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INTERVISTA 28 Settembre Set 2014 0720 28 settembre 2014

Zucca, l'archeologo che paga per difendere Cabras

Ha assunto una guardia. Per tutelare un bene pubblico. La storia di Raimondo.

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Uno sguardo al passato da esperto, uno preoccupato alla notte che arriva e una mano al portafoglio. Nell’emergenza succede anche questo: che un archeologo al lavoro in uno degli scavi più importanti del Mediterraneo si trovi a pagare di tasca propria una guardia privata armata. Per scongiurare i blitz dei tombaroli in agguato, pronti a tutto pur di predare e immettere nelle reti internazionali i reperti. Magari via web, oppure su commissione.
Il sito archeologico è quello in cui, 40 anni fa, in Sardegna, sono stati scoperti i giganti di Mont’e Prama: una collina sulla costa occidentale, a Cabras, nell’Oristanese. Si tratta di statue in pietra preistoriche, uniche nel loro genere. L’ultima campagna di scavo, ancora in corso, ha fatto emergere la statua meglio conservata.
VIGILANZA NOTTURNA PAGATA DALL'ARCHEOLOGO. La notte tra il 21 e il 22 settembre ignoti sono entrati nel perimetro di lavoro e hanno violato una delle ultime tombe portate alla luce con metodo: spostato la lastra esterna, scavato col piccone e ridotto in frantumi uno scheletro. Non è certo che all’interno vi fosse un corredo funerario, ma al di là del bottino, il danno è certo. Il pericolo pure. Quindi da allora c’è un servizio di vigilanza notturna su beni pubblici, di estremo valore, pagato da privati. Ossia dai professionisti che vi lavorano. Come Raimondo Zucca, direttore della scuola di specializzazione in beni archeologici dell'Università di Sassari, che ha partecipato agli scavi degli Anni 70 ed è impegnato in prima linea anche nell’attuale cantiere.

Due Giganti di Mont’e Prama. Nel riquadro, l'archeologo Raimondo Zucca.

DOMANDA. Quindi è vero, ha pagato la guardia?
RISPOSTA. Sì, tutto vero. Ho utilizzato la mia carta di credito e firmato a mio nome un contratto con una ditta privata di Oristano.
D. Per quale motivo? Non c'era altra soluzione?
R. No, era già pomeriggio e si discuteva attorno a un tavolo, le ore passavano e c’era un evidente problema burocratico da risolvere in fretta e senza indugi. La notte prima era stata profanata una tomba e il fatto poteva ripetersi ancora. Il buio incombeva e ancora nulla. Allora ho deciso: l’importante è aver contribuito al risultato.
D. Ma è normale che un privato usi i suoi soldi per tutelare un bene pubblico, di tutti?
R. Siamo in trincea e non voglio medaglie. Non sono stato l’unico. In quel momento tutti cercavano di dare un contributo, un’idea alternativa. Come il collega della Soprintendenza, Alessandro Usai, già responsabile del cantiere, che si è offerto come vigilante. Poi abbiamo optato per la guardia esterna, armata, in contatto costante con le forze dell’ordine: carabinieri, guardia di finanza. A cui si aggiunge il contributo del Corpo forestale regionale. Davanti al sito c’è una strada provinciale di facile accesso (e fuga) da monitorare con attenzione, non c’era e non c’è un minuto da perdere.
D. Tutti hanno fatto la loro parte?
R. Nei limiti del possibile. Quella notte, con tutti i problemi di servizio e mancanza di risorse, carabinieri e finanza hanno dato disponibilità e presidiato. Nonostante l’orario, le disposizioni e anche la mancanza di benzina.
D. Così ha deciso di intervenire...
R. Per il giorno mi sono impegnato in prima persona, subito si è attivata l’Università di Sassari che ha garantito altri 10 giorni di sorveglianza. Ora si naviga un po’ a vista, aspettiamo conferme: il servizio potrà essere effettuato da una ditta di Sassari. E anche l’Università di Cagliari, che partecipa al progetto, sta cercando nuove risorse. L’importante è che il patrimonio non sia scoperto.
D. È fiducioso?
R. Non molleremo, questo è chiaro. Anche la Regione ha garantito che sta studiando una soluzione immediata ma anche un «sistema integrato organico ed efficiente di protezione e vigilanza dell'intero patrimonio archeologico della Sardegna».
D. Di solito gli scavi sono sorvegliati?
R. No, non lo sono. Ho lavorato per 11 anni tra Cagliari e Oristano con vari ruoli e sono venuto a conoscenza, purtroppo, di orde di tombaroli che hanno effettuato ulteriori scavi abusivi di notte proprio lì, dove c’erano degli interventi archeologici in atto. Ma la situazione è così a livello nazionale.
D. E non c'è modo per rimediare?
R. Non ci illudiamo: non ci sono risorse perché un Paese ricco di beni come l’Italia possa avere anche strutture che blindino gli scavi. Solo la coscienza della cultura ci può salvare. Ed è quella a cui puntiamo, ma non è immediata. In questo caso abbiamo davanti statue addirittura più antiche dei kouroi greci, un fatto unico in tutto il Mediterraneo. Non per gli oggetti in sé, ma per il sapere che ci possono trasmettere.

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