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SPREAD 6 Ottobre Ott 2014 1940 06 ottobre 2014

Pillola del giorno dopo, come funziona in Ue

Il caso di Voghera fa discutere. Ma in Ue in 22 Paesi non serve ricetta.

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Una confezione del contraccettivo di emergenza.

A Voghera, provincia di Pavia, europeissima e moderna Lombardia, due ragazze si sono presentate al pronto soccorso per chiedere la pillola del giorno dopo e si sono viste chiudere la porta in faccia.
Sfortuna loro, hanno incontrato un'infermiera più ignorante della proverbiale casalinga che, convinta di «salvare vite umane» e ignorando - appunto - che la contraccezione d'emergenza non ha a che fare con l'aborto, ha impedito alle due cittadine l'accesso alle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Ne è seguita la denuncia alla direzione dell'ospedale e le dimissioni dell'infermiera.
E, però, se le due malcapitate fossero state due spagnole o due francesi, o anche lettoni o persino turche, in pronto soccorso non si sarebbero nemmeno dovute presentare.
IN FARMACIA IN 22 PAESI UE SU 28. In Europa, sulla contraccezione d'emergenza ogni Paese fa da sé. Ma secondo l'European consortium for emergency contraception (Ecec) di cui fa parte anche la Società medica italiana per la contraccezione (Smic), in 12 Paesi - Austria, Belgio, Francia, Spagna, Grecia, Finlandia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovenia e Regno Unito - la pillola del giorno dopo è disponibile senza ricetta, presentandosi al banco del farmacista.
La stessa cosa avviene anche in Paesi al di fuori dell'Unione europea come Svizzera, Serbia, Turchia, Georgia e Israele.
DIECI PAESI FUORI SCAFFALE. In altre 10 nazioni Ue - Portogallo, Cipro, Bulgaria, Romania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Svezia - il contraccettivo è disponibile anche fuori scaffale, e non c'è bisogno quindi della mediazione del farmacista. La ricetta medica è necessaria solo in cinque Paesi, ovvero Croazia, Germania, Ungheria, Polonia e Italia. Mentre a Malta la pillola non è proprio sul mercato. A guardare solo dentro ai confini dell'Ue, in 22 Stati su 28, se si ha la 'grave colpa' di aver rotto un profilattico, non servono corse dal medico, né estenuanti file al pronto soccorso che ostacolano i veri malati: basta recarsi alla farmacia più vicina in tutta sicurezza.
«NON SERVE UNA VISITA SPECIALISTICA». Perché questa differenza? In ogni Stato nel momento in cui un medicinale viene registrato e immesso sul mercato, le agenzie nazionali del farmaco ne decidono le modalità di erogazione. «In realtà non c'è nessun fondamento scientifico per mandare le donne al pronto soccorso», ha spiegato a Lettera43.it Silvio Viale, ginecologo torinese, presidente dei Radicali italiani. «La pillola del giorno dopo non è abortiva: blocca l'ovulazione e per la sua prescrizione non serve un ginecologo, non serve alcun esame né alcuna visita specialistica, bisognerebbe direttamente abolire l'obbligo della ricetta». Secondo il medico e attivista, insomma, si tratta solo di una «scelta politica» che «impone alle donne un inutile calvario».
Per chiedere una revisione delle modalità di erogazione, servirebbe o una retromarcia da parte dell'agenzia del farmaco o una formale richiesta di una istituzione di ricerca pubblica o di un'associazione di pazienti o consumatori.
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE. Il cambiamento in Italia, però, incontra resistenze. Quando l'Aifa (agenzia italiana del farmaco) ha predisposto la modifica del bugiardino della Norlevo, uno tra i più diffusi contraccettivi d'emergenza, riclassificandolo come sostanza che inibisce l'ovulazione non come sostanza abortiva (determinazione 2215/2013), si è trovata di fronte l'opposizione dei comitati pro vita. Nonostante la revisione fosse divenuta legge pubblicata in Gazzetta ufficiale a febbraio 2014, i comitati hanno presentato ricorso al Tar. Il tribunale ha respinto ogni appello, ma la lobby ha trovato altri rappresentanti delle istituzioni disposti ad ascoltarla. Nell'aprile 2014, Lorenzo Dellai e Gian Luigi Gigli, deputati montiani passati ai Popolari per l'Italia, hanno presentato un'interrogazione parlamentare sulla decisione dell'Aifa. Il sottosegretario alla Salute Vito de Filippo non ha fatto altro che ribadire le motivazioni della revisione. Il dibattito, insomma, ci riporta indietro, in direzione opposta a quella dei tre quarti dei Paesi dell'Ue.
Il problema, più che la pillola, è l'Italia del giorno dopo.

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