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UNIONE 22 Ottobre Ott 2014 1008 22 ottobre 2014

Commissione Ue, Juncker promosso ai voti

L'esecutivo passa con 423 sì, 209 no e 67 astenuti. Grosse Koalition compatta.

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da Strasburgo

Stasburgo ha detto sì alla Commissione Juncker. Il 22 ottobre l'esecutivo del lussemburghese è passato grazie ai voti del parlamento, che riunito in sezione plenaria ha approvato la nuova squadra con 423 sì, 209 no e 67 astenuti.
Ha iniziato parlando in francese Jean-Claude Juncker nel giorno più importante della Commissione europea. A Strasburgo davanti agli eurodeputati ha presentato il suo programma.
L'aveva già fatto a luglio. Ma dopo le audizioni dei commissari, questo era il momento della verità.
Il parlamento doveva decidere se votare l'intero collegio del lussemburghese o lasciare l'esecutivo ancora in mano a Barroso sino a un ulteriore accordo. Ma le parole di Juncker è sembrata convincere la maggioranza parlamentare formata da socialisti, popolari e liberali. Una lectio magistralis la sua dove non sono mancate idee, provocazioni, proposte. E soprattutto una serie di modifiche rispetto ai compiti di alcuni commissari che erano stati criticati dagli eurodeputati. Aggiustamenti in corsa che però non sono bastati per avere l'appoggio dei Verdi, della Sinistra Unita, dell'Efdd, nè dei conservatori Ecr.

«I commissari non saranno capetti ma organizzatori»

Jean-Claude Juncker.

«Il 15 luglio», ha detto Juncker, «avevo già presentato orientamenti generali. Non un semplice esercizio di stile ma presentazione di un programma, contenuti e progetti ambizioni. Non chiederò ubbidienza. Alla mia età non si inizia carriera da dittatore, vorrei però che i commissari si sentano liberi, abbiano pareri politici e alimentino i dibattiti. Sono comunque stato investito grazie al programma presentato, ho un accordo col parlamento».
GRAZIE A BARROSO. Juncker ha poi ringraziato Barroso che ha gestito la Commissione in un periodo di crisi, ha integrato 13 nuovi Stati membri, «ha fatto un buon lavoro e spesso è stato criticato in maniera dolorosa».
«Ho fatto di tutto per avere persone di peso», ha aggiunto, «che hanno svolto funzioni importanti nei loro Paesi. Ministri, viceministri, primi ministri. La loro origine politica dimostra che questa Commissione sarà ben più politica delle precedenti».
NUOVA ARCHITETTURA. Anche l'architettura dell'organismo sarà diversa. A partire dal vice Frans Timmermans che si occuperà del principio di sussidiarietà, «perché l'Ue deve diventare una fabbrica impegnata sulle grandi questioni, lasciando le piccole ai singoli Paesi. Tutti dovranno contribuire».
Timmermans lavorerà anche alla carta dei diritti fondamentali e allo sviluppo sostenibile, delega su cui Juncker precisa, «non ho potuto seguire i vostri auspici che volevate se ne occupasse il vicepresidente incaricato alla Crescita».
I commissari, ha ribadito Juncker, «non saranno capetti che danno istruzioni, hanno tutti lo stesso peso. Saranno degli organizzatori, coordinatori della Commissione».

«Vorrei che l'Ue avesse la tripla A»

«Vorrei che l'Ue avesse altra tripla A», ha detto il presidente della Commissione, «quella sociale, che è altrattanto importante di quella economica».
E poi è tornato sul gender balance, la parità di genere.
GENDER BALANCE DA MIGLIORARE. «Abbiamo lo stesso numero di donne commissario dell'esecutivo Barroso. Ho dovuto lottare a convincere i governi nazionali a proporre delle candidate». Juncker, comunque, non è soddisfatto: «Nove donne su 28 commissari sono una cifra ridicola. E sono in imbarazzo per il Lussemburgo che non ha nominato una donna, lo farà la prossima volta».
Juncker ha poi commentato alcune sostituzioni nel suo esecutivo, come quella dell'esponente slovena a cui è andato il portafoglio dei Trasporti.
Al commissario per la Sanità, Juncker ha riaffidato, come richiesto dagli eurodeputati, la competenza sui farmaci che in un primo momento era finita nel portafoglio del Commercio. Ma, facendo un passo indietro, Juncker ha sottolineato che «i farmaci non vanno considerati merce».
L'UNGHERESE SENZA CITTADINANZA. Il lussemburghese ha raccolto inoltre un'altra richiesta fatta dai deputati, quella di rivedere il portafoglio Cultura dell'ungherese Navracsics: «Ho seguito dibattito su questi temi e sono stato sensibile alle vostre osservazioni che manifestavano un disagio, così ho deciso di affidare la cittadinanza al commissario per l'Immigrazione e gli Affari interni, insieme alla Giustizia»

Ttip nel rispetto delle tutele Ue

Juncker ha dichiarato di voler concludere l'accordo commerciale con gli Usa rispettando però «le disposizioni e le tutele europee che dovremo negoziare con gli americani».
Per quanto riguarda la salute dell'economia europea, Juncker ha accennato alla sofferenza della locomotiva tedesca («i campioni del mondo in questo momento non sono molto in forma. Penso che sia un calo passeggero, ma devono abitruarsi a non esserlo nche nel lungo termine»). Senza dimenticare l'impegno di investire 300 miliardi di euro. «L'Europa è in difficolta, gli investimenti sono calati più del 20% rispetto all'inizio della crisi nel 2007».
PIANO PRIMA DI NATALE. Per questo il piano di investimenti che a Juncker sta «molto a cuore», non sarà presentato nei primi tre mesi, come annunciato «ma prima di Natale, perchè dobbiamo agire il prima possibile». Vero è, ha spiegato il lussemburghese, che «un programma di investimenti non può essere finanziato col debito. Dobbiamo coinvolgere anche l'economia privata, perché non sono solo gli Stati a essere responsabili».
Juncker non ha in mente un programma congiunturale stile Anni 70. «Abbiamo bisogno di investimenti calibrati che portino forza nel lungo e medio termine e diano forza all'economia europea, per rafforzare i potenziali di crescita nel breve termine. Il nostro compito prioritario è la lotta alla disoccupazione, soprattutto quella giovanile»

Patto di Stabilità: le regole non si cambiano

Sul rigore, il presidente ha tenuto a precisare che le regole non si cambiano. Ma «saranno interpretate con quel margine di flessibilità consentito dai testi giuridici del Trattato. Non ci sarnano quindi svolte drastiche, deve esserci disciplina di bilancio, flessibilità e riforme strutturali, senza le quali non si riusciranno a fare passi avanti».
AUSTERITY CON RIFORME. L'austerity però non deve essere un dogma. Juncker si è rivolto a chi sostiene che da sola possa rivitalizzare le economie. «Chi pensa che con il mero consolidamento di bilancio senza riforme strutturali si possa avere crescita, si sbaglia!».

Allargamento: nessun nuovo ingresso per i prossimi cinque anni

Per il momento non ci sarà un allargamento dell'Ue. «Non raccontiamo storie, non facciamo credere a chi aspetta l'adesione che questa prospettiva possa realizzarsi nei prossimi cinque anni. Anche se i negoziati procederanno con lo stesso impegno».
Un messaggio infine è stato rivolto ai problemi che stanno affliggendo il mondo: la minaccia terroristica dell'Isis «il movimento denominato stato islamico è nemico dei valori europei e noi non possiamo accettare simili comportamenti». E l'ebola «che richiede una risposta mirata e immediata e ho l'impressione che non siamo stati all'altezza nell'affonrtare questa epidemia», ha aggiunto, «con dolore devo constatare che quando colpiva l'Africa non abbiamo mosso un dito, poi come ha colpito l'Europa ci siamo attivati. Bisognava muoversi prima».
Infine Juncker ha dedicato la conclusione del suo intervento alla questione immigrazione, ponendola come «priorità assoluta» della Commissione.

La maggioranza resta unita nel sostenere Juncker

Dopo l'intervento di Juncker, i presidenti dei gruppi parlamentari hannpo espresso le loro intenzioni di voto. A partire dal leader del Ppe Manfred Weber che ha, come previsto, confermato l'appoggio al lussemburghese.
Sì anche da parte dei socialisti europei. «Noi la sosterremo incalzandola», ha esordito Gianni Pittella, leader dell'S&D, «se Timmermans non fosse diventato presidente dello sviluppo sostenibile, questa sarebbe una Commissione più debole.
Oggi il peggior nemico dell'Europa non è il populismo ma la mancanza di coraggio delle classi dirigenti. Lei non è frutto di compromesso a ribasso ma della scelta dei cittadini che hanno votato alle elezioni europee la Commissione che volevano.
A noi interessano le vite delle persone. Per noi due punti sono decisivi: il piano investimenti, su cui non accetteremo un'operazione cosmetica, perché su questo piano si gioca il futuro della Commissione e noi la sosterremo. Noi abbiamo bisogno di lei e lei di noi».
Infine Pittella propone a Juncker Tre mosse del cavallo: «che parte del capitale del Fondo salva stati sia messo a disposizione della Bei. Che gli investimenti strutturali non siano calcolati nei bilanci nazionali. E che la cultura diventi un punto strategico su cui puntare, quintuplucando i fondi per la cultura. I socialisti e democratici vi invitano a essere coraggiosi», conclude, «non vi fermate non vi preoccupate saremo noi a spingervi».
I LIBERALI NELLA COALIZIONE. Anche i liberali dell'Alde dicono sì: «Appoggiamo la Commissione, ma il nostro sostegno non sarà gratis», sottolinea il l leader Guy Verhofstadt, «speriamo in una Commissione ambiziosa e non come quella degli ultimi 5 anni che era il segretariato del Consiglio europeo, che aspettava di sentire Berlino e Parigi prima di agire. Non scegliamo tra disciplina di bilancio e investimenti, impossibile avere l'uno senza l'altro». Chiede il liberale che si rivolge poi a Katainen auspicando «investimenti subito». L'Alde approva poi la divisione dei poteri della Commissione, «il cordinamento mi trova d'accordo, vogliamo evitare battaglie interne all'Ue».
Infine l'auspicio: «La nuova Commissione dovrebbe essere chiara sui valori europei, per questo l'ungherese Navracsics designato al portafoglio Cultura dovrà agire sotto il controllo di chi lavora per le libertà civiche. L'Europa è anche democrazia e valori umani».

Fuori dalla Große Koalition è un coro di no

A non sostenere invece la Commissione di Juncker sono i conservatori dell'Ecr che hanno deciso di astenersi dal voto.
LA SINISTRA UNITARIA DICE NO. La Sinistra Unita Gue ha invece «forti riserve per ragioni politiche», spiega il portavoce del gruppo che critica «l'attacamento della nuova Commissione al neoliberalismo, che ha fatto crescere la disoccupazione, creato la deregulation del lavoro, causato l'asfissia delle pmi. Alcuni commissari come lo spagnolo Cañete hanno conflitto di interessi, altri come Navracsics hanno assunto decisioni contro i cittadini. Ma nonostante le critiche i portafogli sono rimasti invariati e questo dimostra che l'accordo tra socialisti popolari e liberali mina alle libertà. Per questo», conclide, «come Gue-Ngl noi voteremo contro questi due commissari». E quindi contro l'intero collegio.
CARTELLINO ROSSO DAI VERDI. Per i Verdi a parlare è Rebecca Hams: «Io stimo Juncker, tutti lo sanno, ma ciò nonostante il gruppo dirà no alla sua Commissione. Basta pensare al portafoglio dato all'ungehresere Navracsics, che nonostante le critiche non è cambiato. Poi ci sconvolge come è impostato il piano di investimenti e la carenza totale di idee per lo sviluppo sostenibile».
L'ULTIMA VOLTA PER FARAGE. Inevitabile la bocciatura dell'Efdd, il partito euroscettico presenziato dall'Ukip di Nigel Farage e l'M5s. «Questi suoi commissari sono non entità sconosciute», dice Farage, «Lord Hill dovrebbe chiamarsi Lord Who, è sconosciuto, mai stato eletto, perciò perfetto per questo incarico», perchè continua l'inglese, «cos'è la Commissione? Cos'è il metodo comunitario? Lo strumento che permette di varare le leggi è il nemico della democrazia, perchè in ogni Stato membro un elettore non puà fare nulla per modificare una normativa europea». Dopo aver preso in giro i conservatori «che sono così coraggiosi che si asterranno», Farage parla della «crisi che si aggrava», e della difficoltà per «la maggioranza dei cittadini britannici a garantire la libera circolazione per 500 milioni di persone», conclude criticando l'idea di un'Europa unita e senza confini. Per questo «Spero che questa sia la nostra ultima legislazione, nella prossima la Gran Bretagna sarà fuori».

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