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EPIDEMIA 7 Ottobre Ott 2014 1756 07 ottobre 2014

Ebola, come si trasmette il virus

Il contagio attraverso i fluidi corporei. Solo dopo che i sintomi si sono manifestati. Le cure sperimentali.

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Un'infermiera dell'ospedale Alcoron, a Madrid, dove è stato confermato il primo caso di ebola in Europa.

Dopo il caso di Eric Duncan negli Stati Uniti e quello dell'infermiera spagnola contagiata a Madrid, la paura del virus ebola è arrivata anche in Occidente. Tuttavia, a differenza dell'Africa, dove la febbre emorragica ha già ucciso più di 3 mila persone, secondo le autorità europee e americane i nostri sistemi sanitari sarebbero in grado di minimizzare il rischio di un'epidemia, isolando tempestivamente i singoli casi. La malattia infatti, a meno che il virus non subisca improvvise mutazioni genetiche, non si trasmette per via aerea, ma solo attraverso i fluidi corporei.

1. La trasmissione: attraverso sangue e fluidi corporei

L'ebola è, quindi, relativamente difficile da contrarre tra esseri umani. A differenza del morbillo e dell'influenza, non si trasmette né per via aerea, né attraverso il contatto casuale. Per essere infettati occorre entrare in contatto col sangue o con i fluidi corporei (sudore, saliva, lacrime, urina, feci, sperma) di una persona già infetta, viva o morta, che abbia manifestato i sintomi. È possibile ammalarsi anche a seguito di contatto indiretto con i fluidi delle vittime, per esempio condividendo lo stesso letto o le stesse apparecchiature mediche.

2. Il contagio: il pericolo scatta con i sintomi

Generalmente, gli esseri umani non trasmettono il virus nel periodo d'incubazione. Diventano infettivi solo quando la malattia si è ormai manifestata. Questa capacità di trasmissione limitata è uno dei motivi principali per cui le epidemie di ebola possono spesso essere arrestate nel giro di settimane o mesi. I rimedi necessari sono l'isolamento dei malati, una corretta informazione ed educazione, una buona igiene sanitaria, procedure mediche di sterilizzazione, l'uso di guanti e mascherine.

3. L'incubazione: dai due ai 21 giorni

Il tempo d'incubazione varia tra i due e 21 giorni. Entro questo periodo una persona che ha contratto il virus è destinata a manifestarne i sintomi fisici. La sindrome è caratterizzata da febbre, febbre emorragica, mal di testa, dolori articolari, dolori muscolari, diarrea e vomito. La morte sopraggiunge tra il sesto e il 16esimo giorno di malattia a causa di uno choc multiplo, per l'insufficienza di più organi provocata dal virus. Fegato, reni e sistema nervoso centrale vengono colpiti in modo letale.

4. La terapia: antibiotici e fludi per via endovenosa

Al momento non esistono cure verificate su larga scala o vaccini in grado di guarire dall'ebola. Il trattamento ospedaliero si basa sulla somministrazione di fluidi per via endovenosa per fermare la disidratazione, antibiotici per combattere le infezioni e altri farmaci contro i sintomi. Tuttavia, l'ultima epidemia ha stimolato la ricerca e la sperimentazione di nuove cure. Tra queste il siero Zmapp, che ha funzionato sul medico Kent Brantly e sull'infermiera Nancy Writebol. La donna che ha contratto il virus in Spagna, invece, è al momento sottoposta a trasfusioni di sangue di Paciencia Melgar, una suora guarita dopo essersi ammalata in Liberia. Si ritiene infatti che i sopravvissuti a ebola sviluppino anticorpi in grado di contrastare il morbo. Mentre Eric Duncan, ricoverato in Texas, ha iniziato una terapia con un altro farmaco sperimentale, il brincidofovir, un antivirale prodotto dalla Chimerix.

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