aleppo.
Con la crisi irachena, la striscia settentrionale della Siria è diventata la parte più esposta alle infiltrazioni sia dal Califfato nell'Est sia lungo i 900 chilometri di confine turco: un contesto dove, nonostante tutto, le associazioni umanitarie italiane continuano, tra mille difficoltà, a salvare vite, portando tonnellate di aiuti.
IL FRONTE DI AUXILIA. «Non resteremmo nella regione, se non fossimo certi che è ancora sicura e che le spedizioni arrivano a destinazione tra le famiglie e gli sfollati», racconta a Lettera43.it Massimiliano Fanni Canelles, medico triestino in partenza per la Siria.
La sua onlus Auxilia, tra i vari interventi nel mondo, mantiene aperti i progetti per mandare i bambini a scuola, nel campo degli ulivi di Atma pieno di rifugiati alla frontiera con la Turchia, in altre tendopoli siriane e nei centri di primo soccorso nelle zone bombardate tra Idlib e Aleppo.
«Siamo al Nord, nel lembo occidentale della Siria dove l'Is non è arrivato. Dai confini passa di tutto. Aiuti, traffici di contrabbando, mercenari stranieri. Non da ora tra l'altro». Una «guerra incancrenita» che, continua Canelles, non è l'unico ostacolo alla cooperazione. Perché la «crisi economica non aiuta».

Il medico Massimiliano Fanni Canelles, presidente di Auxilia, tra i bambini siriani (foto Auxilia)  


DOMANDA. Perché Auxilia ha scelto questa zona?
RISPOSTA. Siamo in buoni rapporti con Maram Fondation, un'organizzazione no profit di attivisti che opera sul posto, vicina all'opposizione siriana che all'inizio avrebbe dovuto guidare il governo di transizione.
D. Nelle province di Aleppo e Idlib aiutate le donne e i bambini e curate migliaia di persone.
R. I progetti interessano salute, formazione e lavoro. Sono stati aperti ambulatori e farmacie, create aule scolastiche e spazi per il sostegno all'occupazione femminile, nelle tendopoli.
D. Come arrivano i vostri aiuti?
R. Ogni 15 giorni parte un container dall'Italia, con materiale smistato dalla fondazione Maram destinato a circa 22 mila persone. Lo distribuiamo sia nei campi di sfollati sia porta a porta. Auxilia ha fatto da apripista al corridoio umanitario delle Nazioni Unite.
D. Sul posto operano italiani o locali?
R.
In Siria come negli altri Paesi, per principio formiamo sempre personale del posto. Così da svincolare, attraverso una presa di coscienza personale, lo sviluppo locale dai meccanismi occidentali.
D. Dunque ogni due settimane arrivano medicinali, vestiti, sanitari, beni di prima necessità...
R.
Ci accertiamo che il materiale sia consegnato in zone ancora sicure: abbiamo partner fidati e verifichiamo noi stessi.
D. Il confine turco sta diventando una zona sempre più sensibile.
R.
Noi siamo nella parte occidentale più protetta. Al Qaeda e l'Is sono a Est, ancora lontani. Ma è vero che dalle dogane turche passa di tutto.
D. Anche aiuti umanitari magari.
R.
Non solo. C'è da sempre molto contrabbando di gasolio, benzina e petrolio tra la Siria e il sud della Turchia. E poi passano i combattenti.
D. Davvero ci sono tanti stranieri?
R.
Se ne parla in continuazione, ma io li vedo e da un anno dico che in Siria è sempre peggio. La guerra è diventata una guerra di mercenari, anche europei. Inglesi, francesi...
D. È stato più volte in Siria. Che impressione ha avuto?
R.
Più una guerra è lunga, più si incancrenisce. Più si va avanti e peggio è. Proliferano i traffici criminali, gli uomini si degradano, la violenza genera violenze peggiori.

Un bambino siriano ustionato curato nei centri di Auxilia-Maram Fondation (foto Auxilia).  

D. Che idea si è fatto dell'Is?
R.
Che non possono essere migliaia di pazzi, fanatici religiosi. Il Califfato ha fatto i soldi. E, per definizione, i mercenari vanno con chi paga di più.
D. C'è una corsa a salire sul carro dei vincitori.
R.
Si parla molto di religione. Ma questi sono combattenti che cercano soprattutto soldi.
D. Sono anche bene organizzati e iper-preparati.
R.
Non è politically correct dirlo, ma l'Is pare il risultato dell'ennesima operazione d'intelligence finita male. Non si volevano mandare truppe a terra. Si sono mandati avanti infiltrati, sfuggiti di mano.
D. La Siria è peggio dell'Afghanistan?
R.
Per me sì. Il mosaico è più complesso e la cultura di fondo è completamente diversa. Quella afghana è ancestrale. Gli arabo-siriani hanno logiche e interessi molto più fluidi.
D. C'erano le rivolte tra il regime e i ribelli, poi il conflitto è degenerato.
R.
La guerra più simile alla Siria è stata nei Balcani. Da una parte il sistema da abbattere, dall'altra tantissime fazioni che si sono spartite il territorio.
D. Quante se ne contano in Siria?
R. Ci sono Assad e i filorussi, poi l'Is, al Qaeda, i ribelli, vari gruppi criminali... Ogni gruppo lotta per sé. Per difendere i micro-interessi e mantenere il controllo economico della porzione di territorio conquistato.
D. Come si salvano vite in un contesto del genere?
R.
È un disastro, ma andiamo avanti. Per l'emergenza, dagli ospedali italiani partono farmaci in scadenza come gli antibiotici. Altro materiale è donato dalle case farmaceutiche. Ma ci sono anche da curare ustioni, amputare e impiantare protesi e realizzare interventi ancora più delicati.
D. È possibile eseguirli in Siria?
R.
Dobbiamo trasferire i pazienti in Turchia, sempre attraverso il confine. Meglio ancora sarebbe portarli in Italia, ma ormai è difficile.
D. Perché?
R.
I fondi per la cooperazione che arrivano dalle Regioni sono sempre più scarsi. E noi non operiamo con il sostegno della Farnesina alla cooperazione internazionale.
D. Un modo per non schierarsi?
R.
Non solo. Alcune onlus e ong vengono finanziate dal ministero degli Esteri, altre come noi no.
D. Quanto costa l'invio di un container Auxilia?
R. Circa 5 mila euro, ogni volta è una sfida. I soldi sono raccolti attraverso campagne di pubblicità e informazione. Grazie alle continue offerte spontanee di tanti donatori che non finiamo mai di ringraziare.

Twitter @BarbaraCiolli

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