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SCENARIO 19 Ottobre Ott 2014 0945 19 ottobre 2014

Legge di Stabilità, i numeri alle Camere

A Montecitorio la manovra del premier conta su 392 voti. A Palazzo Madama...

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La legge di Stabilità c'è. Ora deve passare alle Camere. Prima a Montecitorio e poi a Palazzo Madama. In teoria, un aiuto per Renzi. L’adagio vuole che i guai di tenuta della maggioranza siano annidati tutti lì, al Senato.

Alla Camera maggioranza a 392

La Camera dei Deputati.

In effetti, grossi problemi alla Camera il governo non ne ha. Il Pd conta 298 deputati, Scelta civica pre-scissione 40 (oggi divisi tra 27 Sc e 16 Popolari), altri 16 arrivano dal gruppo Misto (quattro di Centro democratico, quattro delle minoranze linguistiche Svp-Uv, quattro di Psi-Pli, quattro dal Maie-Estero).
I 28 ALFANIANI. A questi numeri si è aggiunto prima il Ncd di Alfano, che di deputati ne ha 28, e da poco i 10 deputati di Led (Libertà e Diritti) ex-Sel.
Morale: i numeri della maggioranza sono aumentati, in un anno, passando da 382 a 392. Un numero rassicurante visto che il quorum è fissato a 315. Eppure ci sono delle incognite.
OPPOSIZIONI IN CRESCITA. Anche le opposizioni sono cresciute. Forza Italia conta ancora 70 parlamentari, la Lega è rimasta granitica a quota 20, il M5s ha perso qualcosa (cinque deputati sono confluiti nel Misto), ma resta a 104. Sel sconta l’emorragia di Led e l’attrazione del Pd (-12 in tutto), ma mantiene 25 deputati, dal 15 ottobre 26 grazie all’ex grillino Zaccagnini.
A conti fatti, il totale delle opposizioni raggiunge, sulla carta, quota 232. Risultato schiacciante, in teoria: 392-395 contro 232-236 di media (dipende dai singoli del Misto), tra maggioranza e opposizione.
L'INCOGNITA MINORANZA PD. Eppure, basterebbero 30/40 voti in dissenso da parte della minoranza Pd per scompaginare tutti i giochi del governo, sulla legge di Stabilità. Ipotesi remota sì, ma verosimile almeno sul pallottoliere Visto che il totale delle aree critiche - bersaniani, dalemiani, civatiani, cigiellini - supera i 100 eletti.
IL GRUPPONE NEOCENTRISTA. Infine, vanno registrate due novità. Sta per nascere il ‘gruppone’ dei neocentristi (Ncd-Popolari per l’Italia-Udc) che può contare su almeno 33/35 deputati (27 Ncd, sei Udc, un paio da altri partiti), che diventerebbe il terzo gruppo, per grandezza, alla Camera; mentre i Popolari per l’Italia (area Demos) di Lorenzo Dellai e Mario Marizziti (almeno 7/8) stanno per unirsi con quelli del Centro democratico di Bruno Tabacci, che sono quattro.

Al Senato maggioranza variabile a 169

Palazzo Madama, sede del Senato a Roma.

I numeri del Senato sono invece «ballerini», e da molte legislature. Il quorum è fissato a 161 voti su un plenum di 320 senatori.
I NUMERI DI JOBS ACT E DEF. Renzi ha incassato la sua prima fiducia con 169 voti; sul Jobs Act ne ha presi 165 a causa dei tre dissidenti civatiani usciti dall’Aula al momento del voto - Casson, Mineo, Ricchiuti - e il voto favorevole di Lorenzo Battista (ex M5s approdato al gruppo Psi-Autonomie).
Sul Def, però, il governo ha racimolato solo 161 voti, salvato da un altro ex-M5s (Luis Orellana, oggi nel Misto) e dall’astensione del presidente di turno, il leghista Roberto Calderoli. Insomma, la maggioranza viaggia sul filo del rasoio.
I VOTI SICURI. Voti ‘sicuri’ pochi: 109 del Pd (ma con l’area di dissidenti forte di 5 voti almeno), 7 di Scelta civica, 10 Per l’Italia (in cui sono ‘impanciati’ l’ex ministro Mauro e Tito Di Maggio che votano spesso contro), 31 di Ncd (perso Antonio D’Alì, tornato in Forza Italia, ha guadagnato Pietro Langella, dal Gal) e 12 di Gal. I veri ‘ascari’ nel Gal sono Naccarato (ex Ncd) e Davico (ex Lega) che votano a favore del governo, gli altri ‘dipende’.
Considerando che sui quattro senatori a vita nessuno può contare (Rubbia e Piano sono sempre assenti, Monti c'è di rado, Cattaneo vota spesso contro il governo), la maggioranza ha, sulla carta, 169 voti, ma in pratica molti meno: tra 161 e 165.
CREPE NEL M5S. Ad adiuvandum del governo, però, si profila il terremoto in corso già da tempo nella pancia dell’M5s. Tracollato da 53 senatori a 39 ha avuto 14 perdite così distribuite: il sottogruppo del Misto ‘Italia lavori in corso’, guidato da Campanella, che ne conta sei, il Movimento ’ (quattro, sempre nel Misto), più tre battitori liberi (Mastrangeli, Nitori e Gambaro, la quale votò la fiducia a Letta). Una manna dal cielo che potrebbe essere conquistata dal governo.
OPPOSIZIONE A 135. Stabilmente all’opposizione, oltre ai 39 grillini, i 15 della Lega e i 60 senatori azzurri, oltre che i 7 di Sel e i 14 ex M5s. Sommate, le opposizioni arrivano, sempre sulla carta, a quota 135 ma una ventina tra Gal, dissidenti Pd e di altri gruppi potrebbero far sfondare la «linea del Piave» e arrivare quasi sotto quota 161.
Anche al Senato vanno registrate altre novità in arrivo: il gruppone Ncd-Popolari-Udc, già in fieri, può arrivare a 33/35 senatori con il rischio dei Popolari di Olivero-Dellai di dover finire nel Misto.

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