Asilo 141024121020
EMERGENZA 26 Ottobre Ott 2014 1634 26 ottobre 2014

Reggio Calabria, la città senza asili

Oltre 4 mila bimbi non hanno accesso al nido. Le strutture pubbliche sono chiuse. Tante donne, così, rinunciano al lavoro. E ora arriva il nuovo sindaco.

  • ...

A Reggio Calabria più di 4 mila bambini non hanno accesso al nido.

Difficile immaginare un qualsivoglia futuro quando una città non è capace di tutelare nemmeno i diritti più elementari, come quelli dell’infanzia, con il rischio di reazioni a catena dagli effetti sociali disastrosi: a Reggio Calabria, dopo la chiusura dei due principali asili pubblici nel 2012, più di 4 mila bambini non hanno accesso al nido.
Numeri da Paese in via di sviluppo e che invece troviamo nella città dei bronzi, avamposto mediterraneo d’Italia dove il 26 ottobre i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere la nuova amministrazione comunale dopo due anni di commissariamento.
CHIUDONO I DUE ASILI COMUNALI. I risultati della ricerca di ActionAid, ong internazionale impegnata nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale, impongono ai futuri amministratori l’adozione di provvedimenti urgenti per porre rimedio alla quasi totale assenza di servizi alla prima infanzia. Anche perché questa mancanza ha innescato, negli ultimi due anni, significative modifiche nel tessuto economico e sociale: molte madri sono state costrette lasciare il proprio lavoro e interi nuclei familiari, di conseguenza, hanno dovuto sopperire alla carenza di servizi per l’infanzia.
In una situazione già precaria, il colpo di grazia è arrivato con la chiusura, nel luglio 2012, dei due asili comunali siti nei quartieri popolari di Archi e Gebbione, dove le attività erano finanziate dalla compartecipazione comunale e alle famiglie toccava una retta minima, in base al reddito, compresa tra 0 e 75 euro mensili.
«SONO MANCATE VOGLIA E CAPACITÀ POLITICA». Secondo l'amministrazione le strutture furono chiuse per inagibilità; eppure Franca D’Andrea, che in uno di quegli asili è stata maestra per 12 anni, e Viviana Porcino, che per due anni ci ha mandato suo figlio, hanno testimoniato a Lettera43.it che il Comune non rispose mai alle verifiche di agibilità richieste dalla cooperativa che aveva in appalto il servizio.
«Mancò la voglia, o la capacità politica di finanziare un servizio fondamentale, soprattutto perché era per lo più al servizio delle famiglie più povere residenti in quei quartieri», hanno spiegato in una nota le 36 educatrici della operativa Arcobaleno2000, assunte negli asili nel 1992 e lasciate a casa dopo 20 anni di lavoro.
LE FAMIGLIE RIPIEGANO SU STRUTTURE PRIVATE. Nell’ultimo anno di attività le educatrici sono state perfino costrette a chiedere un finanziamento alle banche per coprire le spese di gestione e i versamenti contributivi, perché il Comune aveva sospeso l’erogazione dei fondi.
Da luglio 2012 le 36 educatrici sono disoccupate, mentre le famiglie sono state costrette a rivolgersi a strutture private dove la media della retta per un bambino è di 200 euro mensili, quattro volte la tariffa media del pubblico.

Centinaia di coppie costrette a rinunciare all'assistenza all'infanzia

Le strutture pubbliche hanno chiuso nel 2012.

«Fra quelli che hanno accesso ai nidi emerge una prevalenza di bambini appartenenti a famiglie benestanti», ha spiegato a Lettera43.it Eleonora Scrivo, referente di ActionAid a Reggio Calabria, «una condizione che ha un impatto duplice sulle disuguaglianze sociali, perché gli asili hanno la funzione di favorire la conciliazione lavorativa per i genitori, oltre che promuovere la crescita socio-educativa dei bambini. Da qui deriva l’importanza di favorire l’accesso anche alle famiglie più povere, ad esempio abbassando i costi a loro carico».
E così, centinaia di coppie costrette a rinunciare all’assistenza all’infanzia perché troppo costosa, si sono rifugiate in quella sorta di chioccia per tutte le stagioni che al Sud è ancora oggi un punto di riferimento insostituibile del tessuto sociale: la famiglia. O meglio la famiglia allargata, perché si trova sempre una zia, un cugino, un caro amico con tempo libero che offre un aiuto per sopperire all’emergenza.
«TANTE DONNE HANNO PERSO IL LAVORO». «Ogni giorno sono testimone di quanto sia deleterio il vuoto creato dall’assenza di asili pubblici», ha sottolineato D’Andrea, «spesso una mamma mi riconosce per strada e per prima cosa mi chiede: quando riapre l’asilo? So di altre donne che hanno perso il lavoro perché non hanno concesso lori un part time, o di chi ha dovuto chiamare l’anziana madre a condividere la casa coniugale per aiutarla nell’assistenza al figlio piccolo».
«Era un servizio di qualità, c’era una cucina efficiente e una bellissima area esterna con le giostre», ha raccontato Porcino, che ha avuto suo figlio all’asilo di Archi proprio nell’ultimo anno prima della chiusura, «e quel servizio mi è anche servito per inserirmi nel mondo del lavoro: ho avuto un’occasione che non potevo perdere e non avrei comunque potuto permettermi il costo della retta privata».
LATITANO ANCHE PARCHI E AREE PER BAMBINI. «Noi siamo stati fortunati perché abbiamo potuto permetterci un asilo privato per nostra figlia», ha raccontato Pierfrancesco Tripodi, medico, «ma la situazione generale è preoccupante. E non si tratta solo degli asili, ma dei servizi per l’infanzia in generale: mancano parchi, aree attrezzate con le giostre, attività ricreative specifiche per i bambini, per non parlare di quelli con disabilità. Per fortuna c’è la famiglia, che qui al Sud fa sempre da paracadute. E fin quando ci sarà, si potranno evitare conseguenze sociali ed economiche più gravi».
IL VIMINALE SBLOCCA 1,4 MILIONI DI EURO. Con la campagna #chiediamoasilo, che ha già raccolto oltre 6 mila adesioni, ActionAid ha chiesto alle istituzioni la riapertura degli asili pubblici o l'istituzione temporanea di forme alternative di asili nido in attesa di provvedimenti definitivi.
Una prima, importante risposta è arrivata con l’approvazione, da parte del ministero dell’Interno, della prima tranche dei fondi Pac (1.461.857 euro) che autorizza il Comune di Reggio Calabria ad avviare il piano di intervento che dovrebbe portare alla riapertura degli asili.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso