Doel Diventata Terra 141003101854
REPORTAGE 4 Ottobre Ott 2014 0715 04 ottobre 2014

Doel, la città fantasma divenuta terra di writer

Patria belga della street art, ispirò Rubens. Ora è abbandonata. Il viaggio di L43.

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da Doel

Un'enorme centrale nucleare fa da sfondo a una coppia di sposini disegnati sui mattoni di un muro. Siamo a Doel, paese fantasma a Nord Est delle Fiandre Orientali in Belgio, oggi patria delle contraddizioni e della street art.
Vicino alle imponenti torri di raffreddamento sorge il più antico mulino a vento del Belgio, fu costruito sul mare quattro secoli fa, nel 1611. Con il nucleare che soppianta l'energia del vento, oggi quelle due strutture tanto diverse rappresentano la metafora di come le cose con il tempo siano cambiate. Una fotografia del passato e del presente, tra arte e abbandono.
IL BORGO MEDIEVALE CHE ISPIRÒ RUBENS. Doel è un paese di origine medievale, ci sono edifici storici risalenti al XVI secolo, i suoi paesaggi ispirarono il pittore Pieter Paul Rubens. Anche il piano urbanistico a scacchi è antico, risale al 1614 e quest'anno compie 400 anni.
Nonostante la fama artistica e quella dovuta alla centrale che dà energia all'Olanda, al Belgio e a parte della Germania, la vita del borgo e il suo successo furono piuttosto brevi. Con l'allargamento del porto di Anversa, quel luogo doveva sparire.
I PALAZZI DIVENTANO TELE PER I WRITER. Nell'agosto del 2008 iniziarono i lavori di demolizione. Ma il braccio di ferro tra autorità e abitanti che portò a numerosi scontri fece in modo che non tutte le case fossero abbattute.
Lungo la strada che porta a Doel, il piccolo paese di pescatori e agricoltori che contava 2 mila abitanti e oggi 25, non ci sono macchine, sembra di trovarsi di fronte a un paesaggio apocalittico. Gli unici ad abitarla sono grosse figure che dalle facciate delle case la guardano dall'alto in basso. I palazzi sono diventati delle tele su cui writer provenienti da tutto il mondo hanno lasciato una impronta tra lo stupore dei visitatori e la rabbia di chi invece ha subito una violazione del proprio spazio.

Un'immagine satellitare di Doel, sovrastata dalla centrale nucleare.

Jenny Van Gimst: «Dicevo 'Tutto questo è mio', ma mi sbagliavo»

Jenny Van Gimst è una pittrice nata a Doel, è «insicura delle sue opere» e definisce il suo stile «realismo contemporaneo», ha scelto di raccontare la sua storia a Lettera43.it.
«Non si può neanche immaginare come sia stata bella la mia giovinezza. Credo di aver visto nella mia vita a Doel una sola macchina al giorno. Da piccoli, io e i miei fratelli andavamo in una scuola qui vicino e da maggio a settembre eravamo in vacanza», spiega. «Correvamo felici per il paese, andavamo in bicicletta e a nuotare nel fiume Schelde. Ci divertivamo a rubare le mele. Ricordo che avevo 10 anni. C'era un ragazzo che aveva trascorso qui le vacanze ed eravamo insieme a fare una passeggiata nei campi. Mi raccontava di tutto quello che possedeva a casa sua. Io mi girai e gli risposi: tutto quello che vedi è mio. Ma forse mi sbagliavo».
«I POLITICI HANNO COMMESSO UN SUICIDIO DI MASSA». Oggi vive a Wechelderzande vicino Anversa e torna a casa ogni domenica per fare visita alla madre che invece ha scelto di restare. Quel posto che tanto amava non lo riconosce più. Non le ricorda più la sua infanzia e quei grossi graffiti «rendono quel luogo ancora più spettrale».
«Ogni volta che ci torno, mi sento triste. La gente guarda nelle case, è orribile», racconta con malinconia. «Come se fossimo delle scimmie in via di estinzione. Agli uomini d'affari non importa della gente, sono venuti dalla Cina per costruire il porto più grande del mondo e la cosa terribile è che a questo villaggio non serviva un porto così grande. I politici dovevano conservare questo luogo, non commettere questo suicidio di massa».
UN PAESE ABBANDONATO DALLE ISTITUZIONI. Oggi quello che resta è un paese abbandonato dalle istituzioni, dove un grosso ratto, case carnivore, e uccelli giganti, dimostrano come l'arte del famoso writer belga Roa si sia impossessata di quei luoghi diventati degni di un graphic novel.
I negozi sono chiusi, non c'è un dottore, né una scuola. Bisogna fare 10 chilometri per trovare qualcosa, ma molti abitanti non hanno la macchina e i trasporti sono ridotti al minimo.

A Doel, oggi, vivono solo 25 persone.

Jeroen Janssen: «La storia è stata sacrificata sull'altare del denaro»

Jeroen Janssen è un artista che lavora in una biblioteca a Gent. Nel tempo libero adora fotografare i mulini e ha scelto di rappresentare il paesino attraverso il fumetto. Si descrive così a Lettera43.it: «Quando esco di casa, mi riconoscono perché porto un grande cappello, giro in bicicletta con una borsa piena di disegni».
«Dovevo realizzare un reportage per XXI, un magazine francese. Il tema erano le Fiandre e così ho scelto Doel, un paese famoso per il suo patrimonio storico e naturale, sacrificato dal potere del denaro», racconta. «Sono stato tante volte lì e ho incontrato una piccola comunità che ha scelto di resistere malgrado le minacce e le intimidazioni delle autorità. Proprio come il piccolo villaggio di Asterix. Poi il reportage è diventato un libro di 300 pagine». Dopo sei mesi dalla pubblicazione il fumetto, che ha come personaggi le storie degli ultimi 25 abitanti del paese fantasma, era già sold out.
I GRAFFITI DIVIDONO I POCHI ABITANTI RIMASTI. «Penso che Doel sia stato oggetto di una grande ingiustizia. Il governo fiammingo non ha avuto rispetto del suo popolo e del suo patrimonio. Qualche settimana fa ho sentito che il ministro per i Beni culturali vuole abbattere l'edificio più storico di Doel, e ricostruirlo in un altro villaggio. Non avrà molto da fare, i vandali hanno già fatto gran parte del lavoro».
Sul tema dei graffiti che hanno ricoperto le facciate dei palazzi, secondo l'artista la posizione degli abitanti si divide tra coloro che li apprezzano e coloro che li percepiscono come una violazione del luogo.
RESTA SOLO IL SILENZIO. Le uniche due cose che restano ormai a Doel sembrano essere il presente, perché il passato è stato in parte demolito, e il silenzio. Ma anche queste rischiano di essere minacciate da vandali e turisti dell'abbandono che approdano in questo museo a cielo aperto.
«Penso spesso a tutte le persone che sono vissute lì, a tutte le storie che non saranno mai conosciute, perché nessuno potrà scriverle. E poi penso a quel silenzio che regna a Doel, un silenzio che non troverai mai in nessun luogo delle Fiandre».

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