Professore Franco Salvatore 141007170956
INTERVISTA 7 Ottobre Ott 2014 1735 07 ottobre 2014

Ebola, Salvatore (Ceinge): «Siamo a corto di fondi»

Hanno brevettato il vaccino. Ma la Campania non li paga. Il presidente a L43.

  • ...

È nelle stanze, severe e ovattate, del Ceinge che i ricercatori napoletani di Okairos, guidati dal biologo molecolare Riccardo Cortese, hanno perfezionato in cinque anni il brevetto del vaccino contro l’ebola di cui si sta discutendo a livello internazionale (leggi l'approfondimento di Economiaweb.it).
Ma gli “eroi” anti-ebola non rappresentano un caso unico e isolato: accanto al team vesuviano oggi in prima pagina, nella sede del Centro di ingegneria genetica di Napoli, lavorano alle biotecnologie avanzate 20 gruppi di ultra-specialisti impegnati nella tutela della buona salute, 220 sono attualmente i ricercatori, e non manca un incubatore di imprese.
«NON RIUSCIAMO A USUFRUIRE DEI FONDI UE». Il professor Franco Salvatore, fondatore e presidente del Centro di ricerca vesuviano, si batte dal 1984 affinché questo tipo di indagini «ad altissima valenza sociale» possa svolgersi nelle migliori condizioni e sia sorretto da adeguati finanziamenti: «Da anni otteniamo riconoscimenti ed elogi a livello mondiale», racconta Salvatore a Lettera43.it. «Peccato che è dal 2009 che la Regione Campania non eroga buona parte dei finanziamenti che ci spettano né riusciamo a usufruire dei fondi che l’Ue mette a disposizione». Il professore si dice «ottimista», ma confessa: «Garantiamo lavoro a 220 specialisti, ma potremmo occuparne fino a 350 se finalmente il denaro che ci spetta fosse erogato con puntualità». E assicura: «Altro che un investimento a perdere. Qui al Sud la ricerca, se ben fatta, può costituire il più strepitoso volano per lo sviluppo economico».

Il professore Franco Salvatore, presidente del Ceinge (Ansa).

DOMANDA. Professore, quanto è complicato fare ricerca a Napoli?
RISPOSTA. Nel 1984 approfittai di alcuni finanziamenti erogati dalla Cassa per il Mezzogiorno e decisi di iniziare l’avventura.
D. Un’avventura, appunto. Tale è, secondo molti, la velleità di aprire un centro di ricerca al Sud d’Italia.
R. Dopo 30 anni il Centro è ancora vivo, vegeto e protagonista di un’attività, nel campo delle biotecnologie mediche, stimata e ammirata nel mondo.
D. Quanti altri centri come il suo sopravvivono al Sud?
R. Che io sappia, siamo rimasti in piedi solo noi.
D. Qual è il segreto per non arrendersi?
R. Specializzarsi nella ricerca di altissimo livello. Sottoporsi senza remore, come noi abbiamo fatto, alle valutazioni periodiche di organismi internazionali di cui fa parte il top degli scienziati e alcuni premi Nobel.
D. Basta così?
R. No, occorre che chi fa ricerca possa lavorare nelle condizioni migliori grazie alle facility, cioè a infrastrutture moderne e adeguate.
D. E poi?
R. Bisogna selezionare i giovani in modo rigoroso e meritocratico. E sviluppare le collaborazioni internazionali.
D. Una novità da auspicare?
R. Sarebbe vincente accorpare al massimo i ricercatori in un unico luogo fisico, abbandonando le gelosie e i protagonismi sterili.
D. Perché?
R. Non ha senso disperdere forze facendo le stesse ricerche o comprando identiche strumentazioni.
D. Qual è il nemico peggiore per chi fa ricerca a Napoli?
R. A volte, se hai un’idea, in troppi sono pronti a distruggerla senza averla neanche ascoltata.
D. Si sta facendo allarmismo o no sulla diffusione di una malattia spaventosa come l’ebola?
R. Sì, se si scrive, come è stato fatto, che Okairos starebbe trattando con l’Oms la fornitura entro il 2015 di 1 milione di dosi del vaccino.
D. Non è vero?
R. È una sciocchezza.
D. Detto ciò, va tutto bene?
R. No, i fondi della Cassa per il Mezzogiorno sono esauriti da un pezzo. Abbiamo ancora da completare la costruzione di una nuova parte del Centro, ma la Regione Campania non decide lo stanziamento.
D. Il Centro sta creando occupazione?
R. Diamo lavoro a 220 persone, in gran parte napoletane. Ma potremmo occuparne fino a 350, se ci fossero erogati i fondi che ci spettano.
D. Spieghi meglio il perché delle difficoltà finanziarie.
R. Siamo il Centro di riferimento regionale per la diagnostica molecolare relativa alle 6 mila malattie genetiche esistenti e della leucemia in Campania.
D. E allora?
R. Se la Regione ci pagasse con la puntualità con cui paga i laboratori privati saremmo straricchi. E senza problemi.
D. Invece?
R. Invece ci ritroviamo in deficit per colpa dell’inerzia nei pagamenti.
D. Ritardi, ma di quale entità?
R. Siamo in attesa di alcuni milioni di euro: è dal 2009 che non ci viene erogata buona parte dei crediti
D. Chi è il proprietario del Ceinge?
R. La Regione Campania, al 60%. Il 40% è dell’Università Federico II, del Comune e della Provincia di Napoli, della Camera di commercio.
D. Per far fronte alle difficoltà economiche non sarebbe auspicabile un ingresso nel Ceinge da parte dei privati?
R. Sarebbe possibile, ma risulterebbe utile solo se l’ingresso avvenisse in misura consistente.
D. Quanti gruppi di ricercatori sono attualmente operativi al Ceinge?
R. Venti, più 15 facilities.
D. Quanti sono i ricercatori napoletani?
R. Quasi tutti. Molti insegnano nelle istituzioni locali.
D. Restano frequenti le cosiddette fughe di cervelli?
R. A fuggire all’estero sono soprattutto i più giovani.
D. Perché?
R. I più bravi, appena concluso il dottorato, ricevono offerte allettanti e prestigiose. E fanno la valigia. Da noi al Sud mancano le strutture produttive.
D. A lei è mai venuta la tentazione di mollare tutto e fuggire all’estero?
R. Da giovane tantissime volte. Ora non più.
D. Che cosa si aspetta adesso?
R. Vorrei condurre a termine al meglio le novità che sto curando.
D. Cioè?
R. Vorrei andarmene in pensione sapendo che il Centro ha trovato finalmente stabilità finanziaria.
D. Che impressione suscita Napoli guardandola dall’interno di un prestigioso laboratorio di ricerca?
R. Non siamo ciechi, né viviamo rinchiusi nella nostra torre eburnea. Tra l’altro, la sopravvivenza del Centro dipende dalla Regione Campania: se non ce ne occupassimo, sarebbe la fine.
D. Professore, come sta Napoli?
R. Non bene. Scusi, ma lei si guarda o no in giro? Che cosa si aspettava che le rispondessi?

Correlati

Potresti esserti perso