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SALUTE 26 Settembre Set 2014 1227 26 settembre 2014

Vaccini, paura per quattro genitori su 10

Gli specialisti: «Il 90% delle famiglie si informa su Internet, il peggior nemico».

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Una siringa contenente un vaccino.

Molta paura e poca informazione: quattro genitori su dieci temono i vaccini.
In particolare, il 23% ha paura degli effetti collaterali immediati, come febbre o reazioni allergiche e il 18% delle conseguenze successive, come l'autismo o malattie autoimmuni, nonostante per il mondo scientifico e l'Organizzazione mondiale della sanità non esista alcuna connessione.
PERCENTUALI IN CALO. Il risultato è che solo uno su due fa vaccinare il figlio per lo pneumococco, uno su tre per il meningococco, il 18% sceglie l'anti-varicella, il 10% l'antinfluenzale o l'anti-HPV.
È quanto emerge da un'indagine dell'Osservatorio paidòss, condotta su 350 fra pediatri e genitori e presentata durante il primo Forum internazionale dell'infanzia, dell'adolescenza e della famiglia, che si è svolto a Napoli.
La ricerca ha svelato che le famiglie temono le malattie, ma solo una su due sa che esiste un vaccino per l'epatite A, una su cinque che esiste quello per il meningococco C.
ALTA DISINFORMAZIONE. Nel 90% dei casi i genitori si informano sul web ma il 30% non sa che esistono siti istituzionali dedicati.
«Tra i primi risultati nei motori di ricerca dominano leggende antivaccino. Il dottor internet è il peggior nemico» ha spiegato Giuseppe Mele presidente di Paidòss.
«A pesare» ha sottolineato Mele «è anche la mancanza di scelte politiche. I vaccini devono entrare nei Livelli essenziali di assistenza, con un finanziamento apposito, perché non sempre sono rimborsati, con la conseguenza che la situazione vaccinale è diversa da regione a regione. Tanto che in Campania la trivalente ha una copertura del 60%, a fronte del 90% della Lombardia».
AMBULATORI AFFOLLATI: DIFFICILE SEGUIRE I PAZIENTI. Per quanto riguarda i pediatri di famiglia: nove medici su 10 raccomandano le vaccinazioni ma pochi riescono a eseguirle sui propri assistiti, rimandandoli alle Asl di competenza: il 27%, infatti, ammette di avere ambulatori troppo affollati. Inoltre non tutti hanno una preparazione specifica.
«Dobbiamo formare i pediatri, perché a volte» ha concluso Giuseppe Mele «i genitori sono disorientati da risposte imprecise».

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