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INTERVISTA 4 Ottobre Ott 2014 0800 04 ottobre 2014

Rotondi: «Fitto? No, Berlusconi è il vero democristiano»

Fi, Rotondi: «Macché offese a Fitto, il Cav è il presidente della Dc. E ama Renzi».

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Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto non se le sono mandate a dire, all'ultimo ufficio di Presidenza di Forza Italia.
Il leader, fondatore, padre e padrone del partito ha messo a tacere il delfino e aspirante capo, addirittura usando le sue origini politiche come un'offesa: «Sei figlio di una vecchio democristiano. Se vuoi andartene, vattene!».
O almeno è questo il racconto - peraltro non smentito - riportato dalle cronache degli ultimi giorni.
UN ALTRO TOTEM ABBATTUTO. Ci stavamo quasi abituando alla svolta del Berlusconi favorevole ai matrimoni gay, che subito il Cav ha abbattuto un altro totem della sua ventennale esperienza politica: essere stato della Dc ora diventa una discriminante.
Anche se uno che di scudo crociato se ne intende come Gianfranco Rotondi, ex ministro per l'Attuazione del programma nell'ultimo governo Berlusconi che a quella riunione era presente, sgancia una “bomba”: «Nessuna offesa, come potrebbe. Berlusconi è il presidente della Democrazia cristiana».

Gianfranco Rotondi. (Imagoeconomica)

DOMANDA. Come, come? Berlusconi il liberale in realtà è democristiano?
RISPOSTA. «L'ultima Dc, di cui ero io il segretario, al Congresso di Saint Vincent lo elesse presidente per sottolineare la federazione che il partito faceva con Forza Italia. Quindi, con una battuta, potrei dire che l'unico democristiano certificato è Silvio. Dopo di me».
D. Questa è una novità interessante. Ci spieghi meglio, onorevole...
R. «Lui è il presidente di Forza Italia, e per Statuto è anche il presidente della Democrazia cristiana, che abbiamo poi sciolto, come Forza Italia, nel Pdl. Ora che il Pdl è morto e dal suo corpo è risorta l'anima di Forza Italia, presumo che sia risorta anche l'anima della Dc».
D. Dunque Fitto non è un democristiano “doc”?
R. «Fitto non faceva parte della Dc da me rifondata. Lui era già in Forza Italia. Ma le do uno scoop: anche la segretaria di Berlusconi, la senatrice Maria Rosaria Rossi, che tutti attaccano, io sono solito difenderla perché viene da un'educazione familiare democristiana».
D. Ma quella di Berlusconi verso Fitto non era un'offesa?
R. «Ma no. Io credo che lui abbia usato l'espressione “democristiano” un po' come la usavamo noi. Le faccio un esempio: la frase “non fare il democristiano” è stata coniata proprio dai democristiani, che sono arci-italiani. Dicono le cose peggiori su loro stessi».
D. Ci può dire, una volta per tutte, se il clima era davvero così rovente?
R. «Il clima era teso. Un confronto molto aspro tra due persone che ha comportato complicazioni emotive, sentimentali. Perché Silvio a Fitto vuole bene. Tanto è vero che gli ha ripetuto più volte “Io parlo così perché per me sei come un figlio”».
D. Invece tra Verdini e Capezzone è stato uno scontro tra “fratellastri”?
R. «Bah, anche sulla vicenda che ha visto coinvolti Verdini e Capezzone si è un po' enfatizzato. Ho visto più rilevante, per mille motivi, lo scontro tra Fitto e Berlusconi. Tra Verdini e Capezzone c'è stata una discussione, niente di più».
D. Come si spiega il feeling Renzi-Berlusconi?
R. «Agostino Giovagnoli definiva la Dc il “partito italiano”. Forza Italia si avvicinò a quella definizione. Silvio oscilla tra una natura democristiana e un riflesso condizionato antidemocristiano, che gli deriva dai cattivi ricordi dei suoi rapporti con la Dc. Ora dobbiamo riconoscere che Renzi si è portato avanti col lavoro».
D. Renzi ha dunque superato Berlusconi in democristianità?
R. «Cos'è il “partito italiano”? È quello della gente, che riceve i voti dell'imprenditore e dell'operaio, del borghese e di quello che cerca occupazione. Questa era la Dc. Oggi oggettivamente i numeri dicono che il “partito italiano” è il Pd di Renzi».
D. Il famoso PdR di cui parlano gli oppositori interni del premier?
R. «Renzi al suo interno ha la gerontocrazia comunista, che è stata sempre un impedimento. L'elettorato democristiano guida il Paese e orienta le famiglie. La gente vedeva i comunisti e diceva “io sto dall'altra parte”. A una metà di queste persone Silvio piaceva, all'altra no, ma non poteva mica stare con i comunisti. Renzi ha rotto questo gioco».
D. Cosa prevede per il futuro della politica?
R. «Nella seconda Repubblica i tempi si bruciano sempre, quindi non si possono fare previsioni attendibili. Renzi potrebbe, come Berlusconi nel 1994, rappresentare il “partito italiano” per il prossimo ventennio. Così come potrebbe essere un leader balneare di cui non ci ricorderemo nemmeno tra un anno, di questi tempi...».
D. Almeno lei ce lo dica: qual è il segreto del Patto del Nazareno?
R. (sorride)
«Niente. Si piacciono così tanto che si vedono per parlare di Milan e Fiorentina. Io trovo persino che sia una cosa tenera. Un rapporto che continuerà molto oltre i rispettivi ruoli. Io immagino, un giorno, come nel 2010 l'allora sindaco di Firenze andò ad Arcore, domani un “nonnino” Berlusconi in visita a Pontassieve...».

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