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ANALISI 2 Ottobre Ott 2014 1200 02 ottobre 2014

Usa: Secret Service, il fallimento in sei punti

L'intrusione alla Casa Bianca: lacune della sicurezza, responsabilità e precedenti.

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Le dimissioni di Julia Pierson, direttore del Secret Service (il corpo d'élite incaricato della sicurezza del presidente degli Stati Uniti e della sua famiglia) sono l'ultimo atto del fallimento e dell'inadeguatezza dell'agenzia deputata alla protezione di Barack Obama.
L'ULTIMO FALLIMENTO. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'intrusione, il 19 settembre, di Omar Gonzalez alla Casa Bianca. L'uomo è riuscito a entrare in uno degli edifici più blindati, sulla carta, del Pianeta con un coltello senza che nessun agente lo fermasse. Nella sua macchina, poi, gli investigatori hanno trovato 800 proiettili, un machete e due accette.
A dare per prima la notizia è stata Carol Leonnig del Washington Post. Secondo la sua ricostruzione molte misure di sicurezza in quel momento non erano state attivate. Per esempio non era presente nessun uomo all’ingresso principale e una delle porte d'accesso non era chiusa a chiave.
LA COMMISSIONE D'INCHIESTA. Al posto di Pierson è stato nominato Joseph Clancy, ex agente speciale in pensione. E il dipartimento per la Sicurezza nazionale ha immediatamente istituito una commissione per indagare sui fallimenti dell'agenzia. I problemi del Secret Service, infatti, vanno ben oltre il caso Gonzalez. Basta ricordare il contractor armato salito in ascensore con Obama e i colpi di fucile indirizzati verso la Casa Bianca nel 2011.
Il sito vox.com ha ricostruito gli ultimi scandali dell'agenzia, fino alle dimissioni della Pierson, sfiduciata dal Congresso dopo l'inutile mea culpa del 30 settembre.

1. L'intrusione: Gonzalez fermato da un agente non in servizio

La facciata della Casa Bianca.

Il 19 settembre, Omar Gonzalez, armato di un coltello, ha superato le barriere della Casa Bianca, è entrato attraverso la porta principale e si è diretto verso l'ala Est, raggiungendo una stanza usata per incontri ufficiali, conferenze stampa, firme di trattati, concerti, funerali e premi. Giunto poi nella Green Room, spazio dove il presidente accoglie solitamente gli ospiti, è stato fermato da un agente.
AGENZIA SMENTITA. È stata dunque smentita la versione fornita dal Secret Service che in un primo momento aveva dichiarato che Gonzalez «era stato fermato alle porte dell’ingresso Nord».
Non solo. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, l’agente che ha fermato l'uomo in quel momento non era nemmeno in servizio.
Anche se Obama e famiglia a quell'ora - erano le 19.20 - avevano già lasciato la Casa Bianca per dirigersi in elicottero a Camp David, la falla del sistema di sicurezza ha comunque spinto Pierson a dare le dimissioni.

2. Gli allarmi: crash box silenziate

Una colonna di auto del Secret Service.

Ma quali sono stati gli errori commessi dall'agenzia? Gli allarmi, infatti, sarebbero dovuti entrare in funzione. In ogni angolo della Casa Bianca sono installate delle crash box che scattano a ogni effrazione e individuano la posizione dell'eventuale intruso. In quel preciso momento però erano silenziate.
DISPOSITIVI «INUTILMENTE RUMOROSI». Dalle indagini è emerso che l'audio delle crash box era stato disattivato per evitare rumori fastidiosi. Secondo un ufficiale del Secret Service, infatti, gli allarmi sono spesso malfunzionanti e quindi «inutilmente rumorosi».

3. Gli agenti: nessuna guardia all'ingresso della Casa Bianca

Un agente del Secret Service.

Ma il problema non riguarda solo gli allarmi. All'esterno della Casa Bianca infatti ci sono agenti in borghese di guardia. La sera del 19 settembre non hanno notato Gonzalez mentre oltrepassava i cancelli e, quindi, non hanno dato l'allarme.
LA SECONDA BARRIERA DI PROTEZIONE. La seconda barriera di protezione consiste in agenti dell'unità speciale Swat (Special weapons and Tactics) con un cane addestrato. Qui la ricostruzione si fa nebulosa. Secondo il Wp, non era presente nessuna guardia sul posto. E gli agenti speciali non sono riusciti a intervenire in tempo, inseguendo inutilmente l'uomo. Secondo alcuni esperti, il cane non è stato liberato per il timore che aggredisse anche gli uomini della sicurezza.

4. Il protagonista: veterano dell'Iraq con problemi psichici

Omar Gonzalez, l'intruso alla Casa Bianca.

Ma chi è Gonzalez? E perché ha deciso di fare irruzione alla Casa Bianca?
Il 42enne è un veterano dell’esercito nato a Porto Rico. Ha svolto servizio dal 1997 al 2003 e dal 2005 al 2012, inclusi due periodi (2006 e 2008) in Iraq. In seguito a un'esplosione, ha perso un piede. Come hanno sottolineato molti giornali Usa, Gonzalez soffre di seri problemi psichici e di depressione. Fa inoltre uso di ansiolitici e antidepressivi.
AFFETTO DA MANIE DI PERSECUZIONE. L'ex moglie ha rivelato che, nell'ultimo periodo del loro matrimonio, aveva l'abitudine di posizionare pistole dietro ogni porta della casa e che era convinto che qualcuno volesse avvelenarlo. Inoltre, dopo il divorzio nel 2010, Gonzalez avrebbe vissuto da senzatetto vicino alla base da militare a Killeen, in Texas.
Non era la prima volta che l'ex marine cercava di entrare in contatto con il presidente. Ad agosto era stato fermato sempre all'esterno della Casa Bianca con un’accetta infilata nella cintura ma era stato subito rilasciato visto che nella sua auto non erano state trovate altre armi.
VOLEVA DARE «INFORMAZIONI» A OBAMA. A luglio nella sua macchina la polizia aveva trovato un vero e proprio arsenale tra cui quattro pistole e due fucili e una mappa della residenza presidenziale. In quel caso era stato accusato di «guida spericolata e tentativo di eludere la polizia».
Le motivazioni che l'hanno spinto all'ultimo, clamoroso, gesto sono ancora tutte da definire. Anche se, a quanto si apprende dalle indagini, Gonzalez avrebbe riferito a un agente del Secret Service, «che la situazione stava collassando e che doveva dare alcune informazioni essenziali al presidente Obama».

5. Il precedente: il contractor armato in ascensore con Obama

Barack Obama, 44esimo presidente degli Stati Uniti.

Il 16 settembre il Secret Service era stato protagonista di un altro scivolone. A un contractor per la sicurezza con tre condanne per percosse è stato permesso di salire in ascensore con il presidente Obama ad Atlanta, al Centro per il controllo delle malattie. L’uomo aveva con sé una pistola.
IL SELFIE COL PRESIDENTE. Secondo quanto riportato dal Washington Post, l’uomo ha insistito, nonostante le regole lo vietassero, per usare la videocamera del cellulare e riprendere Obama. Solo quando l’ascensore è arrivato a destinazione, la sicurezza ha scoperto che l’uomo aveva una passato criminale ed era armato.
La responsabilità dell'accaduto è interamente attribuibile al Secret Service. L'agenzia è infatti tenuta a controllare ogni contractor, ospite o volontario che possa venire in contatto con il presidente.
PIKACHU IN GIARDINO. Una settimana prima dell'episodio di Gonzalez, poi, un uomo travestito da Pikachu (un personaggio del cartone animato giapponese Pokemon) aveva superato le barriere ed era corso nel giardino Nord prima di essere bloccato.

6. La sparatoria: l'attentatore del 2011 e i sette colpi contro la Casa Bianca

Il divieto d'accesso davanti alla Casa Bianca.

Le lacune della sicurezza presidenziale non finiscono qui. Nel novembre del 2011 un certo Oscar Ortega-Fernandez aprì il fuoco contro la Casa Bianca dalla sua Honda, colpendo i piani alti dell’edificio almeno sette volte. L'accaduto fu subito reso noto, ma solo il 27 settembre del 2014 si è venuto a sapere che in quel momento nell'edificio si trovavano Sasha, la figlia più piccola del presidente, e la nonna materna Marian Robinson.
VERSIONI DISCORDANTI. Sul caso il Secret Service ha combinato un vero e proprio disatro, fornendo in un primo momento versioni discordanti. Prima venne smentita la sparatoria, poi venne attribuita a uno scontro tra gang. Anche in questo caso l'agenzia ha sottovalutato il rischio. E si è dovuta arrendere all'evidenza dei proiettili trovati dalla domestica della Casa Bianca e alle dichiarazioni di alcuni testimoni oculari che avevano visto chiaramente un uomo sparare.

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