Screenshot Grand Theft 141017115450
ESTERI 20 Ottobre Ott 2014 0610 20 ottobre 2014

Isis, la propaganda passa anche dai videogame

In una versione rivista di Gta si vestono i panni del terrorista. Così l'Isis invita i giovani ad arruolarsi. Ma non è una novità. Gli Usa, e non solo, lo fanno da anni.

  • ...

Uno screenshot di Grand Theft Auto: Salil al-Sawarem.

Nel video promozionale di Grand Theft Auto: Salil al-Sawarem un uomo scarica una raffica di mitra contro un poliziotto steso a terra. Nella scena successiva un camioncino militare percorre una strada sterrata e salta su una mina, mentre una voce fuoricampo grida «Allahu Akbar».
Potrebbe trattarsi di un qualsiasi cruento videogioco di guerra occidentale, se non fosse che stavolta arriva dall'altro lato della barricata, direttamente dalla propaganda Isis. Il trailer si rivolge ai giovani musulmani incitandoli a combattere, ma anche agli occidentali, a cui è indirizzata la frase di apertura: «Quello che voi fate nei vostri videogiochi è quello che noi facciano nella realtà».
AMERICA'S ARMY, FILO DIRETTO CON L'ESERCITO USA. Una trovata che probabilmente stride con le regole della sharìa, la legge islamica, ma che certo non può far gridare allo scandalo: molti titoli occidentali, come Rainbow Six o Splinter Cell, contengono un'alta dose di propaganda militare e in alcuni casi sono gli stessi eserciti a usare i videogiochi come canale di arruolamento. America's Army, multiplayer online gratuito finanziato con soldi pubblici, è stato creato proprio per convincere i giovani a entrare nelle forze armate Usa: ci si iscrive al gioco, si indossano i panni di un marine e si viene catapultati in uno scenario di guerra molto realistico (possibilità di morire a parte). Chi trova la simulazione di suo gradimento, e decide che la carriera militare fa per lui, può raggiungere il sito dell'esercito direttamente da un link sulla homepage.

Dal russo Alfa Antiterror al cinese Anti Japan War Online

L'idea propagandistica alla base di Salil al-Sawarem è quindi tutt'altro che originale. Gli sviluppatori dello Stato islamico, come avevano già fatto molti governi e partiti, si sono limitati a prendere uno strumentato di comunicazione molto efficace, il videogioco bellico, e a modificarlo invertendo le casacche dei buoni e dei cattivi, spesso senza ritoccare nient'altro.
Il Gta Isis edition è solo l'ultimo di una lunga serie di titoli di promozione militare, che vanno dal russo Alfa Antiterror, con cui si può rivivere la guerra in Cecenia, al cinese Anti Japan War Online, in cui si difende il Paese dall'invasione giapponese del 1937.
LA RISPOSTA IRANIANA A KUMA/WAR. Ma veniamo al fronte islamico. Al-Quwwa al-Khasa, rilasciato dall’Hezbollah Central Internet Bureau, risale addirittura al 2003 ed è una pedissequa riproduzione di America's Army, con la stessa visuale e lo stesso stile grafico. Il protagonista è però in questo caso un combattente palestinese durante la guerra del Libano. In Rescue the Nuke Scientist (2007) si deve liberare uno scienziato nucleare iraniano, rapito dagli americani. Il gioco è stato sviluppato dal gruppo politico Unione delle Organizzazioni Studentesche Islamiche in risposta allo statunitense Kuma/War Assault on Iran, in cui si immaginava un attacco Usa a Teheran. The Night of Bush Capturing si rifà invece al first-person shooter occidentale Quest for Saddam, in cui lo scopo era catturare il dittatore iracheno. Anche in questo caso eserciti e 'mostro finale' sono invertiti.

Afkar Media, la software house siriana è più «moderata»

Naturalmente c'è una grossa differenza tra i titoli sviluppati da partiti e gruppi militari e quelli delle software house private.
I videogiochi della siriana Afkar Media, per esempio, sono molto più equilibrati e giustificano la violenza solo come mezzo di autodifesa.
Il protagonista di uno dei giochi di maggior successo, Under Ash, è un ragazzo palestinese che si trova suo malgrado coinvolto nell'attacco a una moschea e deve salvare quanta più gente possibile.
OBIETTIVO: RIMEDIARE AGLI STEREOTIPI OCCIDENTALI. Consapevole del terreno delicato su cui si muove, è la stessa Afkar Media a chiamare in causa il problema della propaganda: sul sito dell'azienda si spiega che l'obiettivo è quello di rimediare agli stereotipi negativi sul mondo arabo trasmessi dai videogiochi occidentali, nel pieno rispetto delle diversità culturali.
Tanto che, assicurano, molti dei loro sviluppatori sono cristiani. O quantomeno lo erano all'ultimo aggiornamento del sito, prima dell'inizio della guerra civile.

Correlati

Potresti esserti perso