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INNOVAZIONE 28 Settembre Set 2014 0700 28 settembre 2014

Navi più ecologiche, il progetto di Balzan

Ha lasciato l'Italia. Ma non si considera in fuga. Balzan spiega come ce l'ha fatta.

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In un futuro non troppo lontano le navi potrebbero risparmiare il 30% di carburante. Inquinando infinitamente meno. E il merito potrebbe essere di un giovane manager e ricercatore italiano.
Si chiama Alberto Balzan, ha 30 anni, è di Belluno, e con altri due soci (Pierre-Yves Cousteau e Renato Delgado) ha messo a punto Turbosail, un nuovissimo sistema di propulsione eolica per le imbarcazioni.
VIAGGIATORE DA SEMPRE. Balzan incarna alla perfezione la 'generazione Erasmus'. Viaggia da sempre, ha avuto la possibilità di studiare all'estero grazie al programma di scambi all'interno dell'Ue, e adesso è riuscito a mettere a frutto i suoi studi. Lontano dall'Italia, perché «nel nostro Paese vige un immobilismo storico, un sistema che avvantaggia le rendite di posizione in tutti i campi e che ci sta affossando». Ma nonostante tutto lui è fiero della sua italianità e il Belpaese gli manca tanto.

Alberto Balzan (a destra nella foto).

DOMANDA. Da quanto tempo ha lasciato l'Italia?
RISPOSTA. Vivo all'estero dal 2007, anche se già nel 2005 avevo fatto una prima esperienza di un anno con il progetto Erasmus.
D. E poi?
R.
Ho deciso di non tornare più perché lontano dall'Italia ho avuto la possibilità di capire meglio il mondo che mi circonda e fare nuove esperienze, soprattutto in campo professionale. Da noi sarebbe stato impossibile.
D. Che tipo di studi le hanno consentito di realizzare il suo progetto?
R.
Ho una laurea in Ingegneria che ho conseguito alle università di Padova e Copenhagen. Successivamente ho aggiunto un master Mba all'Insead (una prestigiosa scuola di business e management, ndr).
D. Secondo la sua eperienza, all'estero ci sono davvero più opportunità?
R.
Senza ombra di dubbio sì. Ormai è stato detto tutto sulle possibilità che esistono all'estero e sono assenti in Italia.
D. Per esempio?
R.
Un paio di anni fa è uscito un bando in una società pubblica in Veneto, dove sono nato. Cercavano il nuovo amministratore delegato e io ero qualificato sia dal punto di vista dell'esperienza professionale sia da quello accademico.
D. Quindi ha deciso di provarci.
R.
Esatto. In quel momento lavoravo già all'estero, ma ho pensato di partecipare ugualmente perché con la nuova amministrazione locale c'era l'impressione di un'aria di cambiamento.
D. E alla fine ce l'ha fatta?
R.
No. Hanno scelto il solito noto legato al partito, nonostante nel suo curriculum non avesse nemmeno la metà delle esperienze mie e di altri candidati. Ecco, questa è l'Italia oggi.
D. Così ha deciso di non tornare più. Adesso cosa fa?
R.
In questo momento mi sto preparando per una nuova avventura professionale che mi porterà a lavorare per una multinazionale di e-commerce in Lussemburgo.
D. E in passato?
R.
Ho lavorato per un'altra multinazionale nel settore dei trasporti e dell'energia come project manager e general manager. Mentre nell'ultimo anno sono stato impegnato con Turbosail, una startup nel settore delle rinnovabili.
D. E intanto ha realizzato un progetto che potrebbe rivoluzionare il trasporto navale.
R.
Si tratta di un sistema brevettato di propulsione marina messo a punto da Jacques Cousteau, esploratore e oceanografo di fama internazionale, nonché inventore dello scuba diving.
D. E in cosa consiste?
R.
Un'ala rigida montata su un'imbarcazione permette di convertire l'energia del vento in energia utile per la navigazione.
D. Con quali risultati?
R.
Grazie a degli accorgimenti ingegneristici, tra i quali un sistema di risucchio dell'aria interno all'ala che permette di mantenere il flusso in stato laminare, Turbosail è cinque volte più efficiente rispetto a una vela tradizionale e ha dimostrato in fase di test un risparmio di carburante medio del 30%.
D. Come è arrivato a far parte di questo progetto?
R.
Ho conosciuto Pierre-Yves Cousteau a Singapore durante l'Mba quando lui stava pensando di riprendere il progetto del padre per commercializzare Turbosail.
D. E cosa ha convinto Cousteau che lei fosse l'uomo giusto?
R.
Avevo alcuni anni di esperienza nel settore, un background nel campo delle rinnovabili ed ero alla ricerca di un progetto imprenditoriale interessante: l'inizio di una collaborazione è stato inevitabile. Inoltre, il momento storico in cui viviamo è molto favorevole per sviluppare soluzioni alternative al trasporto su larga scala.
D. Come si finanzia un progetto come questo?
R.
Ci sono due modalità principali per trovare fondi per una startup del genere: ricevere un investimento da un angel o un venture capital privato, oppure rivolgersi a grants pubblici.
D. Qual è la differenza?
R.
Nel primo caso si tratta di vendere la propria idea in cambio di quote societarie, perdendo in parte il controllo effettivo della società ma acquisendo in termini di supporto operativo e network. Nel secondo caso il finanziamento è più economico, nel senso che generalmente non si cedono quote, ma non si ha il supporto di un investitore attivo.
D. Si può scegliere sempre?
R.
No. Nel caso di una startup nel settore delle rinnovabili, in questo momento è molto più facile trovare fondi pubblici che privati.
D. Lei, all'estero da sette anni, si considera un cervello in fuga?
R.
No, mi considero molto più semplicemente una persona che ha deciso di guardare fuori per avere delle opportunità in più.
D. E che differenza c'è?
R.
Ritengo che il termine cervelli in fuga sia sbagliato per due ordini di ragioni: prima di tutto il cervello lo hanno tutti, anche quelli che rimangono in Italia; in secondo luogo, la mia non è una fuga ma una scelta.
D. Cosa le manca dell'Italia?
R.
La famiglia e gli amici, soprattutto. La realtà è che in Italia c'è la percezione di uno stile di vita molto alto che rende difficile andarsene. Ma la considero una percezione, appunto, perché in realtà in molti altri Paesi si vive e si lavora meglio. Molte delle persone che mi dicono che in Italia si sta meglio non hanno mai vissuto all'estero e devono difendere la propria scelta.
D. Può dare qualche consiglio ai ragazzi italiani che vogliono emergere?
R.
Solo uno: abbiate il coraggio di lasciare l'apparente benessere di casa vostra per scoprire nuove realtà.

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